L'Anno Mille (3)

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Nonostante l’impegno di filosofi quali Epicuro e le scuole socratiche, la ‘egemonia’ di Platone riporta in auge la metafisica triadica.

A parte la ‘decisiva’ scoperta della dialettica della storia , che ancora una volta gioca sulla magia del “Tre”, da Platone ad Hegel, attraverso il Cristianesimo, nulla di nuovo sotto il sole, ‘All’Ovest niente di nuovo’.

Sembrava che , illuminato dal ‘sole dell’avvenire’, Marx dovesse essere il nuovo Febo, ma in realtà era soltanto il ‘realistico’ nipotino di Hegel.

Per quanto concerne poi il modo tutto medievale di liquidare le cose incomprensibili o “diverse”o pericolose come emanazioni del malesi ricordi il modo in cui venivano trattati gli ebrei, e non solo quelli, dediti all’usura sui quali si scatenavano gli istinti repressi del popolo: progrom, esso in molti casi è ancora presente tra noi in una certa storiografia contemporanea. Per esempio si è tentato di far passare il nazismo come un orrore malefico e soprattutto il suo capo, Hitler, come un pazzo, invasato, cioè medievalmente un servo di satana,che si è venduto l’anima al diavolo,ecc. Si comprende come tutto questo facesse comodo a ben individuate forze politiche.

A proposito del millenarismo si ricordi poi Hitler e il suo Reich dei mille anni,ecc…. Il mito dell’Impero e di Roma. I Reich,Impero medievale, II Reich, quello guglielmino e bismarkiano, III Reich, quello hitleriano. Cesare-Kaiser. Addirittura l’influenza del mito imperiale e romano, si pensi all’uso reazionario del fascismo e del nazismo, prende piede in Russia la quale si dichiara erede di Bisanzio-Costantinopoli, la seconda Roma,Mosca è la terza Roma. La Russia, continuatrice della missione apostolica e cristiana di Bisanzio e quindi di Roma, non per nulla Santa Russia. Il sovrano russo prende l’appellativo di zar,Kzar-Cesare, anche i Bulgari hanno uno zar.

“L’idea di ‘Mosca, terza Roma’ si basa sulla nozione del trasferimento in Russia delle insegne imperiali bizantine e sull’augusta discendenza dei sovrani russi. Questa nozione di translatio compendia in realtà i due significati della legittimità e del rinnovamento.

La legittimità imperiale dei Rjurikidi è legata alla loro appartenenza alla stirpe di Augusto, comune antenato di tutte le famiglie regnanti dell’Europa ortodossa. I Rjurikidi sono imparentati con Augusto per l’intermediazione di Prus, uno dei fratelli di Augusto. Tale filiazione viene sviluppata in russia nella lettera del metropolita di Kiev, Spiridione-Savva (1511-21 ), e viene ripresa negli anni attorno al 1520 da un anonimo autore che nella Cronaca dei principi di Vladimir accumula le testimonianze leggendarie riguardanti i legami di parentela dei grandi principi di Mosca con gli imperatori romani e bizantini, attraverso i principi di Kiev e di Vladimi. In tal modo viene confermato il diritto dei gran principi di Mosca a esercitare l’auctoritas imperiale, proprio in quanto procedenti da Augusto.

Il tema del rinnovamento, renovatio, invece, ha una dominante religiosa chiaramente derivata dal trasferimento delle insegne imperiali. Ricordiamo infatti come Costantino VII avesse rifiutato di consegnare ai Barbari le vesti imperiali, quelle vesti che un angelo aveva portato a Costantinopoli al tempo in cui Dio aveva creato Costantino imperatore.” (A. Ducellier , Bisanzio, Torino, 1988 , pp..428-429).

“Sul piano ideologico, il solo che ci interessi, l’invenzione della leggenda dell’incoronazione di Vladimiro Monomaco per mano di Costantino IX mirava a porre la dinastia dei Rjurkidi in una posizione tale da autorizzarla a far fronte al rinnovamento dell’Impero cristiano e ortodosso, così come Costantino si era incaricato di rinnovare l’impero romano cristiano ricevendo le insegne imperiali dalle mani dell’angelo.

L’ideologia di ‘Mosca , terza Roma’ ha trovato una perfetta e definitiva formulazione nella celebre lettera del monaco Filoteo del monastero Eleazar di Pskov al gran principe Vassilij III, scritta fra il 1515 e il 1521, nella quale egli afferma: ‘Ascolta e ricorda, piissimo Zar, che tutti i regni cristiani si sono riuniti nel tuo regno, che due Rome sono cadute, ma che la terza sta eretta e che non ce ne sarà una quarta: il tuo regno cristiano non sarà sostituito da nessun altro’. Restavano così affermati due significati – legittimità e rinnovamento - , insiti nella translatio.

All’aurora dei tempi moderni, mentre nei monasteri del monte Athos e in quelli oltre il Volga persiste la corrente spirituale, vigorosamente avversa a qualsiasi accomodamento con la politica, ciò che sembra dominare l’Europa orientale cristiana è l’altra tradizione ortodossa, quella che in Moscovia come nell’Impero ottomano riserva una severa tutela dell’uomo, a partire dagli aspetti più umili della sua vita fino alla direzione della sua spiritualità.

Un tale assolutismo presuppone evidentemente il possesso della verità , dell’ortodossia in senso stretto , e si traduce , per gli zar russi come per i patriarchi di Costantinopoli , in una nuova considerazione dei principi universali. Ma il patriarca è portatore delle speranze greche, mentre lo zar si considera l’espressione della nuova Russia: l’uno e l’altro si inscrivono nel movimento per le nazionalità che aveva avuto ragione di Bisanzio e, deliberatamente a Mosca, spesso inconsciamente a Istanbul, l’universalismo di entrambi troppo spesso consiste nell’affermare la superiorità di un popolo detentore dell’ortodossia più pura sugli altri. La coscienza di tale superiorità e il desiderio di imporla caratterizzeranno la storia russa a partire dal secolo XV.

 

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