Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

L’Anno Mille (1)

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Al volgere del Terzo Millennio e nella polvere fumante e minacciosa e nelle macerie apocalittiche delle torri babeliche e sacrileghe distrutte dai nuovi Saraceni, eterni nemici malefici dell’Impero del Bene Supremo e annunciatori e vessilliferi dell’imminente ritorno dell’Anticristo, essi, gli uomini, forse a torto autoproclamatisi “post-moderni”, come gli assassini , ritornano sul luogo del delitto, l’incubo, mai sopito e represso , mostruoso e indicibile , della lenta , angosciante e spasmodica agonia di un Millennio e della sua coazione e dannazione a ripetere il pitagorico “ tre “, producendo una situazione che sembra sempre di più rassomigliare a quella millenaristica medioevale, attraversata, scandita e conclusa dall’ombra e dalla penombra di cupi e tetri bagliori.

Nel contempo questi stessi uomini, presunti post-moderni, scoprono contro voglia e con raccapricciante rammarico, di essere intrinsecamente e ancestralmente radicati nel magma incandescente, rutilante e latente di una genesi esistenziale caotica e storica, dalla quale è estremamente difficile e “complesso” districarsi, ammesso che sia possible e se ne abbiano la voglia e le capacità.

E di fronte a queste immani difficoltà, l’uomo post-moderno, come quello medioevale, è portato a credere e ad affrontare i nodi problematici del suo inestricabile tempo, tagliandoli anziché sciogliendoli , anche perché le scorciatoie biologiche e storiche , lastricate di buone intenzioni come le vie dell’Inferno, sono sirene, ieri come oggi, troppo fascinose e allettanti, troppo soavi e melodiose, per non essere ascoltate e seguite nell’Oceano burrascoso della vita e della storia , desiderosi, come fummo e siamo, di porti anche sepolti, purchè nascosti e sicuri dove far riposare, possibilmente al sole, le nostre quattro ossa.

 

Tra New Age e sette sataniche , millenaristiche e palingenetiche, l’alba del Terzo Millennio , accompagnata da grigi e plumbei piovaschi e da intense foschie e spesse e dense nebbie e frammista a purpuree e minacciose nubi e ad acide piogge segna il mito e la fine di un nuovo, anzi nuovissimo mondo, bello quanto ignoto e misterioso e perciò ansiogeno e angosciante come tutto ciò che ci appare difficilmente e pure necessariamente artificiale.

Questo ultimo “secolo breve” solcato con terribili sofferenze da due sanguinose e rovinose guerre mondiali lascia una tragica e pesante eredità al Terzo millennio che avanza. E’ anche opportuno evidenziare un altro ritorno “trionfale” , insieme a quello della catastrofe e dell’apocalisse imminente ( “Apocalypse Now “ ), il mistico e non solo medievalistico numero tre, delizia e tortura di un’epoca invasata e allucinata dall’ossessione triadica, già insita in quell’altra grande e potente triadicità strutturale non solo dantesca della medioevale concezione dell’ Inferno - Purgatorio - Paradiso, che sembra rispecchiarsi, attraverso un’attesa messianica, nella catarsi e nella parusia del “Millennium Bug” del Terzo millennio.

“Poi vidi un angelo che scendeva dal cielo tenendo in

mano la chiave dell’abisso, con l’enorme catena. Egli

afferrò il dragone, l’antico serpente – che è il diavolo,

Satana – e l’incatenò per mille anni. Lo gettò nell’abisso,

chiuse sopra di lui i chiavistelli e pose i sigilli, perché

cessasse di traviare le nazioni , fino al compimento dei

mille anni, dopo i quali deve essere liberato per qualche

tempo.

………Trascorsi i mille anni, Satana verrà sciolto e

uscirà dalla sua prigione a sedurre le nazioni che sono

ai quattro angoli della terra , Gog e Magog , per adunarle

a battaglia , numerose come la sabbia del mare…..”

( Apocalisse , Cap.XX )

“E come lo stesso Creatore , quando diede origine e

impulso alla grande macchina del mondo, impiegò sei

giorni per compiere la sua opera, e, ciò fatto, si riposò

il settimo giorno, così per seimila anni ha provveduto ad

istruire gli uomini, mostrando loro frequenti e

significativi prodigi. Così dunque, nei secoli passati,

nessun’epoca è trascorsa senza vedere di quei segni

miracolosi che proclamano il dio eterno, fino a quella - la

sesta della storia del mondo -  in cui il grande Principio

dell’universo apparve su questa terra con sembianze

umane. E nella settima si crede che avranno fine i

molteplici travagli di questa vita terrena, perché senza

dubbio tutto ciò che ha avuto un inizio trovi nell’autore

del suo essere la fine più conveniente al suo riposo .”

( Rodolfo il Glabro , Storie I 5 ).

 

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