Benedetto Croce e l'amore

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Uno dei più grandi intellettuali italiani, europei, napoletani, che ha esplorato come pochi  la vita storica a livello individuale e collettivo nella sua complessa, inimmaginabile profondità, ha conosciuto anche l’amore nelle sue dimensioni poliedriche di libero amante, di libera avventura, oltre che di esperienza matrimoniale, rendendolo così anche più vicino, umano, terreno, non chiuso e distante nella fredda mitologica ufficialità.

Benedetto Croce (nato nel 1866) ebbe una libera relazione intensa, profonda, durata circa venti anni, dal 1893 circa (lui 27 anni, lei 23) fino alla immatura morte dell’amata il 25 settembre 1913, con Angelina (Angiolinella, ‘Donna Nella’) Zampanelli, una donna distinta di singolare bellezza di origine romagnola, nativa di Savignano, in provincia di Forlì (vedi il libro di Antonio Cordeschi, Croce e la bella Angelina. Storia di un amore, Mursia, 1994). Si erano incontrati a Salerno, dove la Zampanelli viveva coi genitori.

Nelle case di Viale Elena, di via Atri e poi nella dimora di Palazzo Filomarino a Spaccanapoli gli amici del grande intellettuale (es. Di Giacomo, Fortunato, Bracco, Torraca, Schipa, Ricciardi) la ricordavano (ritenendola tutti la moglie), quando portava il caffè alla “solita conversazione della domenica”(puntuale abitudine di riunione culturale con gli amici più stimati e fidati).

 

Croce e la Zampanelli si recavano spesso a Raiano, piccolo paese abruzzese in provincia di L’Aquila, dove, specialmente dal 1909 al 1913, Croce trascorreva le sue vacanze estive, ospite della cugina Teresa nel palazzo dei Rossi Sagaria, la famiglia più in vista del paese. Lì, con l’operosità straordinaria tipica del grande storico e filosofo,  scrisse ad esempio La filosofia di Giambattista Vico, le opere su Hegel, lì progettò la collana ’Scrittori d’Italia’.

A Raiano morì Angelina, segnalata nel registro dei morti del paese come ‘moglie del senatore Benedetto Croce’ (il che non era vero), ma segno del costume più laico, più aperto tuttavia che aveva comunque il risorgimentale Regno d’Italia.

La Zampanelli è stata ingiustamente dimenticata (con giustificazioni di discrezione e di rispetto) nel lavoro biografico del 1962 su Croce di Fausto Nicolini (sempre benemerito per mille altri aspetti), pur se l’ambiente crociano ha man mano doverosamente recuperato il peso di quella presenza ventennale nella vita di Croce (da Alfredo Parente a Gennaro Sasso).

Pochi mesi dopo, il 7 marzo 1914, Croce sposò a Torino, nella chiesa di Santa Giulia, Adele Rossi, così definita e presentata in una lettera all’allora amico Giovanni Gentile “una buona e brava ragazza piemon­tese, che conosco già da qualche anno, della quale ho invigilato gli studi per la laurea (è laureata in let­tere), e che mi aveva sempre ispira­to una grandissima stima per la fi­nezza dell’animo e la serietà del ca­rattere». Adele viene presentata come una persona di famiglia perché «era inoltre in rapporti di grande affetto con la povera Angelina, e l’anno passato venne a visitarci in Abruzzo e si legò di amicizia anche con mia cugina, che le vuole molto bene». (riportata da Natascia Festa nel ‘Corriere del Mezzogiorno’ Cultura, del 20 maggio 2009, nella presentazione dei saggi di Emma Giammattei)

Da Adele Rossi Croce  ebbe le figlie Elena, Alda, Lidia e Silvia e l’unico figlio maschio, Giulio, morto prematuramente nel 1917.

Adele fu donna anche di singolare, deciso coraggio, in occasione dell’aggressione fascista a Croce il 1 novembre 1926 e durante i bombardamenti, tirandolo a forza nel rifugio.

L’autore di Vite di avventure di fede e di passione (titolo di uno dei  libri memorabili di Croce, uscito nel 1935 in prima edizione) seppe indagare nel profondo anche l’animo femminile (da Eleonora de Fonseca Pimentel a Isabella di Morra ad es.), anche perché aveva conosciuto personalmente e in più dimensioni e sempre profondamente l’amore.

Il coraggio e la sensibilità di Croce verso problemi riguardanti la concreta condizione femminile sono evidenziati dall’interesse (che non ha avuto seguito in tanta eunuca storiografia, evirata dai clericalismi di varie forme) che ebbe ad es. verso le novità di diritto civile introdotte dall’esperienza del periodo francese (1806-1815) con il saggio Il divorzio nelle province napoletane 1809-1815 del 1891 (inserito poi  in Aneddoti di varia letteratura, Napoli, Ricciardi, 1942). Croce diede anche la propria adesione al Comitato napoletano ’Pro divorzio’, costituito il 20 gennaio 1902.

 

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