19 Marzo, in ricordo di don Peppe Diana

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Non c'è nazione al mondo che, come l'Italia, ponga il pubblico vivere dei suoi cittadini in una condizione così difficoltosa per la coscienza morale degli stessi.

Oltre i problemi economici che ogni giorno decretano la morte morale, quando non la vera e propria morte fisica, di migliaia di uomini e donne costretti a vivere sull'orlo dell'indigenza, la recente cronaca giudiziaria ha sottoposto ancora una volta all'attenzione dell'opinione pubblica le disastrose conseguenze dell'essere in balìa del secolare nemico di ogni progresso politico e sociale del nostro Paese: la mafia.

I primi risultati delle indagini della Procura della Repubblica di Caltanissetta hanno dimostrato in modo incontrovertibile come la morte di Paolo Borsellino venne bilateralmente decisa dalla mafia e da alcuni settori dello Stato perchè il giudice rappresentava il principale ostacolo alla stipulazione di una sorta di "pax armata", i cui termini e le cui contropartite non è dato sapere, tra la mafia e lo Stato stesso.

E' il dolore, è lo sdegno, è il senso di un'ineluttabile impotenza verso ogni azione che possa liberarci da questa schiavitù ad accompagnare queste notizie; è la tentazione di cedere all'idea che la sovranità riposta nelle nostre mani dalla nostra Costituzione sia solo una vana espressione, e che lo Stato non sia altro che un mostruoso Leviatano verso cui è possibile nutrire solo paura o, ipotesi finanche peggiore, odio e disprezzo.

Sarebbe la logica conclusione cui la natura delle cose condurrebbe ognuno di noi se non fosse che questa rappresenta quanto i migliori uomini che l'Italia abbia mai avuto hanno combattutto: prima che organizzazione criminale, prima che principale responsabile di questo atavico blocco sociale, economico e politico, la mafia è una "forma mentis" che, in base ad una ferina legge naturale, ritiene legittimo soggiogare e mortificare i valori universali in nome di interessi particolari.

 

Tutto è economicamente quantificabile, e la vita stessa, in tutte le sue declinazioni individuali e sociali, è priva di ogni significato.

Perfino le naturali debolezze di una democrazia sono considerate come occasioni di intromissione e di predominio: un aspetto fondamentale che rischia di mettere in pericolo la natura civile del nostro vivere e che per troppo tempo è stato sottaciuto a dispetto di quanti che, per primi, hanno messo in allerta i singoli cittadini e le istituzioni dello Stato.

Don Giuseppe Diana, il parroco ucciso a Casal di Principe il 19 marzo 1994 per aver denunciato le dinamiche della camorra, in occasione del Natale del 1991 scrisse un documento intitolato " Per amore del mio popolo non tacerò" che venne diffuso in tutte le chiese di Casal di Principe e delle altre zone limitrofe, e in cui l'impegno religioso e quello civile sono indistinguibili perchè fu l'uomo che vede soffrire i suoi simili a denunciare, fu il prete che vide un atteggiamento connivente della Chiesa a richiamare questa ai suoi doveri, fu il cittadino di uno Stato troppo lontano e terribilente ambiguo ad urlare le miserevoli condizioni dei cittadini di quella zona d'Italia.

"Siamo preoccupati.Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra.[...]La Camorra oggi è una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana.

I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.[...] È oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli.

La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche è caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi.[...]

La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L’inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l’inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l’Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di liberazione, di promozione umana e di servizio."

E' vano prefissarsi lo scopo di abbattere il sistema mafioso pensando di eliminare "a priori" la dimensione dello Stato perchè, si tenga sempre bene in mente, solo lo Stato ha in sè la legittimazione ad agire concretamente per la rimozione delle cause che hanno condotto ad una simile estensione della mafia, ed è sempre e solo la salvaguardia dello Stato quale garante di tutti i diritti a  dover essere il principale referente di ogni tentativo di costruire un nuovo "modus vivendi" individuale e sociale.

A don Peppe Diana come figura emblematica di uomo di Stato la città di Napoli dedicherà, lunedì 19 marzo, le celebrazioni della propria " Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie", ufficiosamente istituita il 21 marzo 1996 dall'associazione " Libera" di don Ciotti e non ancora riconosciuta da una legge nazionale, che ogni anno riunisce i parenti delle vittime delle mafie per far sì che dal loro dolore sorga la speranza di un cambiamento e un insegnamento per le future generazioni.

In questa occasione la redazione tutta del " Nuovo Monitore Napoletano" esprime il suo personale ringraziamento a Lorenzo Diana, la cui collaborazione con questo giornale, oltre ad essere un altissimo onore, funge da sprone a non dimenticare mai quali siano i compiti cui ognuno di noi, pur con diversi funzioni, è quotidianamente richiamato nei confronti della collettività.

 

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