Italo Giglioli e Constance Stocker, storica del 1799

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Italo Giglioli, dal nome risorgimentale, era figlio di Giuseppe, reggiano, patriota fervente e amico di Mazzini, che aveva trascorso un lungo esilio a Londra, acquisendo quella dimestichezza con la cultura inglese che, trasmessa al figlio, ne avrebbe improntato l'intera attività scientifica. Anche la madre era una inglese, Ellen Hillyer.

Si trascrive il ‘ricordo’, che fu stampato a Pisa nell’annuario 1922-1923 dell’Università.

“Italo Giglioli nacque a Genova nel 1852; percorse le scuole secondarie a Pisa poi a Firenze e gli studi superiori in Inghilterra, essendo riuscito vincitore nel concorso bandito dal Ministero di agricoltura, industria e commercio per una borsa di studio di perfezionamento nelle discipline agrarie all’estero.

Tornato in Italia fu assistente alla cattedra di ‘Chimica Tecnologica’ nel Museo Industriale di Torino e professore di Storia Naturale nelle scuole tecniche: per poco tempo però perché era destinato a più alte mansioni.

 

Nel 1877 infatti, quando aveva appena 25 anni, vinceva il concorso per professore di Chimica Agraria nella ‘Regia Scuola Superiore di Agricoltura’ di Portici (Napoli). Alla cattedra di Portici venivano in seguito affidate le funzioni di stazione agraria a cui il Giglioli prodigò le sue cure amorose, fondando il campo sperimentale di Suessola, presso Acerra (Napoli), allora l’unica del genere in Italia e che dopo quello celebre di Rothamsted (Inghilterra) contò in Europa la più lunga serie di esperienze. Nel 1901, pur conservando la cattedra di Portici, gli fu affidata la, direzione della ‘Regia Stazione Chimico-Agraria Sperimentale’ di Roma.

Nel 1904, in applicazione dell’art. 69 della legge Casati, veniva nominato professore di Chimica Agraria nella ‘Scuola Superiore di Agraria’ dell’Università di Pisa, di cui negli ultimi anni fu direttore e tenne tale ufficio fino alla morte.

…Sarebbe assai arduo, per chi scrive di Italo Giglioli, dare un concetto completo, per quanto conciso, di una produzione così cospicua. Basterà, per citare alcune delle opere principali, accennare ai vari volumi contenenti i risultati delle ricerche prevalentemente agronomiche eseguite per quasi un ventennio nel campo sperimentale di Suessola; ai lavori di chimica organica e biologica sulla trasformazione della mannite in glucosio, sulla funzione degli oli essenziali, sulla estrazione della zimasi dai saccaromiceti, sull’assorbimento biologico del metano, sull’azione degli enzimi nel valore delle pressioni osmotiche, sulle canfore italiane; alle ricerche di batteriologia sull’agente patogeno del virus rabbico, sull’igiene antimicrobica, sui bacilli del colera e gli alimenti e fra gli spunti letterari: Dante e l’azione della luce sulle piante; Dante e l’agricoltura del suo secolo.

 

La svariata coltura di Italo Giglioli, se appare manifesta da simile produzione enciclopedica, ha avuto la sua benefica ripercussione nell’Istituto di Chimica Agraria di Pisa, poiché in grazia del suo amore per i libri, la bella biblioteca di cui l’istituto ora si vanta può dirsi che sia stata fondata e continuamente arricchita da lui.

Per la sua grande operosità e rettitudine i ministeri e gli enti pubblici andavano a gara per affidare al Giglioli incarichi onorifici che egli accettava con entusiasmo non per ambizione, ché la grande modestia era fra le sue virtù, ma per la persuasione di compiere un civico dovere.

Faceva parte del Consiglio dell’istruzione agraria, del Consiglio provinciale sanitario di Roma e di Pisa; fu commissario per la riforma dell’Istituto forestale di Vallombrosa; membro del Comitato per la fondazione dell’Istituto internazionale di agricoltura ove per qualche tempo ebbe anche l’ufficio di capo divisione; del Comitato di studio per le malattie delle piante e ultimamente commissario nell’Opera nazionale dei combattenti.

Come giurato delle sezioni italiane all’esposizione universale di Parigi nel 1900, scrisse quella sua poderosa relazione (un volume di circa 800 pagine) sul “Malessere agrario e alimentare in Italia”, che gli procurò meritata fama fra gli economisti. In questo lavoro dedicato: «A voi tutti che amate l’Italia nel benessere degl’italiani che sperate concordi forse le classi in un popolo» come pure in altre innumerevoli pubblicazioni sulla politica scientifica e agraria in Italia, sull’insegnamento superiore dell’agricoltura, sullo scopo delle scuole agrarie in Italia, il Giglioli è sempre dominato dal più puro ed alto spirito di patriottismo.

Egli voleva un’Italia grande e felice; grandezza e felicità che dovevano esserle date dal rifiorire dell’agricoltura in seguito ad un congruo sviluppo dell’insegnamento agrario.

Né il sentimento patriottico di Italo Giglioli vacillò allo scoppiare della guerra, di cui fu anzi fervente fautore, neppure quando l’unico figlio maschio superstite combatteva da valoroso coi granatieri di Sardegna. Egli scrisse in quell’occasione opere di propaganda e di fede e dopo l’armistizio fu uno dei più caldi propugnatori delle rivendicazioni italiane in Dalmazia coi suoi scritti: “Italia e Dalmazia” diretto ai professori e agli studenti delle università italiane; “La Dalmazia e le usurpazioni jugoslave”, fiera protesta alla rivista «The New Europe» di Londra; “Vincenzo Dandolo e la Dalmazia”, ove, esaltando l’opera del Dandolo, celebrava l’italianità dell’altra sponda dell’Adriatico.

Se gli scritti di Italo Giglioli illustrano i vari aspetti di questa singolare tempra di lavoratore come scienziato e come cittadino, ciò che di lui rimane negli istituti di Chimica Agraria di Portici e di Pisa depone sulla sua attività di insegnante. Una enorme quantità di dati raccolti in numerosissime tabelle artisticamente compilate denota con quanta attenzione minuziosa il Giglioli preparava le sue lezioni.

Amò paternamente i giovani di cui curò non soltanto l’educazione della mente, ma anche quella dello spirito. Ed amò la Scuola di un amore profondo, perché era conscio che in essa si preparavano le sorti della Patria. Questo grande amore egli trasfuse con devozione di figlio nel suo progetto per un nuovo ordinamento della ‘Scuola Superiore di Agraria’ di Pisa; ma il 1 ottobre 1920 Italo Giglioli cessava di vivere senza che il bel sogno vagheggiato di veder applicate le sue riforme si fosse realizzato.

Colla sua scomparsa l’Università di Pisa ha perduto una tempra di studioso entusiasta a cui la ‘Scuola Superiore di Agraria’ deve gran parte della sua rinomanza; l’Italia ha perduto un cittadino esemplare le cui eminenti qualità, in un uomo di alto intelletto quale era Italo Giglioli, si compendiano in una sola: l’elevatezza morale.

Ciro Ravenna

Da: Annuario della R. Università di Pisa per l’anno accademico 1922-1923”

Il prof. Italo Giglioli, così legato all’Inghilterra, sposò l’inglese Costance Stocker, la quale, durante gli anni napoletani, oltre a dargli due figli, di cui uno citato nel necrologio, l’altra, Beatrice, nata a Portici nel 1892 (che è stata docente di inglese alla Normale di Pisa dal 1925 al 1960 e ordinaria di Lingua e Letteratura inglese all’Università di Pisa) dedicò anni di ricerca a “Napoli nel 1799”, alla “Repubblica Partenopea”, nell’onda del centenario del 1899, lavorando per anni presso la Società Napoletana di Storia Patria e a S.Martino, in dialogo con Spinazzola, Luigi Fortunato, pubblicando in inglese nel 1903 a Londra per quel pubblico, ignaro del ruolo negativo e tragico avuto dall’Inghilterra di Nelson, che costituisce una delle pagine più nere nella storia di quel  Popolo, per tanti altri aspetti nobile e fondamentale nei destini dell’Europa e del mondo, un volume importante nella bibliografia sul 1799 e sui suoi Martiri, con passaggi commossi su Eleonora de Fonseca Pimentel e su Ettore Carafa, volume quasi completamente ignorato dalla storiografia italiana, e tradotto in italiano a Napoli in una edizione minore, quasi clandestina, solo nel 1999.

La famiglia Giglioli, originaria di Brescello, Reggio Emilia, è stata una delle più importanti della storia del Risorgimento italiano ed ad essa la Stocker dedicò il secondo dei suoi lavori storici dal titolo “Una famiglia di patrioti emiliani. I Giglioli di Brescello. Con appen­dice di 26 lettere inedite di patrioti del tempo”, Milano, D. Alighieri, 1935, pp. XII – 383 (Biblioteca Storica del Risorgimento italiano. Nuova serie diretta da C. Barbagallo ed E. Rota, n. 3).

 

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