Porta Capuana
Nel 1656 sulla porta fu innalzato un nicchione con un “mirabile affresco” di Mattia Preti, Patroni di Napoli che pregano non si ripeta il flagello, dipinto per ringraziare i Santi protettori di Napoli che avevano salvato la città da ulteriori sciagure. Esso rappresentava San Michele Arcangelo e i Santi Gennaro, Agnello e Rocco che rivolti in preghiera alla Vergine Maria, le chiedevano di salvare il popolo dalla peste.
Nel 1837, su una edicola dalle linee ridisegnate, il napoletano Gennaro Maldarelli fu chiamato ad affrescare una Immacolata. Ma oggi, purtroppo, l'edicola non è più visibile. Sulle parti laterali del fregio, in corrispondenza con le lesene, e cioè di piccole colonne addossate alla parete, che hanno funzione puramente decorativa, sono collocati nelle nicchie i due santi protettori della città, San Gennaro e Sant'Aniello. Al centro, invece, si può osservare lo stemma di Carlo V che fu murato intorno al 1535, in occasione della venuta dell'Imperatore nella capitale del Regno, dove prima vi era collocato un bassorilievo raffigurante l'Incoronazione di Ferdinando, asportato dopo l'insediamento degli Spagnoli. Isolata e restituita alla cinquecentesca fisionomia, ora Porta Capuana si esalta nella sua magnificenza, incastrata tra le due scure e massicce torri cilindriche coeve. La più antica della città, essa ha visto e vissuto la storia della Napoli moderna: tutti i protagonisti vi sono passati, da Carlo VIII di Francia a Carlo di Borbone.Eppure intorno a lei, per virtù di popolo, il tempo della cronaca s’è fermato. <>.
Nel tempo la Porta ha rappresentato un luogo di aggregazione anche artistica e culturale: è qui che agli inizi del Novecento nacque il cosiddetto quartiere latino, luogo di incontro di importanti artisti napoletani dell'epoca. Dopo una siffatta storia, l’artista Meuris, autore ottocentesco del dipinto a tempera della più antica porta di Napoli, forse un po’ delude: nel suo compassato souvenir manca il calore della autentica vita popolare napoletana; senza la sua plebaglia ciarliera Porta Capuana è solo un monumento. E stando a cronaca e storia, certo, non ci basta. |
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Questa la storia: volendo rientrare in Napoli in quell’anno, il pittore Mattia Preti, per superare il cordone sanitario predisposto, aveva ucciso una sentinella e questo delitto era stato giudicato meritevole di morte, per scampare alla quale il Preti si era offerto di dipingere gratuitamente su tutte le porte della città le immagini dei Santi e della Vergine che l’avevano liberata dalla peste. A poco gli sarebbe bastata, tuttavia, la proposta se a graziarlo non fosse intervenuto il vicerè che aveva sentenziato excellens in arte non debet mori. Così ogni porta di Napoli si ebbe dipinta la sua storia della peste, e Mattia Preti ricevé anche una inaspettata ricompensa di 3000 ducati d’oro. Di questi affreschi purtroppo non è rimasta traccia. Nel 1838 lo storico Cesare Malpica ne enumerava le cause, quelle di sempre: gli uomini, il tempo, i terremoti, le piogge, la grandine e l’incuria.
A Porta Capuana si allestivano baracconi con attrazioni e divertimenti, si riunivano le comitive dei quartieri per il pellegrinaggio a Montevergine e venivano eseguite le sentenze capitali, i corpi dei giustiziati erano in seguito esposti a mo’ di monito al popolo. Importante ricordare che i primi giustiziati della Repubblica Napoletana del 1799 (Giuseppe Carlo Belloni, Niccolò Carlomagno, Giovanni Andrea Vitaliani, Antonio Tramaglia, Giuseppe Cotitta e Domenico Perla) furono afforcati proprio dinanzi la Porta Capuana e seppelliti nelle vicine chiese di Sant’Anna, Santa Caterina a Formiello e Sant’Onofrio alla Vicaria.