Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Il diario di Diomede Marinelli

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La mattina del giovedì 13 giugno 1799 spararono alcune cannonate gli Castelli, indicando egualmente una ritirata generale, che si effettuò fin all'ore 23 del detto giorno.

In questa stessa giornata, verso l'ora di pranzo s'intese un gran cannoneggiamento da distante, e si seppe dopo, ch'era l'attacco delle genti del Cardinal Ruffo coi suoi Calabresi ed altri alleati e Truppa Repubblicana sul Ponte della Maddalena, e gli langioni a mare, capo Caracciolo, che faceva gran fuoco.

Il risultato fu ch'i Repubblicani persero, e vinsero i Realisti. Stando in casa del detto marchese D. Nicola Torres nel Mercatello di Napoli verso un'ora di notte intesi una voce da Porta Sciuscella, che gridava: Viva il Re.

Vi furono diverse fucilate dalla parte de' Repubblicani, ma non ne morirono alcuno. La mattina del venerdì 14 giugno tutto era Realismo, e notai che si sentiva un continuo fucilamento verso la Chiesa di Montesanto, quartiere de' Repubblicani, che durò per tutto il giorno. Fu preso detto quartiere e tutto fu passato a fil di spada non salvandosi altri che quei che si nascosero ne' pozzi.

Nell'istesso venerdì 14 giugno verso le ore 14 d'Italia fu tagliato l'albero della libertà nel largo dello Spirito Santo, ed il primo

colpo ce lo diede un calabrese, e poi fu atterrato dagli altri della popolazione. In questa stessa giornata tutto era furore, massacro, saccheggio ed orrore. Ieri sera fu tutta saccheggiata la casa del medico D. Domenico Cirillo situata sopra Ponte nuovo.

Per saccheggio s'intende per questa volta, che nella casa non vi restava ombra di cosa alcuna, togliendosene la polvere, ferro, vetri, ed ogni altra minuzia. In questa mattina del venerdì verso le 10 ore fu arrestato dal Popolo sopra Ponte nuovo a Foria, mio fratello Angelo Marinelli, e fu portato nel Ponte della Maddalena, Quartiere generale del Cardinal Ruffo.

 

Mi si disse nell'istessa mattina ch'era stato massacrato dal Popolo; ma dopo 22 giorni dal suo arresto ritrovai esser stato falso, ed era vivo. Nell'istessa giornata del venerdì 14 giugno, essendosi reso Castellammare agl'Inglesi, con essa guarnigione fu fatto prigioniero l'altro fratello Raimondo Marinelli, e fu portato sopra le navi a Procida, e nel di 7 luglio domenica 1799 fu rilasciato libero nella marina di Napoli; ma verso sera fu di nuovo arrestato dal Popolo, e tenuto per una notte intiera sotto un portone, e mediante ducati sei fu rilasciato, ed ora sta in casa senza aver sofferto altro.

 

Nell'istessa giornata di venerdì 14 giugno fu preso di assalto il Castello del Carmine; e quasi tutti della guarnigione fu massacrata. Verso Portici nella stessa giornata del venerdì fu un fatto d'armi tra la Truppa Repubblicana, comandata dal Generale Schipani, ed altra de' Realisti, comandata da De Cesari, in dove furono disfatti i Repubblicani, con essersi così superato un gran nemico, ch'avevano dietro le spalle, tutta brava gente composta di Truppa veterana e di fieri Patrioti.

Nella giornata del giovedì, nel mentre in Napoli vi era la ritirata generale furono fucilati nel Castello Nuovo due figli del signor Baccher realisti. Nell'istesso giovedì nel Mercato Grande di Napoli, come pretesi rei di sollevazione furono fucilati undici persone della minuta plebe, e giudicati sul momento.

 

Nella giornata del venerdì 14 giugno per tutta la strada di Toledo non vi era una persona, e si vedeva fare gran fuoco di fucilate e di granate verso la Concezione di Toledo, che durò per tutto il sabato. Nell'istesso venerdì 14 giugno verso tardi fu saccheggiata la casa del Marchese D. Pasquale la Greca, e nel giorno appresso toccò alla casa del Principe S. Angelo Imperiale.

In queste giornate l'orrore del massacro, saccheggio e libertinaggio era cresciuto all'eccesso, che non vi è penna che lo possa descrivere. La minuta plebe, altrimenti detta i Santafedisti, facevano a gara di commettere ed inventare barbarie e crudeltà. Il facoltoso, il nobile, l'uomo civile era il Repubblicano, o come dicevano loro i Giacobini, e tutto era esposto ad ogni insulto. Non vi era giusto; ma tutto esposto all'ingiustizia, ed alle rapine di un popolaccio sfrenato e senza freno.

 

Così ce la passammo tutta la notte del giovedì, venerdì e sabato. Non camminava per la Città galantuomo, all'infuori quei ch'il volgo strascinava ignudi e mezzi morti e intinti del proprio sangue verso il Ponte della Maddalena. Molti di questi non vi giungevano, essendo uccisi per strada. Tutto era orrore, spavento e lutto.

 

Li due castelli Nuovo e dell'Ovo si difesero da bravi, essendo occupati da gente Repubblicana. Molte furono le offese, ma molto essi offesero. Finalmente con patti si resero nel di 19 giugno 1799 di mercordì. L'ultimo cannoneggiamento fu la sera del martedì fino alle ore 4 della notte. Nella Storia stampata di questi fatti trovo registrato che la Capitolazione di questi Castelli fu fatta, nel di 22 giugno. Trovo registrato nel dì 19 giugno mercordì nel mio giornale a penna.

 

Queste furono quelle capitolazioni firmate dagli Alleati ed inviato del Re di Napoli, che non furono osservate, e molti di essi andiedero alla morte [2]). Gli pretesi rei furono situati sopra 14 legni nella Rada di Napoli.

 

Nel di 29 giugno sabato 1799, sopra la nave detta la Minerva comandata ora dal Conte della Thurn, fu appiccato su le antenne della detta nave il Cavaliere Caracciolo, il più bravo e buono Comandante nautico della Nazione. La mattina appresso domenica 30 giugno fu principiato l'attacco di S. Elmo guarnito di Francesi della Forza Nazionale, e dagli Alleati. Ogni sera passate le due della notte gli Francesi di S. Elmo sparano certe cannonate a polvere, e si seppe dopo ch'era un segno per la fortezza di Capua da loro inteso.

 

Nel giorno di martedì 2 luglio 1799. Le Truppe a Massa unita col Popolo principiarono a tumultuare su supposto, che alcuni ufficiali, per sacrificarli dentro gli cartucci vi mettevano carbone polverizzato invece di polvere, e nocelle invece di palle. Furono perciò presi per questo supposto tre ufficiali fedeli, furono strascinati, ed uno di essi fu squartato verso l'ultimo di Toledo, a mano sinistra, prima di giungere alla Chiesa di S. Ferdinando, e mezzo fu bruciato, e l'altro restante mezzo abbrustolito fu portato vendibile per le piazze di Napoli, ridotto a pezzetti, a chi se ne comprava un poco, e se lo mangiavano. Le sue parti pudenti attaccate ad una lunga mazza erano portate in trionfo per Napoli. Cosa da non credersi, ma vera però, e veduta da me stesso. Non erano rare queste scene di orrore e raccapriccio.

 

Nel dì 6 luglio sabato 1799 A primo fu appiccato fuori Porta Capuana, chiamato D. Domenico Perla, Palermitano. Nel secondo giorno domenica nell'istesso luogo ne fu afforcato un altro, e fu D. Antonio Tramoglia, Dottore napoletano. Nel di 30 giugno domenica 1799, principiò l'attacco di S. Elmo, ma fu più formale la mattina appresso.

 

Addì 10 luglio mercordì 1799, la mattina, verso le 11 ore, cessò il fuoco di S. Elmo, che si rese. Il giorno avanti cessò di battersi egualmente, ma poi ricominciò. Per molti disturbi seguiti questa mattina cominciò a disarmarsi la città. Gli Francesi uscirono dal forte S. Elmo, la mattina appresso giovedì disarmati andando ad imbarcarsi.

 

Nel dì 12 luglio 1799 di venerdì verso le 14 ore s'inalberò sul Castello S. Elmo la bandiera Reale Napoletana. Per la Città vi è stata gran festa, sparo di cannoni, suono di campane, e fucilate. Trovandomi avanti la Chiesa di S. Angelo a Nido per vedere certi libri, e seguendo queste fucilate, una palla mi è passata per mezzo le coscie, senza esserne offeso.

 

Nel di 9 luglio martedì 1799, al giorno, giunse da Procida nella rada di Napoli, sopra Nave Inglese il nostro Re Ferdinando IV. Dovea giungere il giorno avanti, ma non lo fu. Per la venuta del Re si fecero tre serate d'illuminazione. Sabato prossimo passato furono appiccati molti in Procida. Nel di 10 luglio vi fu gran disturbo tra gli ufficiali e la Truppa, vicino al Monistero di S. Efremo nuovo, ma senza cosa di conseguenza.

 

Nel di 13 luglio 1799 sabato. Mi è stato detto ch'oggi parte il Re per Palermo, per vedere la festa di S. Rosalia, che si fa ne' 15 Luglio. Quest'oggi, son stati afforcati due fuori Porta Capuana, uno è il P. Giuseppe Bellone, Monaco, e l'altro fu D. Nicola Carlomagno, dottore Napoletano. Nel di 8 ne fu afforcato un altro.

Addì 15 luglio 1799 lunedì. In questo giorno verso sera gli Fucilieri acquartierati a Chiaja han preso briga con un loro ufficiale, spacciandolo per Giacobino, e mezzo strascinandolo lo volevano condurre a bordo del Re; ma giunti nella Marinella lo hanno fucilato e brugiato. Questa notte vi è stato allarme nella credenza ch'i Giacobini calavano da S. Martino verso la Madonna delle Grazie, e Madonna Addolorata. Fu una falsa voce. L'ufficiale de' fucileri brugiato era di casato Guido, caro al Re.

 

Addì. 19 luglio 1799 venerdì. Vi fu gran partenza di Truppa. Son state mandate in Vicaria e nella penitenza la Principessa di Popoli Montemiletto, e la Principessa di Cassano Serra, ambidue sorelle e belle dame, come ree di Stato, e poi ambidue furono esiliate.

 

Addì 20 luglio sabato 1799 fu afforcato nel Mercato di Napoli Andrea Vitaliano.

 

Addì 23 luglio 1799 martedì verso le ore 18 andiede il Ministro de Bellis con molti scrivani in S. Giovanni a Carbonara per farne l'annotazione e sequestro. Si vuole che si supprima, come si è fatto con altri Monasteri, che si sopprimeranno, che sono di più S. Pietro ad Aram, S. Pietro a Majella S. Gaudioso, Monteoliveto, S. Severino e S. Martino. Furono indi soppressi.

 

Addì 27 luglio sabato 1799 cessò il fuoco in Capua, e venne la mattina appresso a capitolare.

 

Addì 29 luglio lunedì, prima di pranzo sono passati per la strada di Foria gli Francesi in mezzo agli Inglesi per andarsi ad imbarcare, ch'erano quei che presidiavano Capua. Così si è resa Capua dopo pochi giorni di stretto assedio. Con tutto che essi Francesi andassero sotto la scorta degl'Inglesi, non lasciarono i Lazzari e Santafedisti d'insultarli deriderli, e se potevano, maltrattarli. Essi fremevano inutilmente. Regnava ancora la ferocia nella plebe, il massacro ed il saccheggio.

 

Addì. 30 luglio martedì 1799. Questa mattina son passati per la strada di Foria i pretesi rei di Stato, detti Giacobini, che si erano trovati in Capua. Maltrattati camminavano a piedi Galantuomini, Preti, Vescovi, e di altro ceto. Sebbene per tempo pure ricevevano infiniti maltrattamenti dal Popolo. In questa giornata altri rei di Stato son stati arrestati, e tra gli altri, il celebre D. Pasquale Baffi. Soggiungo, che con gli Francesi prigionieri portavano anche molta polvere non servita o consumata per l'assedio di Capua.

Un barile era leso e cacciava una striscia di polvere per terra, il fuoco, che usciva da' piedi de' cavalli pose fuoco a detta polvere da sparo per terra, e non attaccò ai barili, che se succedeva avrebbe fatto un danno grandissimo alla Città e Populazione. E' stato arrestato D. Antonio Sementini, buon medico napoletano. Nella fatale giornata de' 13 giugno, tra gli altri nel Ponte della Maddalena fu ammazzato D. Luigi Serio, buon letterato, e Poeta di Corte. Esso stesso procurò di morire, per non essere ammazzato altrimenti: altri suoi amici morirono in unione con esso.

 

Addì 31 luglio mercordì. Anche questa mattina son passati altri Giacobini della resa di Capua, e tra essi vi erano tre religiosi, ed altri ecclesiastici. Si vuole, ch'in Napoli si forma una Reggenza, che governa in luogo del Re. Così si fece.

 

Addì primo agosto giovedì 1799. Vi è stato quest'oggi gran salva di cannoni nei Castelli e bastimenti a mare, ed luminazione per tre sere in Città per la Vittoria di Nelson in Alessandria di Egitto contro i Francesi. Partono per le provincie del Regno alcuni Visitatori o Inquisitori, per estirpare, com'essi dicono, i mali intenzionati o Giacobini dalle dette Provincie. Questi fecero man bassa, dando sfogo alle loro passioni, ed arricchendosi. Le Provincie stavano malcontente, credendo i Santafedisti, ch'erono esenti dai Dazj dopo aver riacquistato il Regno. Credevano di averlo riacquistato per loro. In Città regnava ancora la ferocia e la sfrenatezza nel Lazzarismo.

 

Addì 2 agosto venerdì 1799. Quest'oggi si eseguisce la funzione fuori Porta Capuana di ponersi la Croce dov'era l'albero della Libertà, e vi assistè il Cardinal Ruffo. Si parla di arresto di gran persone. Ieri fu arrestato il Principino di Canosa e Castelluccio. Si è dato l'ordine, che si è eseguito, ch'il Cardinal Zurlo Arcivescovo di Napoli, parta da Napoli, come specie di esilio, ed andiede a Montevergine, dove morì. Restò a governare la sua grege il Vescovo di Capaccio Torrusio, celebre santafede, ch'aveva adottato tutti i partiti, e che poi si trovò esser Realista. Seguitano gli saccheggi e massacri nelle provincie, in cui molte famiglie si estinguono, e gli avversarii se ne appropriano.

 

Addì 3 agosto sabato 1799. Si dice ch'ieri comparve a fiore d'acqua, vicino la nave del Re, ch'era in rada, il cadavere di Caracciolo, poco guasto, e niente alterato. Fu tolto e seppellito in S. Lucia. Si è eseguita giustizia nel Castello del Carmine, essendo stato afforcato il Colonnello Rossi. Son stati calati a terra e portati nei Castelli molti rei detenuti sulle navi, e comparsi nella Capitolazione dei Castelli, e tra gli altri D. Domenico Cirillo e D. Mario Pagano. Quest'oggi vi è stata briga tra gli Calabresi, e gli venditori di pesce di S. Lucia. Gli Calabresi si avevano preso una cinquantina di ducati di pesce, e volevano pagare solamente grana otto. Per frenarli vi è accorsa Truppa, ed a stento si è frenato il furore.

 

Addì 4 agosto domenica 1799. Questa mattina son stati massacrati due fuori Porta Capuana, morti sotto il bastone, e tra gli altri un Parroco vicino Napoli, e perchè tentavano di togliere la Croce, situata di fresco, fuori porta Capuana. Quest'oggi si è portata in processione la statua di S. Antonio, che fu la causa della vittoria sopra i Repubblicani. Vi è stata grande allegrezza tra la minuta plebe. Gran propine perciò. Si cercava denaro per la festa per S. Antonio, ed esso denaro se lo appropriavano, e guai a quei che lo negavano, ch'erano presi per Giacobini. Ciò successe ad uno che non avendo denari per darli per detta festa fu preso per giacobino e stiede carcerato per mesi.

Oggi si cerca frenare la Lazzeraria e Calabresi, per frenare l'Anarchia, e la di loro baldanza, ma vi voglion anni per riuscirci. Si vive nei palpiti continui.

 

Addì 5 agosto lunedì 1799. Questa mattina è partito pel suo esilio il Cardinal Zurlo, ritirandosi in Loreto, Ospizio di Montevergine. Colà visse da buon cristiano e vi mori. Molti rei compresi nelle Capitolazioni de' Castelli oggi son partiti per l'esilio perpetuo, essendo stati trasportati in Marsiglia. Il colonnello Russo fu appiccato sabato ad un'ora di notte.

 

Addì 6 agosto martedì 1799. Quest'oggi è partito il Re dalla rada di Napoli portandosi in Palermo. Si crede di sicuro che nel partire abbia lasciato le leggi alla Giunta di Stato per giudicarsi i Rei, com'essi devono esser sentenziati. Si nota, che la legge è posteriore al delitto. I membri della detta Giunta di Stato erano i seguenti: D. Felice Damiani, Presidente, Siciliano, D. Vincenzo Speciale, Siciliano, il più celebre sanguinario, D. Gaetano Sambuti, Siciliano, D. Angelo Fiore, S. Fede, D. Antonio Della Bossa, anche S. Fede, e il Fiscale della Giunta il Barone Guidobaldi, forse il più infame di tutti. Quest'era la Giunta.

Uno de' Generali venuti col Cardinal Ruffo si fu il General Sciarpa, o sia Curcio. Per i suoi meriti è stato fatto Barone con tremila e 500 ducati annui, e Colonnello in Provincia. Pure si lagna. Esso era stato prima omicidiario, poi sbirro, e finalmente in quest'occasione Generale. Si appropriò molto pel saccheggio di Napoli.

 

Addì 7 agosto mercordì. Vi è stato disturbo in Toledo tra paesani, ma non si sa il perchè « Il Cardinal Ruffo, restato per Vicario Generale del Regno, è andato ad abitare a Palazzo. Son partiti i Giacobini per la Francia.

 

Addì 8 agosto. Ho veduto un Giacobino portato in mezzo ai soldati. Si carcerarono gente fazziose che tumultuavano per saccheggiare di nuovo.

 

Addì 9 agosto venerdì. Non vi è stato niente in Città. Corrono però molte voci.

 

Addì 14 agosto mercordì 1799. Alcuni Giacobini detenuti sui bastimenti in mare sono calati a terra per esser trasportati nelle carceri. Tra gli altri è calato a terra e trasportato a Parete mio fratello Angelo Marinelli, ed ha sofferto molto dalla vil plebe, come gli altri, e tra l'altro, gli ponevano in bocca ogni lordura, che trovavano per terra.

 

Addì 17 agosto sabato. Quest'oggi è uscito l'ordine del Vicario Generale Cardinal Ruffo, che tutti gli Ufficiali da' colonnelli in sotto servono da soldati semplici in Truppa volontaria col soldo di 22 grana al giorno. Questa notte venendo la domenica è giunto in Napoli arrestato il Conte di Ruvo preso nella resa di Pescara, essendo stato la sera in Capua, ed è giunto verso otto ore.

 

Addì 19 agosto lunedì 1799. Questa notte vi è stato rumore nella Vicaria piena dei pretesi rei di Stato. Tutto è quieto. Vi è stato il giorno altro rumore, ma di piccol momento. Si dice, ch'in mare vi sono molti predatori Francesi pieni di Sanguigliotti, ch'impediscono il trafico in Sicilia.

Schipione la Marra. Oggi Colonnello, ricco assai per aversi presa una Badia in Aversa de' Martiniani per 4 mila ducati annui, nel mentre che ne ricava il triplo ed è Castellano del Castello del Carmine. Quest'è figlio di un Cocchiere di Sessa. Si vuole che un cavaliere napoletano lo avesse fatto con la moglie del cocchiere, che poi gli ha fatto sposare la figlia, nel mentre che era cosi ricco e comodo. E padre lo lasciò molto ricco. Esso si fece fuciliere di campagna e giunse ad esserne il Comandante. Nelle note vergenze di questo Regno, essendo esso in Salerno si offrì alla Repubblica Napoletana, ma non essendo di patti, si rifugiò in Palermo.

Si trovò nella resa di Napoli, e si mostrò il più vile. Fu caro per la sua pretesa bellezza e millanteria. Nelle azioni militari era il più vile, in uno stato pacifico il più crudele. Nel mentre si afforcava un suo parente nel Mercato di Napoli, esso  nel Castello del Carmine masticava taralli e crustini con la massima indifferenza.

 

Addì 20 agosto martedì 1799. Giorno memorabile. Vi è stata gran Giustizia nel Mercato di Napoli. Due son stati decollati, ed altri afforcati. Gli afforcati son stati il Vescovo di Vico D. Michele Natale, D. Nicola Pacifico, D. Vincenzo Lupo, D.a Eleonora Fonseca Pimentel, compilatrice del Monitore Napoletano, Pietro Piatti, Tesoriere della Nazione della Repubblica e suo figlio Piatti. Gli decollati son stati Giuliano Colonna de' Principi di Stigliano, e Gennaro Serra dei Cassano Serra.

Parliamo di ciascuno di essi.

Giuliano Colonna non si sa perchè fosse così trattato.

Gennaro Serra era secondo comandante della Guardia Civica, buon giovine, di buon senso, amato da tutti, e gran letterato, sebbene di tenera età. Nell'esser decollato, vedendo il giubilo della plebaglia disse queste parole: «lo ho sempre desiderato bene ad essi e questi giubilano per la mia morte».

Michele Natale, Vescovo di Vico era Giacobino a forza, perchè perseguitato. Compose il Catechismo Repubblicano ch'io non ho mai letto. E' notabile per esser il primo Vescovo afforcato, e forma epoca nella Storia Ecclesiastica. Il boia, sebbene non storico, ci si spassò molto sulle di lui spalle, dicendo che un'altra volta non avrebbe niuno questo gusto.

Vincenzo Lupo buon avvocato Napoletano, e per esser stato carcerato molt'anni, per le sevizie sofferte si fece Giacobino, essendo stato in tempo della Repubblica Presidente dell'alta Commissione Militare.

La Eleonora Fonseca Piementel buona donna e compilatrice del Monitore Napoletano. Andiede alla morte con intrepidezza, ed essendo nell'atto di morire, salutò alla meglio gli afforcati già morti suoi compagni.

Il padre e figlio Piatti erano negozianti e buoni Repubblicani.

D. Nicola Pacifico, poeta Napoletano, sopra i settant'anni canuto e grasso, che appena si poteva muovere. Era stato carcerato molti anni per preteso reo di Stato. Venendo i Francesi, e uscito di prigione, servì, sebbene vecchio, la Truppa Civica. Era tutto fuoco per la libertà. Era letterato ed Antiquario, comodo di sua Casa. Il Cardinale Ruffo, che gli era stato discepolo, lo voleva liberare, ma egli mai si abbassò di negar se stesso, e i suoi sentimenti.

 

Addì 26 agosto lunedì 1799. Quest'oggi vi è stato un allarme dal Mercato e sopra Pizzofalcone vicino la casa del Duca di Salandra, sotto il falso pretesto che si arrollavano gente per la Francia. Tutto è Realismo presentemente, e questi regnano, giubilano, e vivono nel disprezzo i moderati e pacifici come i pretesi rei di Stato. Un zoppo uomo vicino gli Gerolomini ave avuto ardire di distaccare gli dispacci fatti a nome del Re, e di calpestarli coi piedi. La plebe Santafede lo voleva massacrare, ma si è salvato.

 

Addì 29 agosto giovedì 1799. In questa giornata se ne sono afforcati cinque nel Mercato grande di Napoli. Essi sono stati Michele Marino alias lo Pazzo, Antonio Avella alias Pagliuchella, ambidue lazzari, D. Gaetano De Marco, schermitore di professione, D. Nicola Fasulo avvocato Napolitano, e D. Nicola Fiano, Guardia di Corpo Reale. Parliamo di ciascuno di essi.

Michele Marino lo Pazzo era un venditore a minuto di cacio per Napoli, che chiamato ad applaudire l'entrata de' Francesi per Napoli, lo fece, fu fatto Ufficiale, ed ebbe nel tempo Repubblicano buon soldo. Esso diceva ai suoi figli: mangiate bene ora, che la testa di papà paga per voi. Pagliuchella era un ricattiere di castagne per Napoli.

Per esser contrario alle cose della Corte fu applicato nella Repubblica, avendo l'ufficio di Grasciere nella Città. Sebbene non sapesse né scrivere né leggere, pure avea una buona testa.

Gaetano de Marco schermitore fu giustiziato, si dice, per aver troncata la testa alla statua di stucco del padre del nostro Re, situata nel Mercatello.

Nicola Fasulo era stato Rappresentante del Governo Provvisorio. D. Nicola Fiano poi era stato Guardia di Corpo, e poi Aiutante del Ministro della Guerra Manthonè. Ricordiamoci dei Ministri della Giunta di Stato, e ci ricorderemo che tra gli altri vi è D. Vincenzo Speciale, Siciliano. Ora si sa, ch'esso Speciale alcuni anni prima di queste vertenze fu in Napoli per difendere una causa nei Tribunali di Napoli, mandato da una buona famiglia Palermitana.

Nella sua dimora contrasse intima amicizia col detto Nicola Fiano, che per essere un celebre giocatore, e più celebre prostituto, era amato dallo Speciale. Questo Ministro ricordando all'infelice Fiano la sua amicizia, e dicendo di volerlo aiutare e liberare, gli fece confessare tutto. Ciò successe nel decidersi la causa confessò tutto, facendo da testimonio, e così lo mandò alla morte. Si narra la verità e non si crede. Un'altra disgrazia di quest'infelice Fiano. In questa giornata solo fu lasciato afforcato. E Popolo gli diede sopra, e lo lacerò tutto, lasciandoci sopra quasi le sole ossa. Fu ridotto a brandelli dalla carnivora plebe. Forse tutto fu abbrustolito e mangiato.

Il fegato so, che fu ridotto a cottura, e mangiato tutto nell'istesso Mercato dalla vil Plebe Santafedista. Un lazzaro avendo ricusato di mangiarne, fu ammazzato. E' stato l'ultimo che fosse restato afforcato, in appresso, appena morti si son tolti e portati a seppellire.

 

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