La peste del 1656 a Napoli: la “scoperta” di una cronaca già molto nota
L’iniziativa, con apertura al pubblico ad ingresso gratuito dal 26 settembre 2026 al 15 gennaio 2027, propone un percorso immersivo che racconta la tragedia della peste che nel 1656 colpì Napoli, attraverso una cronaca dello scrivano dei Bianchi della Giustizia, Antonio Mena, custodita presso l’Archivio Storico Diocesano di Napoli (ed esposta in originale), affidata alla voce narrante dell’attore napoletano Peppe Lanzetta. Sullo sfondo una tela di Micco Spadaro, Piazza Mercatello durante la peste del 1656, conservata nel Museo della Certosa di San Martino. A Napoli i quadri legati a guerre, carestie e assedi appartengono a pieno titolo alla storia dell’arte. Nel caso specifico, si confrontarono ai massimi livelli tre geni di metà secolo: Mattia Preti, Micco Spadaro e Luca Giordano. La tela di Domenico Gargiulo, meglio conosciuto come Micco Spadaro (soprannome derivato dal mestiere del padre), usata per installazione, è una scenografia dei cadaveri ammucchiati nella piazza del Mercatello (oggi piazza Dante) come in un giorno di mercato. L’artista immortalò quel teatro drammatico come un fatto di cronaca, inquadrandolo dall’alto, dilungandosi col pennello sui morti e la disperazione dei superstiti immersi in un’atmosfera ammorbata da miasmi, umori e mura impregnate dal morbo. Il tutto sovrastato da un cielo azzurro, quasi terso, squarciato da una giustizia divina severa e castigatrice. L’immagine si riallaccia alle parole espresse dallo scrivano dei Bianchi, «Dio benedetto pareva volesse castigarci…», in una cronaca dettagliata delle “cause sdegnanti” di quella “stragge crudelissima”. Per quanto possa risultare suggestiva la ricostruzione digitale da poco inaugurata ed offerta a titolo gratuito ai visitatori, è doveroso segnalare che chi ha ideato e prodotto l’installazione è venuto meno alle norme fondamentali della deontologia professionale, omettendo di citare, sia nel filmato che nelle brochure, quantomeno la prima pubblicazione che diede notizia del ritrovamento della cronaca seicentesca, limitandosi alle due fonti originarie, ossia la tela di Spadaro e i Bianchi della Giustizia. Disconoscere anche in una installazione digitale finalizzata alla divulgazione storico-scientifica il merito della scoperta di una fonte d'archivio a chi l'ha effettivamente individuata e pubblicata per primo, non solo palesa una mancanza di correttezza e di rispetto nei confronti del ricercatore, ma sottintende una indiretta attribuzione di meriti a chi poi ne fa uso. «Il ritrovamento di un documento inedito non ne garantisce il monopolio al ricercatore, tantomeno un’esclusiva sull’utilizzo», così ci è stato risposto dai “piani alti” (sic.) Cosa ovvia! Se un archeologo scopre una piramide certo non ne diventa il proprietario, ma almeno gli si deve riconoscere il valore della scoperta! Ma a quanto pare in questo caso (ma sicuramente ne saranno innumerevoli!) non ha funzionato così. Nonostante i pregevoli studi sulla peste del 1656, la cronaca usata nell’installazione è stata rinvenuta solo nel 2015 e pubblicata (integralmente sia in trascrizione che in anastatica) nel volume curato da chi ora scrive (Antonella Orefice) I Giustiziati di Napoli dal 1556 al 1862 nella documentazione dei Bianchi della Giustizia, Napoli, D'Auria, 2015, con la prefazione del mai troppo compianto don Antonio Illibato, insigne storico, allora e ancora adesso impareggiabile direttore dell’Archivio Storico Diocesano di Napoli. Nel 1996 lui stesso reperì l’archivio dei Bianchi della Giustizia nella cappella intitolata a S. Maria Succurre Miseris nell’Ospedale degli Incurabili, dove i Bianchi risiedevano, e lo ricollocò nella sede attuale dell’ASD curandone l’inventario. Il prof. don Antonio Illibato fu uno degli ultimi confratelli dei Bianchi della Giustizia e il volume sui giustiziati fu pubblicato nel 2015 anche per celebrare il suo ottantesimo compleanno. Dai 278 registri redatti dagli scrivani, sono stati rinvenuti e riportati da chi scrive ne I Giustiziati di Napoli non solo oltre 4000 nomi e informazioni di tutti i condannati a morte assistiti dai confratelli durante i tre secoli della loro opera, ma anche cronache inedite, tra cui quella della peste del 1656. Per il volume fu organizzata una presentazione spettacolare nel Museo delle Arti Sanitarie nell'Ospedale degli Incurabili, curata in ogni dettaglio dal prof. Gennaro Rispoli, direttore del museo, con la partecipazione di accademici e magistrati molto noti. Attualmente il testo è ancora indicato nel sito tra gli strumenti utili di ricerca dello stesso archivio e messo a disposizione degli studiosi in copia cartacea nella sala delle consultazioni. Nelle giornate del 24-29 settembre del 2016, quella cronaca fu esposta tra le altre nella mostra documentaria L’Archivio Storico Diocesano. Un patrimonio da conoscere, allestita nella Sala studio dell’Archivio. [Comitato Scientifico: Prof. Gennaro Luogo (dir. ASDN), Fra Gerardo Imbriano (vice dir. ASDN), dott.ssa Maria Rosaria Strazzullo (Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania). Comitato organizzativo: diac. Carlo De Cesare, dott.ssa Antonella Orefice, don Francesco Rivieccio. In collaborazione con l’Associazione S. Bonaventura Onlus.] Il 27 febbraio del 2020 il documento fu ripubblicato integralmente sul Nuovo Monitore Napoletano, Cronaca della peste del 1656 a Napoli. Recentemente è stato riportato nella nuova edizione del volume sui giustiziati, Tra le mani del boia. Tre secoli di pena capitale a Napoli dai Vicerè ai Savoia (1536-1862), Napoli, Editoriale Scientifica, 2023, sempre in trascrizione che in anastatica, inserito dalla prof. Antonella Venezia tra i libri di testo del corso di Archivistica dell’Università di Napoli Federico II, e molto noto e richiesto dagli studiosi del settore. Oltretutto il documento verrà ripubblicato nel numero di gennaio 2027 di Lab Politiche e Culture. Ma a quanto pare tutte queste pubblicazioni non sono bastate e non basteranno a garantire il rispetto della deontologia professionale. Evidentemente il lavoro del ricercatore può essere surclassato, sminuito, e l'omissione della paternità della scoperta non costituisce un plagio scientifico e accademico. Pazienza, così funziona in Italia! Al momento consoliamoci alla maniera del Manzoni: «Ai posteri l’ardua sentenza.»
Antonella Orefice
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La scorsa settimana, e precisamente in data 25 settembre 2026, nel Palazzo Diomede Carafa in via San Biagio dei Librai (Napoli), è stata inaugurata l’installazione A.D. 1656. Pareva che Dio benedetto volesse castigarci. La voce della Cronaca de’ Bianchi nella tela di Micco Spadaro, ideata e prodotta dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania in collaborazione con l’Archivio Storico Diocesano di Napoli ed altri enti culturali.

