La realtà, solo parole, parole.
Chi sono io per tollerare chi? Il diverso? Diverso da che? Credo si stia abusando di terminologie di cui stravolgiamo il significato e il reale valore. Se io e un amico di colore camminiamo nella giungla, gli insetti ci pungono senza discriminazioni perchè loro non vedono come noi, la loro percezione è quella di due esseri a sangue caldo, bipedi e dotati di belle vene da flebotomizzare e da cui succhiare sangue. Il nero e il bianco quindi sono un fatto percettivo, ma il succo è lo stesso. Pensa te che invece per questa distorsione percettiva, i neri sono discriminati, e solo la nostra tolleranza ce li fa accettare (a fatica e malvolentieri) come simili. Idem per il comportamento sessuale. I normali sono etero, gli altri,i non etero sono diversi. Il fatto è che "normale" e` soggettivo e diventa oggettivo solo per un fatto culturale e di maggioranza ma per l'omosessuale la normalità e la sua omosessualità e lui non vede alternativa al suo essere omosessuale. Il giorno in cui ogni individuo potrà vivere la propria vita, fruendo del sacrosanto diritto di ogni uomo a scegliere secondo la sua coscienza, sarà un gran giorno ma, mi pare lontano visto che in troppi continuiamo a discriminare tramite l'uso improprio di parole che ci fanno sentire illuminati e teste di ponte di una società "migliore". Anche su questo fatto del migliore ci potrei scrivere fino a domani, ma non voglio tediare oltre il lecito. |
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Pensavo alla parola Tolleranza. Mi risuona in testa da ieri dopo che ho letto un post sulla liberalizzazione (altro termine da incubo) o la normalizzazione (orribile uditu) dei rapporti familiari tra coppie etero o omosessuali. Mi son detto, meno male che esiste ancora tolleranza, e poi ho pensato: tolleranza di chi nei confronti di chi o cosa?