Europa e olocausto nucleare
Chi conosce bene Putin sa che deve essere preso sul serio, lo ha detto con chiarezza Angela Merkel, e la sua opinione è il frutto di una lunga frequentazione con il leader del Cremlino. Sottovalutarlo diventa, a questo punto, assai pericoloso. Le armi che lo zar moscovita intenderebbe usare sono probabilmente le cosiddette “bombe nucleari tattiche”, di piccole dimensioni, destinate a colpire le truppe nemiche sul campo di battaglia. Ma è chiaro che le conseguenze del loro utilizzo sarebbero comunque esiziali, giacché il fall-out radioattivo non dipende certo dalla grandezza dell’ordigno. Non solo l’Ucraina, ma l’intera Europa ne verrebbe coinvolta in pieno e per un tempo non breve. Trump ha detto che gli Usa reagirebbero, ma non si vede perché dovremmo stare tranquilli. Agli europei, infatti, toccherebbero tanto le bombe russe quanto quelle americane. L’ex segretario di Stato Usa Henry Kissinger, che nel 1957 introdusse il concetto di “armi nucleari tattiche”, invitò poi alla prudenza, sostenendo che lo stallo si può sbloccare solo ricorrendo alla diplomazia.
Non si sa se sarà possibile fermare questa folle corsa. Ragionare con Putin si può, ma solo alle sue condizioni. Lo stesso vale per Zelensky, e a questo punto conta poco che uno sia l’aggressore e l’altro l’aggredito. Ciò che conta è salvare l’Europa da un destino che più tragico non potrebbe essere, e si può fare solo se qualcuno rinuncia a perseguire i propri obiettivi.
Michele Marsonet
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