Giovanna II, l’ultimo battito romantico del trono napoletano
Con la sua morte si chiuse definitivamente la stagione angioina e si spense l’ultima voce femminile a reggere il trono partenopeo. La sua scomparsa segnò un passaggio di epoca: dopo di lei, nessuna donna avrebbe più governato il Regno di Napoli. Giovanna II regnò dal 1414 al 1435, attraversando uno dei periodi più instabili della storia del Mezzogiorno. Il suo governo fu costantemente messo alla prova da pressioni interne, ingerenze straniere e da una corte attraversata da figure che ne condizionarono profondamente la politica. Nonostante ciò, la sovrana riuscì a mantenere il controllo del trono per oltre vent’anni, un risultato tutt’altro che scontato in un contesto segnato da rivalità feroci e continui rovesciamenti di alleanze. Tra i protagonisti della sua corte spiccano: Pandolfello Alopo, favorito e gran camerario, la cui rapida ascesa si concluse con un assassinio orchestrato dai baroni, Giacomo II di Borbone-La Marche, marito della sovrana, che tentò di impadronirsi del regno, e Sergianni Caracciolo, il consigliere che per anni dominò la scena politica napoletana fino alla sua eliminazione nel 1432. Attorno a questi uomini si costruì la narrazione di un regno fragile, ma la capacità di Giovanna II di sopravvivere politicamente a ciascuno di loro racconta una sovrana più solida di quanto spesso si creda. La regina seppe muoversi con abilità tra le grandi potenze europee, oscillando tra il sostegno angioino e quello aragonese a seconda delle necessità del momento.
La sua politica estera, spesso giudicata incerta, fu in realtà una strategia di equilibrio che le permise di mantenere la corona in un periodo in cui il Regno di Napoli era al centro delle ambizioni mediterranee. La morte di Giovanna II, avvenuta il 2 febbraio 1435, aprì immediatamente la contesa per la successione. Le tensioni tra gli Angiò e gli Aragonesi esplosero con nuova forza, portando Alfonso V d’Aragona alla conquista del regno. Con lei si chiuse non solo una dinastia, ma un’intera idea di regalità: quella di un sovrano che fosse al tempo stesso arbitro, mediatore e simbolo di continuità. Giovanna II riposa a Napoli, nella Santissima Annunziata Maggiore, lontano dai grandi mausolei reali: una sepoltura sobria, quasi discreta, che contrasta con la complessità del suo regno e con il peso storico della sua figura. La scelta, o la necessità, di un luogo così semplice per l’ultima regina di Napoli continua a interrogare gli studiosi: è il segno di un declino dinastico o la volontà di lasciare un addio privo di ostentazione?
Eppure, al di là delle vicende politiche, resta l’immagine più semplice: quella di una donna che visse gran parte della sua vita circondata da intrighi, ma che scelse, o accettò, di lasciare il mondo in silenzio. Le cronache raccontano il suo regno, ma non le sue ultime ore, forse perché nessuno seppe davvero coglierle. Napoli, che pure l’aveva temuta, criticata e talvolta fraintesa, sembrò accompagnarla con un rispetto inatteso, quasi con un pudore antico. Si dice che per qualche giorno la città fu più quieta del solito, come se avesse compreso che un capitolo si era chiuso davvero. E in quella quiete, forse, si percepì la malinconia di un’epoca che svaniva: la fine di una dinastia, la fine di una tradizione, la fine di una voce femminile che aveva retto un regno intero. Oggi, chi passa davanti alla sua sepoltura non trova statue, né marmi scolpiti, né iscrizioni solenni. Trova solo un luogo semplice, quasi raccolto, dove il tempo sembra rallentare. Ed è proprio lì, in quella semplicità, che Giovanna II continua a parlare: non come regina, ma come memoria. Una memoria che non chiede celebrazioni, ma solo di essere riconosciuta. Perché alcune sovrane lasciano eredi, altre lasciano monumenti. Giovanna II, invece, ha lasciato un sentimento: la dolce malinconia dell’ultima regina di Napoli.
Mario Grimaldi |
Pubblicazioni mensiliNuovo Monitore Napoletano N.212 Agosto 2026
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Nel febbraio del 1435 Napoli salutò Giovanna II d’Angiò-Durazzo, Regina di Napoli, Signora di Capua, Duchessa di Durazzo, Contessa di Gravina e Principessa di Taranto.
Oggi il suo nome rimane quello dell’ultima vera sovrana di Napoli, l’ultima donna a governare il Regno con autorità piena, una sovrana che non lasciò eredi, bensì un confine: dopo di lei, Napoli non ebbe più una regina. E quando una città perde la sua ultima sovrana, perde anche un modo di guardare al proprio passato, alla propria identità e alla propria memoria politica.