La Rivoluzione dei Beni Comuni

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La nozione di bene comune ha una forza culturale che irrompe negli ordinamenti occidentali - specialmente in quelli che discendono dal diritto romano - fondati sull'idea di possesso e di proprietà privata.

Si tratta in buona sostanza di affermare che alcune cose materiali o immateriali non possono appartenere agli individui o a gruppi perché sono risorse indispensabili per l'esistenza. Tali beni vanno perciò mantenuti liberi dallo sfruttamento economico e resi disponibili gratuitamente a chiunque.

La riflessione etica e politica sui beni comuni, che sottende un'idea nuova dei rapporti sociali - meno gerarchia e più partecipazione - è relativamente recente, soprattutto in Italia.

Alberto Lucarelli, assessore ai beni comuni, ha raccolto le idee essenziali ed i fatti più significativi in un saggio che parte dalle considerazioni storiche per arrivare alle più recenti esperienze di amministrazione del territorio, tra cui la trasformazione di soggetti di diritto pubblico delle aziende idriche di Napoli e di Parigi.


"E' una nuova categoria del diritto, una nuova categoria dell'essere, una nuova categoria della democrazia, una categoria dal carattere ovviamente rivoluzionario, una categoria che mette in crisi i pilastri classici delle democrazie costituzionali borghesi del XX secolo. E' una categoria che pone una rilettura del concetto individualistico escludente della proprietà, sia pubblica che privata.



Le repubbliche costituzionali del XX secolo si sono formate sulla proprietà, potremmo chiamarle anche le repubbliche delle proprietà. Dovremmo passare dalle repubbliche delle proprietà ad un modello, invece, comune, ad un modello dove il "comune", non in quanto istituzione ma in quanto luogo aperto di partecipazione, si ponga al centro dei processi decisionali sia di natura economica che di natura sociale". (Alberto Lucarelli)

 

 


 

 

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