Il sacco di Roma del 1527 nei restauri di Antonio Forcellino
La peculiarità del saggio, come si evince dal titolo dell’articolo, si caratterizza per le prove iconografiche più che per quelle documentarie, dato che per quest'ultima categoria vengono utilizzate fonti a stampa classiche, come le Storie d'Italia di Francesco Guicciardini, i Diari di Marin Sanudo inerenti al sacco di Roma, la Storia dei Papi di Ludwig von Pastor, oltre al Dialogo sugli uomini e le donne illustri del nostro tempo di Paolo Giovio. Tornando alle fonti di prova iconografiche, Forcellino inevitabilmente inserisce la sua attività di restauratore all’interno del contesto dell’evento storico narrato, riferendosi a due restauri su cui ha operato a Roma: il primo a Villa Farnesina e il secondo a Villa Nardini, residenze che entrambe, seppur in modo diverso, sono state coinvolte nel famigerato sacco da parte delle truppe germaniche. Durante i lavori di restauro di Villa Farnesina, svoltosi nell'autunno del 2022, nell'affresco delle Nozze di Alessandro Magno e Roxane del Sodoma, Forcellino e i suoi collaboratori hanno rilevato la presenza di un graffito nella parte bassa dell'affresco. L' autore del gesto si è firmato con il suo nome di battesimo e il toponimo Giovanni Maria d'Anversa. In aggiunta alla firma, in calce è riportato anche il graffito V.K. imp., che stava a significare “Carlo V imperatore” e la data, 6 maggio 1527, per l’appunto il giorno nefasto del saccheggio di Roma.
Altra scoperta che Forcellino ha fatto è stata quella avvenuta durante la restaurazione degli affreschi di Palazzo Nardini, palazzo del XVI secolo ubicato in via del Governo Vecchio, voluto dal cardinale Nardini tra il 1470 e il 1480. Anche quest'ultimo sito è stato interessato dall'occupazione dell'esercito imperiale di Carlo V nel 1527. Oltre a numerosi graffiti emersi nel corso del restauro fatti dalle soldataglie sugli intonaci della residenza, Forcellino si è soffermato sull’affresco monocromo in terra verde raffigurante un raro Banchetto di Baldassarre di autore anonimo, ma che secondo il restauratore può essere attribuito al Perugino. In quell’opera pittorica, rispetto a quella di Villa Farnesina, c’è stato un particolare accanimento nel deturparla, gli autori si sono accaniti in maniera particolarmente violenta sui volti dei personaggi raffigurati, cancellando i tratti fisionomici di netto. I soldati lanzichenecchi si sono avvalsi delle picche, le classiche armi lunghe, caratteristiche dei soldati di ventura dell’Europa Occidentale dell’epoca. Colui che ha sfregiato l'intonaco si è firmato con il nome di Alberto Bellano Lauchensi, quart'ultima è la città di Lauchheim situata vicino al castello del comandante dei lanzichenecchi Georg von Frundsberg. Quest’ultimo, mesi prima della spedizione in Italia, eseguì un'intensa attività di proselitismo pro-lutero con lo scopo di imbastire una crociata armata contro la Roma corrotta dei papi medicei. La stessa cittadina tedesca era anche la sede della tipografia che stampava tutte le opere di Lutero, oltre ad essere stata la protagonista della rivolta contadina, capeggiata da Thomas Muntzer nel 1525, in cui la rivoluzione protestante luterana religiosa, in seno al cristianesimo, venne declinata in una rivoluzione contadina di tipo proto-socialista. Il soldato Alberto Bellano, come gli altri contadini, molto probabilmente introiettò quel contesto intellettuale e sociale spingendosi ad arruolarsi tra le file dei lanzichenecchi. Sul perché gli affreschi di Palazzo Nardini siano stati sfregiati e invece su quelli di Villa Farnesina è stato apposto solamente un autografo nella parte bassa, facendo attenzione a non danneggiare il dipinto, Forcellino argomenta la sua tesi adducendo che Villa Farnesina fu occupata dalle truppe imperiali sin dal loro insediamento a Roma e fino al febbraio del 1528, ed aveva la funzione di comando militare e amministrativo dei lanzichenecchi e quindi era opportuno tutelare dal punto di vista del decoro architettonico e artistico l’edificio. Tale tesi viene corroborata dallo stesso autore, analizzando i graffiti rinvenuti nel Palazzo Apostolico e in modo particolare nella Stanza di Eliodoro sugli affreschi eseguiti da Raffaello e dai suoi collaboratori, dove sono stati apportati solamente brevi incisi inneggianti a Carlo V e Lutero, ma anche lì facendo attenzione a non danneggiare le opere pittoriche. Tale metodo, secondo Forcellino, sta a significare che le stesse sale del Palazzo Apostolico erano adibite a comando amministrativo da parte delle truppe occupanti, come Villa Farnesina. Palazzo Nardini, al contrario delle altre due residenze, non era stata assegnata a comando ma semplicemente a foresteria dei soldati di truppa in cui molto probabilmente chi non era propenso a rispettare i beni artistici e architettonici non veniva redarguito o punito dai superiori gerarchici perché non vi era presente nessun ufficiale o membro dello stato maggiore lanzichenecco. Dal punto di vista storiografico, il metodo utilizzato da Forcellino riprende quello propugnato dalla storiografia storicista di Droysen in cui le opere pittoriche, al pari delle epigrafi e graffiti, rientrano nella categoria dei cosiddetti “avanzi”, ossia fonti storiche che non avevano intenzione di lasciare traccia documentaria, ma che di fatto lo hanno fatto. Questa forse è l'originalità del saggio e della tesi espressa. Rimane invece deludente la prima parte dello studio che è stato suddiviso a sua volta in capitoli, dove ognuno di questi è dedicato ad ogni protagonista connesso a quel determinato avvenimento, a livello esemplificativo. Possiamo elencare tre nomi: Giovanni delle Bande Nere, Georg von Furstenberg, Clemente VII. Di questi sono stati descritti i caratteri psicologici, intellettuali, metodo questo che appartiene ad una vecchia storiografia di stampo erudito ormai superata.
Lorenzo Bravi
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Antonio Forcellino, noto restauratore italiano (suoi sono i restauri del Mosé di Michelangelo e le Sibille di Raffaello), si è cimentato in una impresa intellettuale molto importante, ossia di scrivere un saggio monografico sul sacco dei Lanzichenecchi di Roma avvenuto il 6 maggio del 1527.