Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Elena Amalfi, una cattolica “pasionaria”

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Nella mia recente ricerca pubblicata lo scorso 2 giugno, Le elezioni del 2 giugno 1946 a Castellammare di Stabia,  accennavo alla prima donna eletta nel consiglio comunale di Castellammare di Stabia, il 7 aprile 1946, Elena Amalfi, dando di lei scarne notizie, rivolgendomi pertanto a chi avrebbe potuto offrire ulteriori notizie.  

E i contatti ci sono stati, dando inizio ad una specie di caccia al tesoro, offrendo ognuno una piccola traccia, un seme lasciato per terra affinché se ne potesse seguire il cammino, fino ad arrivare, passo dopo passo, dopo incredibili e tortuosi passaggi, a Michele Amalfi, figlio di Catello, che fu fratello maggiore di Elena e nipote del capostipite Michele.

E questo è quello che ne è venuto fuori, aiutato nella scrittura del testo da qualche scarno documento, dalle mie tante ricerche su fatti, vicende e protagonisti della storia politica e sindacale stabiese pubblicate negli anni e da un pizzico di fantasia basata su fatti reali.  Ovviamente sono state decisamente fondamentali due lunghe e simpatiche conversazioni con Michele Amalfi.

In ultimo chiariamo che forse abbiamo definito in maniera impropria Elena Amalfi, una pasionaria di destra. Pasionaria è un termine che da sempre si lega politicamente alle più accese militanti comuniste, a partire da Dolores Ibarruri (1895 – 1989), storica rivoluzionaria spagnola. 

Per le militanti cattoliche invece non esiste, a mia memoria e conoscenza, un termine riconosciuto e riconoscibile che le possa identificare come tali.

Potremmo definire Elena la combattiva pulzella conservatrice prestata alla politica? Non so, non conosco, non mi sovviene il corretto aggettivo qualificativo, ma qualunque sia il termine giusto per definirla, di certo fu una donna combattiva e mai doma, nonostante le avversità della vita. Eh sì, e allora se per pasionaria intendiamo il significato che ne dà la Treccani: Donna che difende con passione le proprie convinzioni e i valori in cui crede.  allora sì, si addice alla nostra protagonista. E il titolo che gli abbiamo dato lasciamolo così.

Il capostipite

 

Michele Amalfi, era nato a Castellammare di Stabia in via Cognulo, Casa del Giudice, il 30 ottobre 1859, figlio del 36enne Francesco (1823-1890), di professione stagnaro e della quarantaduenne, Maria Giuseppa Maresca (1817-1903).

Michele sposò la casalinga Maria Giuseppa Ruocco, mettendo al mondo ben sette figlioli, Maria (1898), morta dopo poche ore, Anna (1900), morta quando non aveva ancora compiuto due anni e Francesco (1899-1917) furono i primi tre figli, tutti scomparsi anzitempo. Ne seguirono altri quattro, più fortunati, Maria (1901 – 1988), Catello (1903 - 1972), Elena (1905 - 1995) e Giovanni (1909 - 1981).

A Michele non mancò lo spirito d'iniziativa, aprendo un importante negozio di ferramenta e altri materiali in via Bonito, di fronte al maestoso e ormai abbandonato Deposito del Sale, che gli garantì il necessario benessere e la sicurezza economica, come dimostra il fatto che abbia avuto la possibilità di far  laureare i figli, Catello e Giovanni, in giurisprudenza, anche se nessuno praticò l’avvocatura.

Catello dopo un primo avvio preferì impiegarsi presso il Banco di Roma, peregrinando nelle diverse agenzie sparse per l'Italia, Napoli, Ancona Roma ed altre località. A Roma, dopo l'attentato da parte dei partigiani di via Rasella del 23 marzo 1944, fu preso dai tedeschi nel corso dei rastrellamenti che seguirono, ma riuscì fortunosamente a farsi rilasciare, dimostrando la sua estraneità ai fatti, essendo un impiegato del prestigioso e antico Banco di Roma, nato nel lontano 1880. Meno fortunati furono i 335 prigionieri, tra cui alcuni cittadini rastrellati nelle ore successive alla strage dei militari germanici, tutti estranei all'azione partigiana, ma ugualmente massacrati nelle famigerate Fosse Ardeatine, tra cui lo stabiese Manfredi Talamo, tenente colonnello dei carabinieri, medaglia d'oro al valore militare alla memoria. 

Giovanni Amalfi, invece, rilevò il negozio del padre, dandosi anche lui al commercio del ferramento, ma non avendo l'abilità del genitore, lo portò al fallimento e alla definitiva chiusura. Successivamente trovò lavoro presso il saponificio Asborno, un’azienda sorta nel 1954 con 128 dipendenti, diventati 147 nel 1958, quasi tutte donne, la cui direzione usava in maniera spregiudicata il lavoro a termine utilizzato per sostituire i lavoratori ammalati e obbligando questi ultimi a non rientrare fino a quando non scadeva il contratto dell’operaio momentaneamente assunto.1

Anche Elena frequentò l'Università, si laureò in Lettere e si diede all'insegnamento. La sorella maggiore, Maria, sposò la Chiesa, entrando nella Congregazione delle Ancelle del Sacro Cuore, una istituzione religiosa femminile fondata da Caterina Volpicelli nel 1867.

Michele ebbe una vita abbastanza lunga, morì il 10 aprile 1947, ad 88 anni, non prima di aver lasciato in eredità ai figli, l'intero primo piano di via Santa Maria dell'orto, civico 15, dividendo la proprietà tra Catello, Elena e Giovanni.2

Ad Elena Amalfi toccò l'appartamento centrale, dove poi visse per il resto della sua esistenza.

 

Storia di Elena Amalfi e di altre donne 

 

Elena Margherita Olga Amalfi (7 ottobre 1905-25 aprile 1995), penultima figlia della numerosa prole, forse sulla scia della sorella Maria, fu devotissima alla Chiesa, frequentando fin da giovanissima l'Azione Cattolica, un’antica associazione laica che risaliva al 1867. Insegnò per moltissimi anni presso la Scuola Media Stabiae per concludere infine la sua carriera professionale come docente del ginnasio del Liceo Classico, Plinio Seniore.

La frequentazione della potente associazione della Azione Cattolica le consentì di entrare in buoni rapporti con i maggiori dirigenti locali della Democrazia Cristiana, portandola in breve tempo a diventare ella stessa un esponente di spicco del neonato scudo crociato, sorto nel 1943 dalle ceneri del Partito Popolare, il cui leader locale era il futuro e potente senatore, padre padrone della politica stabiese, Silvio Gava (1901-1999).

Lo stesso Gava, in gioventù aveva aderito, fino a diventarne il massimo dirigente per diversi anni, all'Azione cattolica, di cui a Castellammare esistevano ben due circoli, il Giovanna D'Arco, frequentato da studenti e il Leone XIII, al quale aderivano giovani operai, in larga misura del Regio Cantiere Navale, poi fu tra quanti costituirono la sezione stabiese del nascente Partito Popolare, al quale aderirono molti giovani, eleggendolo Segretario. Silvio Gava nel suo libro di memorie ricordò di aver aderito al circolo Leone XIII, quello frequentato dai giovani operai.

«Mi iscrissi ad esso perché a me più congeniale. Lo frequentavo la sera e mi piaceva discorrere con operai intelligenti e preparati.»3

Chissà se tra quanti si iscrissero e frequentarono l'Azione Cattolica, fino alla chiusura dei circoli, imposta dal regime fascista nel 1931, non ci fosse anche la giovane Elena.

Considerando il suo carattere già allora serio e severo, probabilmente al ginnasio fu una studentessa modello, intelligente, curiosa e desiderosa di vivere la vita sociale della bella gioventù. Del resto a iscriversi all'Azione Cattolica fu lo stesso fratello maggiore, Catello e la sorella lo seguì, forse entrambi affascinati Silvio Gava, allora un ragazzo poco più grande di loro, ma già con la riconosciuta stoffa da leader nato. E forse fu lo stesso futuro senatore, che nell'immediato dopoguerra, nella Castellammare governata dalle vittoriose Forze Armate anglo americane, chiamato a dirigere, Il Domani d'Italia, quotidiano napoletano nato nel 1944, succedendo pochi mesi dopo ad Angelico Venuti, scomparso anzitempo, a volerla candidare nelle prime elezioni libere e democratiche del 7 aprile 1946.

Anche Catello, anticipando forse la stessa sorella minore, entrava a sua volta nella DC assumendo nel tempo vari ruoli direttivi, da segretario amministrativo a segretario politico della locale sezione, conquistando la fiducia assoluta del padre padrone della politica stabiese di quegli anni.4

Così come possiamo ipotizzare, o almeno ci piace immaginare, che la giovane Elena abbia aderito al Fascio femminile, fondato nell'agosto 1925 dalla dinamica, Franceschina Vanacore (1878-1932), professoressa di Italiano nella scuola complementare pareggiata, Giuseppe Bonito e donna energica ed estremamente impegnata nelle diverse attività sociali che l'epoca e il ruolo le consentivano, una donna che non poteva non affascinare una ragazza curiosa e affamata di conoscenza come Elena.5 

 

Le elezioni amministrative del 7 aprile 1946

 

Intanto in quel secondo dopoguerra, fatto di tanta speranza nel futuro e di macerie e  reali miserie lasciate dalla guerra, Silvio Gava, già membro della Consulta Antifascista Stabiese costituitasi nell'ottobre 1943, poi trasformata in Sotto Comitato di Liberazione, di cui assunse la presidenza,  sulla scia di quanto accadeva a livello nazionale, anche a Castellammare ricostituiva il 24 aprile 1944, il Gruppo della Democrazia Cristiana, con sede provvisoria nel salone del Palazzo Arcivescovile. 

Le elezioni per il direttivo si tennero il successivo 27 giugno, eleggendo tra gli altri la stessa Elena Amalfi, unica donna, dimostrando a sua volta un dinamismo e un attivismo non comune, oltre che uno stretto rapporto con l''onnipresente e instancabile Gava, leader riconosciuto dei cattolici.6

Con lei furono elette altre tre donne, delle quali non siamo riusciti, purtroppo, a identificare le liste e i partiti di provenienza. Quattro donne elette alla prima elezione, quasi un record, considerando il ruolo avuto dal gentil sesso fino a quel 1946. Forse l'elettorato femminile stabiese era più maturo di quando si potesse ipotizzare.

Era composto di soli uomini il comitato di Liberazione stabiese sorto nel 1943, subito dopo l'arrivo a Castellammare delle truppe anglo americane del 29 settembre, ed erano di soli uomini le prime Giunte provvisorie, tre, tra il 30 marzo 1944 e il 4 maggio 1946, nominate dal Comitato di Liberazione, d'intesa con la Prefettura e le autorità militari alleate. Poco importava se alla guida delle nuove Giunte provvisorie vi fossero persone considerate, ma non tutte lo erano, liberal democratiche come Carlo Vitelli, Alfonso Pironti e Raffaele Perna.7

Non riusciamo a immaginare come deve essersi sentita Elena Amalfi, lei, già quarantenne, donna nubile, così timorata di Dio, in quel consesso di quaranta consiglieri dove il potere era saldamente nelle mani degli uomini, ma soprattutto dominato dai terribili bolscevichi vincitori delle elezioni, quei terribili comunisti guidati da Pasquale Cecchi e dal fior fiore dell'antifascismo militante, che da lì a poco sarebbero stati scomunicati dalla Chiesa e maledetti per l'eternità.8

Fortunatamente anche Cecchi, antico maestro di scuola elementare poi Direttore Didattico, aveva un viso gentile, di uomo buono e paziente, ma purtroppo seguace di quel satanasso di Stalin, uno che si nutriva mangiando i bambini della borghesia!9

Le altre tre donne candidate ed elette furono, Carolina Sorrentino, Bianca Caso e Paola Bonifacio.10

Per loro non ci fu una seconda possibilità.  Bisognerà attendere le elezioni comunali del 6 novembre 1960 per incontrare una seconda eletta con Rosa Passerini, ma anche per lei nessuna riconferma. Arrivò invece nella quinta consiliatura, eletta il 10 giugno 1962, il premio per Elena, unica donna, neanche a dirlo, presente nell'austera aula consiliare di Palazzo Farnese, nominata assessore alle Finanze. Sindaco fu il notaio Francesco Saverio D'Orsi, alla sua prima elezione, ma dal lungo passato politico e proveniente a sua volta, neanche a farlo apposta, dall'Azione cattolica e una breve esperienza nella locale sezione dell'Uomo Qualunque, di cui fu segretario fin dal suo sorgere, il 24 gennaio 1946. 

Una consiliatura difficile, irta di difficoltà per le dure lotte intestine nella maggioranza, tra Giunte monocolori e sperimentazione del primo centro sinistra con PSI e PSDI. La consiliatura si chiuse anzitempo, si tornò alle urne il 2 giugno 1966, con Elena eletta ma non riconfermata nella nuova Giunta guidata ancora una volta da D'Orsi. Con Elena entrò in consiglio comunale una seconda donna, Caterina Conforti Rina.

 

Elena Amalfi, la Presidentessa 

 

Non trovava pace la politica stabiese, troppe le diatribe, troppi gli umori, troppe le voglie di potere e di poltrone dei vari protagonisti e così si ritornò anzitempo alle urne, il 11 giugno 1967. Elena si ricandidò, probabilmente sicura di essere rieletta anche in questa settima consiliatura, ma non fu così. Il suo tempo politico era finito, stritolata dagli emergenti, i nuovi arrampicatori della politica locale affamati di potere. Non fu rieletta. Nessuna donna entrò in consiglio comunale.

Elena non si perse d'animo, decise che era tempo di pensare ad altro, ad altri campi dove la visibilità non mancava e dove la sua fede poteva essere più utile ed operosa. Non si sbagliava e infatti fu a  livello locale, Presidente della Azione Cattolica, Presidente  dell'Opera Nazionale Maternità e Infanzia, da lei inaugurata, dopo lo scioglimento avvenuto nel 1975 dell'Ente nazionale e trasformata in struttura di assistenza sociale, presente il Presidente della Repubblica, Giovanni Leone, del CIF (Centro Italiano femminile), organizzazione di ispirazione cattolica fondata nel 1944, che ebbe come obiettivo la promozione e la tutela dei diritti delle donne e delle famiglie, fino a farsi Terziaria francescana laici (appartenente all'Ordine Francescano Secolare).

Una vita sempre in prima linea, sempre severa con se stessa prima che con gli altri, devotissima fino ad essere considerata da molti e da alcuni ancora ricordata così, una bizzoca, termine spregiativo e poco generoso nei confronti di una donna particolarmente attiva, ma col quale ancora oggi si indica una donna devota alla chiesa, ma nubile e destinata a rimanere tale.

Continuò ad insegnare le sue amate materie letterarie, come si è detto, presso la Scuola Media Stabiae, poi negli ultimi anni prima del pensionamento, come fosse una sorta di promozione finale, presso il ginnasio Plinio Seniore.

Tra i suoi allievi più famosi, negli anni in cui insegnò nella scuola media, ci fu il futuro scienziato della genetica molecolare e stimato sindaco di Castellammare negli anni Novanta, Catello Polito (1942-2025). Tra i due nacque una simpatia ed un rispetto reciproco che durò l'intera vita, rompendo quella dura scorza di severità dietro la quale si nascondeva l'animo sensibile della eterna signorina Amalfi.

Dopo di lei la politica stabiese continuò a parlare unicamente maschile, nessuna donna entrò nel consiglio comunale, nessuna donna in Giunta e bisognò attendere la undicesima elezione comunale per conoscere un nuovo volto femminile e questo accadde con una giovane comunista, Fabiola Toricco, con le votazioni del 29/30 maggio 1988, sindaco il democristiano Davide Baccaro, con Giunta composta di soli maschi.

Fu una consiliatura macchiata dal sangue del consigliere comunale, Sebastiano Corrado, ucciso in una faida interna alla camorra, scrivendo una delle pagine più brutte della politica stabiese. Purtroppo Corrado non fu l'unica vittima politica nella storia del consiglio comunale stabiese, infatti il 3 febbraio 2009 a cadere sotto i colpi spietati della camorra fu il consigliere comunale, Gino Tommasino, ancora per una storia torbida, per un presunto sgarro all'interno del clan d'Alessandro.

Fu la dodicesima votazione, quella che vide il ritorno della Sinistra al potere con l'ex comunista, ora pidiessino, Catello Polito, docente universitario, a vedere il ritorno di più donne, ben quattro, nella assise comunale, con il medico Maria Rita Auricchio, l'insegnante Ida Scarpato, Eugenia Di Maio Gallotti (subentrata al medico Giuseppe Gambale) e l'insegnante Anna Scevola. Quest'ultima, figlia d'arte, socialdemocratica come il padre, è stata la seconda donna a rompere il muro delle Giunte maschili, nominata assessore alla Pubblica Istruzione.

Infine, a corollario della conquista femminile della politica, è arrivata l'elezione della prima donna a sindaco della città - prima ed unica ad oggi 2026, negli 80 anni di storia politica della città - con l'ex deputata comunista e senatrice, poi Democratica di Sinistra, Ersilia Salvato, nelle elezioni del 26 maggio 2002, XIV consiliatura.

La sua Giunta è stata caratterizzata dalla presenza di ben quattro donne: Fabiola Toricco, Fiorella Girace, Emma Giammattei e Stefania Cascone, provocando non poche critiche tra quanti ritenevano eccessiva una così marcata presenza femminile.11

Furono ventidue travagliati mesi prima di essere costretta a dare le dimissioni, affondata dal fuoco amico del suo stesso partito e della sua maggioranza.12

Il resto è cronaca. 

Elena Amalfi è scomparsa il 25 aprile 1995, nella tranquillità della sua casa in via Santa Maria dell'Orto, pochi mesi prima di compiere novanta anni.13

 

Raffaele Scala

 

Note

1. R. Scala, Stalingrado del Sud, 1943 – 1969. Storia di Castellammare di Stabia operaia, tra lotte politiche e sindacali, in «Cultura e Territorio,» Nuova Serie, II, 2020, pp. 95-137.

2. Della sua scomparsa ne diede notizia Il Risveglio di Stabia, settimanale diretto da Catello Langella n. 9, 12 aprile 1947. «Lutto. Si è spenta giovedì, la vecchia e cara esistenza del commerciante, Michele Amalfi, che lascia di sé un retaggio di lavoro e nobiltà Ai figli, avvocati Catello e Giovanni, nostri cari amici, alla figlia, dottoressa Elena ed a tutti i congiunti, Il Risveglio in queste ore di dolore porge sentite e commosse condoglianze.»

3. S. Gava, Il tempo della memoria. Roma, Avagliano, 1999.

4. Il Domani d'Italia, nato sotto l'egida di Giulio Rodinò, fu fondato nel 1944, incontrando largo favore nel pubblico napoletano. Suo primo direttore fu l'avvocato Angelico Venuti, già direttore del settimanale democristiano, Il Popolo. Il quotidiano non ebbe lunga vita, uscendo nelle edicole dal 30 novembre 1944 al 31 luglio 1949. Silvio Gava lo diresse dal 1945 a fine novembre 1948, anno in cui fu eletto senatore della Repubblica

5. Per un approfondimento biografico di Francesca Vanacore, cfr, dello stesso Autore, 28 ottobre 1922, La marcia su Roma da Castellammare di Stabia, in «Infiniti Mondi», Anno 7, n. 27, gennaio febbraio 2023,

6. Segretario del Comitato fu eletto Francesco Montalto, Vice l'industriale Michele Rossano, segretario amministrativo Gennaro Puglia e consiglieri, oltre ad Elena Amalfi, si ricordano, Giuseppe Cascelli, Eduardo Esposito, Francesco Esposito, Emiddio Izzo, Francesco Pandolfi e Giuseppe Piccolo. Poco importava se il vice segretario Michele Rossano era stato durante il regime mussoliniano vice Podestà e aveva fatto parte del locale Fascio. 

7. Carlo Vitelli, ex massone, già iscritto al PNF in qualità di ex combattente della Grande Guerra, senza mai ricoprire nessun incarico politico; Alfonso Pironti, originario di Montoro Inferiore, a sua volta ex fascista iscritto al PNF dal 1925, ex prefetto a La Spezia, amico di Galeazzo Ciano, il genero di Mussolini; Raffaele Perna, socialista, commerciante in terraglia, mantenne la funzione di pro sindaco da settembre 1944 a maggio 1946, lasciando poi il ruolo al comunista Pasquale Cecchi.

8. Con decreto del Sant'Uffizio, pubblicato il 1° luglio 1949, approvato da Papa Pio XII, si dichiaravano apostati quanti professavano la dottrina comunista e quindi scomunicati. Faceva peccato mortale chi era iscritto al PCI, chi ne faceva propaganda, chi lo votava e chiunque leggesse o diffondesse la stampa comunista. La scomunica si allargava a chiunque fosse iscritto anche alla CGIL, all'UDI, alla Federterra o al Fronte della Gioventù. Secondo alcuni la scomunica tacitamente sarebbe decaduta con il Concilio vaticano II del 1966, sotto il pontificato di Paolo VI.

Le conseguenze non furono indolori provocando non pochi problemi nei rapporti dei parroci con le famiglie dei comunisti deceduti, ai quali in molti casi si vietavano i funerali religiosi. Sull’argomento cfr. dello stesso A. I comunisti stabiesi e la scomunica della Chiesa del 1949, 17 maggio 2014, e Il 1948 e dintorni, 26 ottobre 2024.

9. Anche nella vicina Torre Annunziata, altro isolotto repubblicano e roccaforte comunista, la prima elezione amministrativa del 15 giugno 1947 vide l'affermazione di una donna, ma stavolta di una pasionaria comunista, Carmela Pagano, vedova, con sette figli, dell'antifascista Mariano Guarriera, morto tragicamente nell'esplosione dei carri ferroviari avvenuto il 21 gennaio 1946. Con lei fu eletta la democristiana Maria Autieri. Le elezioni furono vinte dal Blocco del Popolo e sindaco fu eletto il comunista Pasquale Monaco. Cfr. V. Marasco, Il coraggio e l'eredità di Mario Guarriera e Carmela Pagano. Due vite e un unico destino antifascista, in «A Sud del Vesuvio», Infiniti Mondi, 2025.

10. I nomi delle quattro donne elette nel primo consiglio comunale del 7 aprile 1946 e di quelle elette nelle successive consiliature sono tratte dal volume di F. Piras e G. Maio, Castellammare di Stabia, mezzo secolo di storia politico amministrativa, Napoli, Eidos, 1996.

11. G. Maio, Quale Castellammare? Print Sprint, 2024, pp. 13-19.

12. Ibidem, pp.17-19.

13. Notizie all'Autore sono state fornite dal nipote, Michele Amalfi, figlio del fratello maggiore di Elena, Catello (1903 – 1972). Colgo qui l'occasione per ringraziarlo pubblicamente.

Michele Amalfi Junior, persona amabile e simpatica, è nato il 21 aprile 1947. Come il padre, dopo il liceo classico, si laureò in giurisprudenza, ma seguendone le orme, anche lui si impiegò nel 1973 presso il Banco di Roma, oggi Unicredit, e collocato ad Ancona, pochi mesi dopo il terribile terremoto del gennaio 1972. Al terremoto seguì un lungo sciame sismico durato ben sette mesi e causando non pochi danni, ma fortunatamente nessuna vittima.

Amante del teatro, dopo il pensionamento si è dilettato, e quando è possibile ancora lo fa, a recitare sui vari palcoscenici, non ultimi quelli stabiesi del Supercinema. Altro appassionato hobby è lo studio della difficile conoscenza della lingua napoletana. Una lingua immortalata da scrittori e poeti di ogni tempo.

 

 

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