Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Ingmar Bergman, il “posto delle fragole”

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Lo straordinario film “il posto delle fragole” scritto e diretto dal drammaturgo e regista svedese Ingmar Bergman (14 agosto 1918 – 30 luglio 2007) nel 1957 è sicuramente un capolavoro di cinematografia mondiale.

In questa opera Bergman pone in rilievo la ricerca dell’essenza della vita, del tempo che scorre nella corsa a rincorrere i sogni e le speranze e, al tempo stesso, alla resa dei conti con sé stesso. Detta così, la descrizione della trama del film resta molto riduttiva, questo perché Bergman sviluppa attorno al protagonista della sua opera, il dottore Isak Borg, una lunga catena retrospettiva sul proprio vissuto che non possono essere analizzata e capita se non vedendo il film.

Questo ricordare e bilanciare, ripercorrendo la propria vita, il dottore Borg lo fa nel lungo viaggio in macchina, ultimo del suo ultimo giorno, per andare a ritirare un prestigioso premio accademico; alla guida c’è sua nuora Marianne che lo pungola a ricordare i momenti topici della sua vita e degli errori fatti, primo fra tutti quello di essersi isolato dal mondo attraverso imperdonabili rinunce.

La nuora gli rammenda delle occasioni perse per sempre, come quelle di non aver vissuto dolci momenti con la propria famiglia. Durante il tragitto il dottore chiede alla nuora di fare una deviazione per poter raggiungere “il posto delle fragole”, luogo della sua giovinezza dove aveva trascorso gli anni più belli e dove aveva conosciuto l’amore per Sara, sua cugina.

 

Ora tutto era diverso, il tempo aveva rapito tutto ma non il ricordo forte e nitido che si materializzava nella sua mente.  Il viaggio riprende, Isak Borg vive il restante viaggio in un torpore del dormiveglia, in questo stato gli passa davanti agli occhi tutta la sua vita e sobbalza più volte dal terrore nel constatare di non averla saputo vivere. Il bilancio per lui, a mano a mano che si avvicina alla meta, è negativo, troppe volte non ha voluto dare un senso al tempo.

Giunti alla città di Lund, il dottore, tra squilli di tromba, riceve l’ambito riconoscimento venendo proclamato preclarissimus medicinae. Sereno di essere giunto alla fine del traguardo, il dottore Borg trascorre la serata gioiosamente con il figlio e la nuora, poi sorridendo si addormenta per sempre; forse negli ultimi istanti gli saranno tornati in mente quei versi a lui tanto cari: «Dov’è l’amico che il mio cuore ansioso ricerca ovunque senza avere mai riposo? Finito il dì ancor non l’ho trovato e resto sconsolato. La Sua presenza è indubbio ed io la sento in ogni fiore e in ogni spiga al vento. L’aria che io respiro e dà vigore del Suo Amore è piena. Nel vento dell’estate la Sua voce intendo.»

 

Mario Grimaldi

 

 

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