Tanti dubbi su Donald Trump
E non è la prima volta. Si rammenterà che qualche giorno or sono aveva addirittura adombrato l’annientamento di un’intera civiltà – quella persiana – in mancanza di un accordo soprattutto sul nucleare. Il che aveva suscitato una reazione immediata da parte di Papa Leone XIV. Il tutto condito dalle solite immagini generate dall’Intelligenza Artificiale, che pare il presidente si diverta a postare sul suo social network. Ora, le minacce sono efficaci a patto che non vengano recapitate un giorno sì e l’altro pure senza conseguenze concrete, altrimenti rischiano solo di essere inutili. Senza dubbio il tycoon ha il merito di aver di nuovo imposto l’immagine dell’America sulla scena internazionale dopo il grave appannamento verificatosi ai tempi di Joe Biden. Tuttavia qualcosa non torna. Più che una strategia precisa e definita la politica estera trumpiana sembra seguire gli sbalzi umorali (e frequentissimi) del tycoon, che lasciano sempre interdetti gli interlocutori, ivi inclusi gli alleati o ex tali. Questa volta la minaccia potrebbe concretizzarsi perché il presidente ha avuto una lunga telefonata con Benjamin Netanyhau, a detta di tutti l’unico vero alleato di Trump e anche l’unico di cui si fida. I due hanno concordato che la ripresa dei bombardamenti sull’Iran potrebbe riprendere se Teheran non accetterà le proposte Usa. Ma il regime continua a mostrarsi refrattario ritenendole eccessive e, nel frattempo, prosegue con le esecuzioni degli oppositori.
Il fatto è che i massicci bombardamenti americani e israeliani non hanno affatto piegato il regime. Le guerre, come già si era capito ai tempi del Vietnam, non si vincono con i soli bombardamenti aerei, ci vogliono truppe sul terreno (anche se queste non bastarono agli americani per ottenere la vittoria). Che lo scenario sia molto complesso lo si desume dall’analisi della cartina geografica, dove si vede quanto sia facile bloccare lo stretto di Hormuz. Ed è stato un grave errore di americani e israeliani non aver tenuto conto di questo fatto, del resto prevedibile. Ora Trump ha schierato davanti alle coste iraniane una “armada” impressionante, dotata degli armamenti più sofisticati. Non è affatto detto, però, che ciò basti ad aver ragione della resistenza di pasdaran e ayatollah. Né si sa con certezza di quanti e quali armamenti la Repubblica islamica ancora disponga. I più pensano che siano ancora tanti, così da rendere molto difficile la nuova operazione di Trump e Netanyhau. Saremmo curiosi di sapere cosa ne pensano i vertici militari Usa che, da quanto se ne sa, sono poco entusiasti. Senza tener conto del fatto che pure parti dell’amministrazione dimostrano scarso entusiasmo. Nel frattempo qualcuno ha capito veramente quali siano i fantastici accordi con Xi Jinping che il tycoon ha sbandierato dopo la sua visita in Cina? E non dovrebbe forse destare qualche allarme la visita di Vladimir Putin a Pechino subito dopo quella di Trump? Si spera che questa volta il tycoon non bullizzi qualche alleato (o ex tale) europeo per “non essergli andato dietro”. Del resto ha pure detto di non aver bisogno della Nato e non si può che dargli ragione, se l’Alleanza Atlantica è quella che intende lui.
Michele Marsonet
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Che stanchezza però: Donald Trump torna a minacciare l’Iran di completa distruzione. «Teheran farebbe meglio a darsi una mossa altrimenti non rimarrà più nulla di loro».