Oscar Wilde e la filosofia del vestito
A tale maestria non sfugge l’abilità di abbigliarsi con grazia, il vestirsi con garbo. Avere buon gusto diventa infatti così un modo per manifestare se stessi nel migliore dei modi, di esporre il proprio essere anche al cambiamento, ma un cambiamento che muta in base alle circostanze, alle occasioni e al contesto. Immaginiamo di essere ora nell’Inghilterra vittoriana, dove Oscar Wilde, aderendo al movimento di riforma razionale del vestito, promosse un abbigliamento più comodo e pratico. Delle sue conferenze sul vestito pronunciate nel 1884, i quotidiani britannici pubblicarono soltanto alcune trascrizioni frammentarie, mentre la versione integrale fu pubblicata dallo stesso Wilde su un giornale newyorkese nel 1885 col titolo di Filosofia del vestito. Non a caso questa era una riforma razionale del vestito: si mirava ad una semplificazione dell’abbigliamento, caratterizzato all’epoca dalla futilità degli ornamenti (soprattutto per il guardaroba femminile) e dalla rigidità e durezza del portamento; il tutto in vista di una maggiore praticità e comodità.
Oscar Wilde considerava l’organicità come il primo canone di bellezza, ossia la perfezione dell’uomo rappresentata dal suo stesso essere e non dall’abbellimento che gli si apponga, per cui le dimensioni umane sono solo una caratteristica, ma non un attributo della bellezza, in quanto un ruolo fondamentale è occupato dalla coscienza delle proporzioni. «Dunque la bellezza del vestito dipende esclusivamente dalla leggiadria che ricopre e dalla libertà di movimento che riesce a non ostacolare; non può esserci bellezza nell’abbigliamento fino a quando non ci sarà una conoscenza diffusa delle proporzioni della forma umana.» La bellezza è soppressione del superfluo, per contro, qualcosa di inadatto ad un corpo diventa brutto. La bruttezza è anche inutilità, come l’ornamento messo al posto sbagliato, e denota sempre la mancanza di praticità. Bisogna inoltre tener presente dell’armonia cromatica che deve essere impostata con chiarezza nel vestiario poiché tutti i colori sono ugualmente belli, ma, è solo combinandoli nel migliore dei modi che possiamo ricorrere all’effetto della suggestione e quindi dell’arte. Cosa dire in merito alla moda? Essa viene considerata la più grande nemica dell’arte poiché non è eterna, ma effimera. «La moda è una forma di bruttezza talmente insopportabile che siamo costretti a cambiarla ogni sei mesi. È evidente che se fosse bella non la modificheremmo così spesso, perché riunirebbe due qualità estremamente rare. Non a caso, quando un vestito ha raggiunto il proprio equilibrio, è rimasto inalterato per secoli.» Wilde fece riferimento alla questione meramente economica che spinge al cambiamento che la moda impone ai suoi disorientati e vanitosi seguaci ed inoltre manifesta la spersonalizzazione dovuta ad una pedissequa imitazione delle nuove tendenze. La moda, infatti, ignora i tratti della corporatura di ognuno ed esige che tutti si acconcino allo stesso modo. Il contrario avviene avvalendosi del buon gusto. Il vestito dovrebbe seguire il movimento della persona che lo indossa accompagnando ogni suo gesto o cenno poiché «la bellezza del vestito, come la bellezza della vita stessa, risiede nella libertà.» Un’ultima considerazione molto rilevante, inoltre, è data dalla concezione molto moderna della fluidità della moda, la cosiddetta gender fluid fashion per cui «ogni vestito ben fatto conviene ad entrambi i sessi, e non esistono indumenti che siano catalogabili come esclusivamente femminili.» Così si supera la distinzione binaria tra abbigliamento maschile e femminile.
Caterina Orrico |
Pubblicazioni mensiliNuovo Monitore Napoletano N.209 Maggio 2026
Miscellanea Letteratura, Storia e FilosofiaLuigi Pirandello. Niente maschere per “L’uomo dal fiore in bocca” La solitudine e la follia di Edgar Allan Poe Oscar Wilde e la filosofia del vestito Ludwig Wittgenstein e la logica dei “fatti” Le rivoluzioni e la loro difficoltà ad essere attuate Caos: fattore determinante del presente Ingmar Bergman, il “posto delle fragole”
Libere Riflessioni Esiste anche un protestantesimo sionista Gli intellettuali e dove trovarli La giustizia sconfitta dal suo stesso silenzio Le censure alla cultura russa sono solo stupide
Filosofia della Scienza Il successo degli studi “postcoloniali” ispirati a Gramsci
Cultura della legalità Cosa cambia il “salario giusto” Vittime innocenti. Maggio 1974-2020
Statistiche
La registrazione degli utenti è riservata esclusivamente ai collaboratori interni.Abbiamo 363 visitatori e nessun utente online |



La capacità di intendere, riconoscere ed apprezzare il bello è legata ad una predisposizione d’animo, ad una raffinata sensibilità e ad una coscienza estetica spiccata che sa andare oltre l’apparenza o l’esibizionismo.