L’estremismo religioso porta sempre tragedie
Ovviamente il pontefice si riferiva alle tre grandi religioni monoteiste: cristianesimo, islam ed ebraismo. Anche perché – ed è difficile negarlo – esse hanno radici storiche comuni. Musulmani, ebrei e cristiani attribuiscono alla divinità nomi diversi, ma pregano in sostanza lo stesso Dio, che non può certo cambiare a seconda di chi lo invoca. Più difficile risulta il discorso per religioni come buddhismo e induismo a causa delle loro specificità, ma Papa Bergoglio era convinto che, anche in questi casi, il dialogo interreligioso resti la via maestra per smussare gli angoli e risolvere i problemi della convivenza reciproca. Le religioni, insomma, non sono tutte uguali come qualche critico malevolo ha voluto far dire all’allora capo della Chiesa di Roma. Esse hanno, tuttavia, una base comune che dovrebbe facilitare il dialogo tra i loro leader spirituali e, di conseguenza, tra i fedeli che li seguono. La situazione nel mondo attuale, però, è molto complicata e non si presta a facili semplificazioni. Il fatto è che, negli ultimi decenni, estremismo e fanatismo religioso si sono espansi a macchia d’olio, causando conflitti armati e ondate di terrorismo che le nazioni non riescono a dominare. In questo senso, siamo abituati a parlare del fondamentalismo islamico, spesso dimenticando che anche nel mondo musulmano vi sono tendenze che preferiscono puntare al dialogo piuttosto che allo scontro. Caso emblematico è quello del “sufismo”, una corrente che pratica il misticismo e punta alla pace con i fedeli di altre religioni.
Nell’islam, tuttavia, prevalgono spesso visioni radicali che volgono lo sguardo al passato, desiderando il ritorno al califfato e cercando di realizzare questo progetto con la violenza. Per gli adepti di tale tendenza la storia non ha avuto alcuna evoluzione. Di qui la predicazione violenta di una forma di organizzazione politica, religiosa e sociale che non esiste più, e da imporre al mondo intero. Sbaglierebbe però chi pensasse che simili caratteristiche siano un tratto esclusivo dell’islam. L’attuale conflitto in Medio Oriente dimostra che pulsioni simili esistono anche nell’ebraismo. In Israele, l’avvento al potere dei fondamentalisti ebraici, che ora dominano la politica locale, ha causato guai a non finire. Si sentono e si leggono interviste a coloni ebrei in cui costoro parlano, per esempio, di Galilea e Samaria, regioni dell’antico Israele, come se quest’ultimo esistesse ancora. Il che li porta a negare i diritti della popolazione palestinese e ad occupare le loro terre quasi per diritto divino, con tutte le conseguenze del caso. Il governo di Netanyauh, composto in gran parte da estremisti religiosi, fa ben poco per contrastare questa pericolosa tendenza e, al contrario, sembra incoraggiarla incurante delle conseguenze a lungo termine. Fatti simili, tuttavia, accadono anche nell’India di Narendra Modi, dove l’attuale premier favorisce in ogni modo possibile gli indù reprimendo la numerosa minoranza musulmana. Le parole di Papa Francesco, quindi, sono assai meno strane di quanto appaiono a molti commentatori. Dopo tutto la promozione della pace e del dialogo interreligioso è il compito principale di ogni successore di Pietro. Proprio per questo Bergoglio avrebbe dovuto essere ringraziato, e non criticato.
Michele Marsonet
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