Leopoldo de Renzis: un altro eroe dimenticato

Condividi

Il ritratto di Leopoldo de Renzis è assolutamente inedito ed è stato cortesemente concesso dal Barone Niccolò De Renzis al Nuovo Monitore Napoletano. Pertanto è tutelato dal nostro copyright.

Il mio interesse per la Rivoluzione Napoletana del 1799 nasce da un’impressione,  dal ricordo di qualcosa di già visto, di già vissuto che mi spinse ad approfondire vecchie storie di famiglia, quasi dimenticate.  Esse erano là, ed ancora una volta rafforzarono la mia certezza che Napoli, la nostra città, è un diamante dalle mille facce, tutte risplendono della loro luce, ognuna con la sua Storia. Napoli millenaria,  greca, romana, bizantina, normanna, sveva,  angioina, aragonese e con un salto nel tempo, borbonica, giacobina, francese. Napoli, culla di civiltà, Napoli, nobile o lazzarona, Napoli da amare, sempre.

 

Dalle nebbie di un tempo lontano, sempre un'antica famiglia, i De Renzis, a volte Rienzo, di o De Rienzo, Di Renzo, dettero  a questo paese, cardinali, guerrieri, amministratori.

Il Capostipite fu un certo Cola, figlio di Rienzo o Lorenzo di Gabbrino, il più noto Cola Di Rienzo Tribuno Romano. Era nato il 1308, sembra da una relazione che Enrico VII° ebbe con la moglie di Rienzo, ed in una prima fase della sua vita  ebbe grandi onori. Fu magistrato, tribuno ed anche senatore. Poi, dagli altari alla polvere: dapprima fu imprigionato, poi scappò in Abbruzzo per essere ancora richiamato a Roma dove finì ucciso dopo sessanta giorni dal suo ritorno in un tumulto di popolo, l’8 ottobre del 1354.


Altri  De Renzis furono Baroni di Montanaro, tenutari di Francolise,  a poca distanza da Capua. Tra loro Leopoldo de Renzis, protagonista adombrato dei fatti del 1799.

Le uniche notizie biografiche ci sono pervenute  attraverso le memorie lasciate da Ottavio figlio di Stanislao, fratello di Leopoldo.

Padre di Francesco  (senatore italiano, ambasciatore a Londra ) e del Generale Michele de Renzis, Ottavio nel 1799 aveva solo dieci anni.

Di Leopoldo sappiamo che  era un soldato, un colonnello formatosi nella prestigiosa scuola militare, vanto del Borbone, la “Nunziatella” ed aveva combattuto con il Reggimento Dragoni a Velletri. Alla Nunziatella in quel lontano periodo aveva conosciuto Manthonè, Banfi, e tra gli altri  lo stesso Carlo Lauberg, lontano parente e forse anche legati dalla stessa appartenenza alla Società Patriottica.

Scrive  Ottavio nelle sue memorie: “ Con il Generale Championnet era venuto Carlo Lauberg, nostro parente che era emigrato in Francia per sfuggire ad un editto emanato contro di Lui, (per attività contro il Regno Borbonico). Si ricordi che dopo Velletri, all'avvicinarsi delle armate Napoleoniche, con a capo lo stesso Generale Championnet, l'esercito napoletano, si era visto abbandonato dai suoi stessi Generali, ed era stato congedato d'imperio, rimanendo alla stregua di animali, ai confini del Regno.  Questo fatto fece dire allo stesso Leopoldo, ritornato a Terracina, smettendo l'uniforme  che il tempo del suddito, era terminato e cominciava quello del cittadino […]  Egli, Lauberg, aveva ottenuto un incarico presso l’Armee ed era venuto a Napoli per organizzare la nuova Repubblica, dopo la fuga del Re. Era enormemente in confidenza con mio padre Stanislao e mio zio Leopoldo, colonnello di fanteria, rimasti senza incarico a causa della dissoluzione dell’esercito.

Il primo fu nominato membro del Comitato per l’Interno e l’altro, Leopoldo, di quello della guerra. Mio padre la cui salute era già precaria, non potè più sostenere il peso di questo nuovo incarico, dette le dimissioni a fine febbraio per morire poco tempo dopo, il 29 marzo del 1799.  Alla notizia della morte di mio padre, mio zio che era all’epoca Ministro della guerra, venne a Capua e obbligò mia madre a tornare a Napoli, con la famiglia, per non restare sola con due bambini in tenera età, sola e senza aiuto. Laubert si ritira con i Francesi,  Ferdinando invia dalla Sicilia il Cardinale Ruffo. Il popolo si abbandona alla più totale anarchia ed il governo che non aveva alcuna autorità, tollera o lascia commettere  impunemente le più  nefande atrocità il cui ricordo mi fa ancora fremere….

La nostra famiglia, fu proscritta, tutte le attività dei Montanaro, furono distrutte, la dimora di Capua fu pigliata e noi fummo esposti tutti i giorni agli oltraggi di questi delinquenti. Cercammo di sapere in tutti i modi notizie di nostro zio, ma ogni tentativo fu inutile, e restammo senza notizie, senza risorse e fummo obbligati a ritornare a Capua. Il nostro meraviglioso zio, verso la metà del mese di dicembre fu avviato all’esecuzione, attraverso la forca il 12 dicembre del 1799. Gli agenti che menarono l’inchiesta lo incolparono di crimini contro lo stato (appellandolo giacobino) e si impadronirono dei beni di famiglia, senza fare distinzione alcuna tra i beni di mio padre e quelli di mio zio. Noi rimanemmo completamente senza alcuna risorsa” [Luigi Conforti Napoli nel 1799 pp. 230/236]

E’ questa la testimonianza  struggente di un'epoca che aveva visto fulgido inizio e fine repentina. Ma cosa aveva fatto nel suo breve incarico a Napoli, Leopoldo, in qualità di  Ministro della Guerra e poi della Marina?
Aveva Collaborato per la rinascita della marineria napoletana insieme all'Ammiraglio Francesco Caracciolo, armando varie tartane e zattere con cannoni, evitando che gli Inglesi potessero subito sbarcare a Procida,  e insieme a Manthonè ,  arringando i soldati ancora acquartierati nelle campagne, dimostrandosi  un infaticabile organizzatore, come si evince dagli  scritti contenuti nel Monitore Napoletano a firma di Eleonora Pimentel.

" Il 7 ventoso sono stati aggiunti due altri membri al Governo Provvisorio; cioè Leopoldo De Renzis al Comitato Militare, e Nicola De Filippis al Comitato dell'interno.   Il Rapp. Manthonè è passato dal Com. Militare al Centrale.   E' giunto infine, ed ha preso il suo luogo nel Com. di Polizia il noto, e desiderato Rapp. Gius. Abbamonte. Hanno disegnato l'uniforme dei nostri soldati, l'uniforme sarà tutta blù anche la fodera; i bottoni metallo indorato col motto Repubblica Napoletana, i pettini rossi col dente giallo; il bavaro, e le paramaniche gialle col dente rosso, camisciola gialla, e pantalone blù con coturni: ognuno avrà al Cappello il suo pennacchio nazionale, e la sua ciappa.”-


Ma ormai  la Repubblica, dopo che i Francesi l'abbandonarono, nonostante i proclami serrati di Eleonora, nonostante gli eroismi, stava ai suoi ultimi giorni. Leopoldo combattè alla difesa del Maschio Angioino e riportò una grave ferita che costrinse i carnefici borboni  a trasportarlo con una sedia fin su al patibolo eretto in piazza Mercato. Fu a detta di alcuni decapitato e di altri afforcato.  Su comando della stessa Regina che in una lettera alla Hamilton l'aveva nominato velenoso affabulatore, fu gettato via come un "vecchio cencio".

Era il 12 dicembre, aveva 50 anni. I suoi resti in un sacello della chiesa del Carmine Maggiore, ad imputridire nel fango, assieme ad altri eroi ancora abbandonati, senza alcuna umana pietas.

 

Cerca

Condividi su FaceBook



Statistiche

Utenti registrati
117
Articoli
2096
Web Links
6
Visite agli articoli
7788675

(La registrazione degli utenti è riservata solo ai redattori) Visitatori on line

Abbiamo 517 visitatori e nessun utente online