Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

1940-1956: Lituania, Estonia, Lettonia tra imperialismo russo e occupazione nazista

Condividi

Lituania, Estonia e Lettonia, tre nazioni confinanti, affacciate sul mar Baltico, hanno vissuto anni terribili dal 1940 al 1956 strette tra imperialismo russo e occupazione nazista durante il secondo conflitto mondiale.

Erano Nazioni indipendenti quando nell’estate del 1940 furono occupate ed annesse all’Unione Sovietica come conseguenza del patto Ribbentrop-Molotov stipulato nell’agosto 1939 tra Germania nazista e Unione Sovietica che prevedeva la spartizione dei loro territori. La loro adesione all’Unione Europea e alla NATO ha rinnovato l’interesse per la politica di questi Paesi.

Lituania - Al momento della prima occupazione sovietica nel giugno 1940 la popolazione della Lituania comprendeva circa 2.7 milioni di abitanti di etnia autoctona e circa 250mila ebrei, l’Estonia e la Lettonia avevano circa 1 e 2 milioni di abitanti rispettivamente.

Il periodo fu breve perché nel giugno successivo fu invasa dall’esercito tedesco, ma le misure prese dagli occupanti furono molto pesanti.

Venne creato un partito comunista lituano sottoposto al ferreo controllo di Mosca, e seguendo le direttive staliniane, collettivizzate le aree coltivabili, fondati grandi complessi industriali, i contadini costretti a stabilirsi nei centri urbani.

Fu inoltre portata avanti una sistematica politica di depauperamento della cultura lituana, il patrimonio artistico fu duramente danneggiato (molte chiese cattoliche, simbolo della devozione popolare, chiuse o spogliate delle loro opere d'arte o distrutte), stimolata una massiccia immigrazione russa per costituire un nucleo russofono all’interno del Paese.

Centinaia d’intellettuali furono deportati nei gulag siberiani, una testimonianza si trova nel romanzo del 2011 di Ruta Sepetys Avevano spento anche la luna dove la protagonista, a 15 anni, fu stata deportata con la madre e il fratellino in Siberia.

Gli eserciti tedeschi furono accolti come liberatori; in realtà l’obbiettivo dei nazisti era la germanizzazione forzata di tutti i Paesi baltici, destinati alla colonizzazione tedesca, le popolazioni autoctone "non germanizzabili" sarebbero state spostate all’est ed eliminata la popolazione ebraica.

Alla persecuzione antisemita si unirono i nazionalisti lituani: a Kaunas, la seconda città lituana con circa 300.mil di abitanti si svolse una delle azioni più violente e brutali di tutta la storia della Shoah: le truppe ausiliarie lituane, le Ypatingasis būrys massacrarono, in fucilazioni di massa, circa 100.000 persone, di cui 60.000 o 70.000 ebrei, compresi donne e bambini e circa 20.000 esponenti della classe dirigente polacca.

Al termine dell’occupazione tedesca nel gennaio 1945 furono circa 200mila gli ebrei uccisi, quasi annientata la classe dirigente di Vilnius, la capitale, costituita sino ad allora dall'intellighenzia polacca.

Centinaia di lituani misero a rischio la propria vita per proteggere i perseguitati. Nel dopoguerra Israele ha riconosciuto 904 lituani come Giusti tra le Nazioni.

Dopo il 1945, nel Paese riconquistato dall’Armata Rossa, riprese la repressione staliniana, che prosegui fino al 1956. I lituani si ribellarono soprattutto col movimento di resistenza partigiana dei Fratelli della foresta, costituito da circa 150.000 baltici (30.000 estoni, 40.000 lettoni e 80.000 lituani) coinvolti sia attivamente che passivamente. Gruppi armati di varie dimensioni e composizione, organizzati per operazioni di autodifesa e guerriglia, impegnarono in scontri anche significativi le forze sovietiche. I russi rispondevano con rastrellamenti, incendi dei villaggi, arresti torture, esecuzioni e deportazioni.

Taimi Kreitberg, uno degli estoni che riuscì a sfuggire alle deportazioni, ricorda: «Per tre giorni e tre notti non mi diedero né da mangiare né da bere. Mi dissero che non mi avrebbero ucciso, ma mi torturarono [fino a quando] non tradii tutti i miei compagni. Per circa un mese mi trascinarono nei boschi e nelle fattorie di proprietà dei parenti dei Fratelli della foresta, oltre a incaricarmi di chiedere cibo e riparo mentre i sovietici attendevano di colpire all'insaputa dei ribelli.»

Il termine Fratelli della foresta, usato la prima volta nelle regioni baltiche nelle prime fasi della Rivoluzione russa nel 1905, indicava assembramenti di varia estrazione e motivazioni che si rifugiarono nelle foreste.

Sul movimento dei Paesi baltici nel periodo 1940-1956 esiste un’ampia documentazione con valutazione diverse sui partecipanti, considerati anche collaborazionisti durante la precedente occupazione tedesca.

Il giudizio complessivo non può che essere di ammirazione di fronte a decine di migliaia di cittadini che combattendo per ideali d’indipendenza e libertà, hanno vissuto lunghi anni nelle foreste sopportando sofferenze terribili.

L'ultimo a uscire al nascondiglio nel 1995 fu Jānis Pīnups.

Il lettone aveva disertato l'Armata Rossa nel 1944 e le autorità sovietiche presunsero la sua morte in battaglia. Aveva proseguito a nascondersi per paura che la sua famiglia venisse deportata se fosse stata scoperta la sua diserzione.

Circa 25 anni dopo, fu costretto a cercare assistenza medica, ma lo riconobbero solo i fratelli e coloro che vivevano nelle vicinanze della sua vecchia casa.

Nel 1980, con l'inizio della glasnot in Russia, la Lituania è stata la prima repubblica baltica a ritornare indipendente nel marzo 1990. L'indipendenza venne ufficialmente riconosciuta nel settembre 1991 e l’ultimo battaglione russo lasciò il Paese nel 1993. Ha aderito all’Unione Europea nell’aprile 2003 e alla NATO nel marzo successivo.

Estonia - Nel 1940 l’Estonia, occupata dall’Armata Rossa, sempre come conseguenza del patto Ribbentrop-Molotov, divenne la Repubblica Socialista Sovietica Estone.

Iniziò un periodo di repressione politica: coloro che non avevano la prova del voto stampata sul passaporto rischiavano di essere uccisi, iniziarono le deportazioni; si formarono i primi gruppi di partigiani.

Come era avvenuto in Lituania, l’arrivo della Wehrmacht nel giugno 1941 fu considerato una “liberazione” e la lotta contro il regime sovietico e l’URSS qualificata “lotta per la libertà”.

Si formarono milizie locali per la lotta contro i partigiani filo-sovietici e guardie per i campi di concentramento; si calcola che su un milione di estoni circa100.000 fossero inquadrati negli eserciti tedeschi.

Nel 1944 fu costituita la 20. Waffen-Grenadier-Division der SS, comandata da Alfonse Lebane, pluridecorato dai nazisti che fu sconfitta dall’Armata rossa nel 1945.

Occorre sottolineare che l’ideologia di questi combattenti era completamente diversa da quella delle SS naziste, la loro lotta era per l’indipendenza e la libertà.

Vi furono comunque anche combattenti contro l’esercito tedesco: nell’offensiva del Baltico del 1944, nelle file dell’Armata Rossa combatté l'8º Corpo d'armata estone comandato dal generale Pern. Furono le sue truppe a entrare a Tallinn, la capitale, il 22 settembre 1944

Nel 1945 alla fine del conflitto fu ripresa da parte dei sovietici una sistematica politica di spersonalizzazione del popolo estone: ogni manifestazione esteriore dell'identità culturale estone venne proibita (per esempio indossare abbigliamento con i colori nazionali era fuori legge), il patrimonio artistico depauperato.

Il KGB ebbe un ruolo di primo piano nella repressione e continuò la sua attività fino al 1991: i cittadini estoni, sospettati di volere l'indipendenza, venivano schedati, controllati, spiati ed arrestati dalla polizia segreta sovietica.

In seguito alle torture, alle esecuzioni e alle deportazioni in Siberia centinaia di intellettuali, funzionari e giovani studenti estoni sparirono.

In questi anni, chiamati “del terrore” la percentuale degli abitanti di etnia estone scese drasticamente e la cultura e la lingua estone messe in pericolo.

Gli estoni si ribellarono partecipando al movimento Fratelli della resistenza con10.000 - 15.000 combattenti fino alla metà degli anni 50.

Con la dissoluzione dell’impero sovietico anche la Estonia tornò libera nel 1991; le truppe russe lasciarono il Paese nel 1994. L’adesione all’Unione Europea e l’ingresso nella NATO avvenne nel 2004.

Lettonia - Nell’agosto del 1940 anche la Lettonia, occupata dall'Armata Rossa, divenne una delle Repubbliche dell’Unione Sovietica. Ulmanis, il dittatore, fu arrestato e mori in carcere. L’occupazione terminò nel giugno 1941 con l’invasione dell’esercito tedesco. Durante l’occupazione tedesca, fino al 1945, si susseguirono eccidi di ebrei e rom.

Quando nel dopoguerra il Paese fu nuovamente occupato dall’Unione Sovietica la politica di “russificazione” mise quasi a rischio l'identità nazionale

Anche i lettoni reagirono con il movimento partigiano dei Fratelli della foresta con circa 40.000 partecipanti. Il numero degli effettivi sul campo oscillava fra i 10.000 ed i 15.000 con operazioni congiunte con i partigiani estoni e lituani. Gli ultimi gruppi abbandonarono la foresta nel 1957.

Con il crollo dell’URSS anche la Lettonia fu riconosciuta come Stato indipendente nel settembre 1991.

L’adesione all’Unione Europea è del maggio 2004; era stata approvata l’anno precedente con un referendum con quasi il settanta per cento dei voti favorevoli. Sempre nel 2004, è entrata a far parte della NATO.

Le sofferenze delle popolazioni di questi Paesi nel secolo precedente per occupazione sovietica rendono comprensibile l’adesione alla NATO in particolare dopo l‘aggressione all’Ucraina del 2022.

 

Alberto Dolara

 

Statistiche

Utenti registrati
20
Articoli
3509
Web Links
6
Visite agli articoli
19350729

La registrazione degli utenti è riservata esclusivamente ai collaboratori interni.

Abbiamo 973 visitatori e nessun utente online