Unione Europea e disinformazione
Tuttavia il metodo che s’intende adottare per raggiungere questo obiettivo presta il fianco a critiche e sospetti. Si noti, innanzitutto, che l’iniziativa è come sempre nelle mani della Commissione Ue (organo non eletto dai cittadini), senza che si senta il bisogno di coinvolgere più di tanto il Parlamento che dovrebbe, in teoria, rispecchiare la volontà popolare. Situazione certo non nuova a Bruxelles, ma che aumenta comunque le perplessità di coloro che eccepiscono sul reale grado di democraticità di questa Unione. La Commissione presieduta da Ursula von der Leyen ha dunque deciso di lanciare il “Democracy Shield” (lo Scudo europeo per la democrazia) destinato a combattere disinformazione e ingerenze straniere, e che dovrebbe basarsi su un “Centro europeo per la resilienza democratica”. Posta in questi termini l’iniziativa appare legittima ma, come accennavo dianzi, si tratta di capire chi avrebbe il controllo di queste strutture. Sembra di capire, anche se le informazioni sono ancora scarse, che tale controllo spetterebbe alla coalizione di partiti che sorregge la traballante maggioranza di Ursula von der Leyen, tagliando fuori tutti gli altri.
Si avrebbe, allora, una sorta di “dottrina ufficiale” Ue adottata, per l’appunto, dall’attuale maggioranza, e che non potrebbe trovare il consenso di coloro, chiamiamoli per comodità “euroscettici”, che nella suddetta maggioranza non si riconoscono. Scontato, a questo punto, nutrire dubbi legittimi. Verrebbero creati strumenti per scovare i “deepfake” e per potenziare il “fact checking” mediante una rete Ue indipendente. Ma indipendente da chi, se è lecito chiedere? E come può la Commissione arrogarsi il diritto di giudicare la reale indipendenza dei soggetti coinvolti? E chi ha deciso di dotare Bruxelles di strumenti così ampi, tanto da poter decidere cosa è vero e cosa è falso? È ovvio che risposte ufficiali non vengono fornite, e che il vero significato dell’operazione va ricondotto alla volontà di escludere dal circolo decisionale tutte le formazioni politiche che non si riconoscono nella summenzionata “ortodossia” Ue. Si dà tuttavia il caso che nulla di simile sia mai stato approvato dal Parlamento europeo, dal che consegue che la Commissione sta cercando di attribuirsi poteri amplissimi senza passare prima dalle necessarie verifiche parlamentari. Si tratta di un fatto grave, che può addirittura condurre allo stravolgimento della Ue come oggi la conosciamo. Senza dubbio l’Unione dovrebbe essere riformata in profondità, ma è lecito dubitare che l’iniziativa della Commissione e della sua presidente rappresenti la via adatta per raggiungere tale scopo.
Michele Marsonet
|
Pubblicazioni mensiliNuovo Monitore Napoletano N.206 Febbraio 2026
Miscellanea Letteratura, Storia e Filosofia Breve storia della FGCI di Castellammare di Stabia L’Ospedale della Pace. La cura a servizio della città
Libere Riflessioni Chavismo, lezione numero 2: Gesù era socialista In memoria di Antonino Zichichi La storia come strumento per leggere il presente La “riforma della magistratura” è un bluff
Filosofia della Scienza Dario Antiseri, il filosofo della "società aperta" Circa i limiti della conoscenza umana Dewey e la filosofia negli Stati Uniti
Cultura della legalità Figli maggiorenni e mantenimento: la giurisprudenza cambia rotta Cos’è e a chi serve la “separazione delle carriere”? Chi controlla i nostri dati? La nuova frontiera dei diritti nell’era dell’IA Vittime innocenti. Febbraio 1893-2014
Statistiche
La registrazione degli utenti è riservata esclusivamente ai collaboratori interni.Abbiamo 239 visitatori e nessun utente online |



È logico che gli europei cerchino di difendersi dalle ondate di fake news che quotidianamente li assediano, ed è pure fondato pensare che gran parte della disinformazione provenga dalle potenze totalitarie.