Le false speranze di Kiev nella Nato
Dopo un periodo di entusiasmo iniziale quando l’Alleanza Atlantica era diretta dal norvegese Jens Stoltenberg, con il passaggio delle consegne all’olandese Mark Rutte meno di un anno fa tale entusiasmo è assai diminuito. Non è certo colpa di Rutte, ovviamente, che sta facendo il possibile per tenere unita l’alleanza. Le cause vanno piuttosto ricercate a Washington, dove a Donald Trump non basta aver imposto alle nazioni Nato dazi sulle esportazioni e un corposo aumento della spesa militare. E’ ben noto che il tycoon non crede molto all’alleanza occidentale e cerca, al contrario, di ristabilire buoni rapporti con la Federazione Russa di Putin (tentando, al contempo, di tenere a bada la Cina). Di qui le continue sberle in faccia ai tradizionali alleati europei e asiatici, e un disinteresse progressivo per Kiev. Tutto questo proprio mentre il gruppo dei “Brics” (formato da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), ai quali si sono recentemente aggiunte altre nazioni importanti come Indonesia, Egitto e Iran, sta lavorando intensamente per promuovere il commercio extra-occidentale. Non solo.
Ulteriore obiettivo importante è togliere al dollaro americano la sua funzione di valuta di riferimento mondiale. Cosa possa fare l’Ucraina in una simile situazione non è affatto chiaro. A Kiev il supporto europeo, da solo, non basta, mentre nel frattempo la Casa Bianca è diventata un ring dove si scontrano senza esclusione di colpi Trump, Elon Musk e Steve Bannon. Un fatto è comunque certo. D’ora in poi sarà sempre più difficile fidarsi delle promesse di Washington, rammentando anche quanto avvenne in Afghanistan con Bide. Mentre l’Europa, per non implodere, dovrà giocoforza imparare a giocare su tavoli diversi.
Michele Marsonet
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Si parla spesso, ormai, dell’Ucraina sedotta e abbandonata dalla Nato, e vi sono buone ragioni per sostenerlo.