Perplessità sulla strategia di Donald Trump
Al contempo, i dazi imposti all’Unione Europea, conditi da una buona dose di insulti, lasciano gli Stati Uniti da soli a fronteggiare il pericolo delle due grandi autocrazie dei nostri tempi. Putin e Xi Jinping, infatti, stanno serrando i ranghi confermando un’alleanza che sembrava in crisi. Mosca e Pechino, in altri termini, sono ancora impegnate a disegnare un nuovo ordine mondiale che veda l’aumento della loro influenza e il declino di quella Usa. Entrambe puntano pure, con il supporto dei Brics, a togliere al dollaro la sua funzione di valuta di scambio internazionale per sostituirla con una nuova (anche se ci vorrà del tempo). Non sembra, quindi, che lo stile da saloon del presidente Usa abbia conseguito successi. Al contrario. Gli alleati europei in sofferenza per i dazi cercano una via d’uscita tentando il riavvicinamento con Mosca e Pechino per creare nuovi sbocchi alle loro esportazioni, e in Italia c’è già chi si lamenta per l’abbandono della “Via della seta”. Nel frattempo il ministro degli esteri cinese Wang Yi ha incontrato Putin in persona, esaltando l’alleanza tra i due Paesi. Dal canto suo il leader russo ha invitato a Mosca Xi Jinping il prossimo 9 ottobre ad assistere alle celebrazioni dell’ottantesimo anniversario della vittoria sovietica nel secondo conflitto mondiale, premurandosi di notare che il presidente cinese sarà l’ospite principale. La strategia trumpiana, insomma, non pare cogliere i risultati sperati. Sono davvero così inutili gli alleati europei di lungo corso? E cosa accadrebbe se Putin e Xi, invece di allontanarsi, stringessero ancor più i loro rapporti già solidi? L’America di Trump, per ora, fa orecchi da mercante e non pare incline a ripensamenti sorta. Gli europei, dal canto loro, sono preoccupati e in posizione d’attesa. Ma senza escludere, come si diceva dianzi, un riavvicinamento alle due grandi potenze autoritarie.
Michele Marsonet |
Pubblicazioni mensiliNuovo Monitore Napoletano N.209 Maggio 2026
Miscellanea Letteratura, Storia e FilosofiaLuigi Pirandello. Niente maschere per “L’uomo dal fiore in bocca” La solitudine e la follia di Edgar Allan Poe Oscar Wilde e la filosofia del vestito Ludwig Wittgenstein e la logica dei “fatti” Le rivoluzioni e la loro difficoltà ad essere attuate Caos: fattore determinante del presente Ingmar Bergman, il “posto delle fragole”
Libere Riflessioni Esiste anche un protestantesimo sionista Gli intellettuali e dove trovarli La giustizia sconfitta dal suo stesso silenzio Le censure alla cultura russa sono solo stupide
Filosofia della Scienza Il successo degli studi “postcoloniali” ispirati a Gramsci
Cultura della legalità Cosa cambia il “salario giusto” Vittime innocenti. Maggio 1974-2020
Statistiche
La registrazione degli utenti è riservata esclusivamente ai collaboratori interni.Abbiamo 290 visitatori e nessun utente online |



Aumentano dubbi e perplessità (e pure la rabbia) sulla strategia di politica estera di Donald Trump. Notiamo innanzitutto che il proposito di riavvicinare la Russia per allontanarla dalla Cina non è riuscito. Il tycoon s’aspettava che Putin avrebbe subito accettato le sue proposte in cambio del rinnovato interesse per la Russia. Senza capire, però, che lo zar moscovita non è per nulla disposto a rinunciare alle conquiste territoriali in Ucraina che, al contrario, vorrebbe addirittura aumentare. In questo senso le proposte americane non sembrano interessare più di tanto ai russi.