Il palazzo del Monitore: l'ultima dimora di Eleonora
Per anni si è creduto che il termine Sopra stesse ad indicare la Salita Santa Anna di Palazzo e che di conseguenza l’edificio dovesse essere uno di quelli che affacciano sull'omonimo vicolo. L’individuazione del sito non è stata affatto facile dal momento che, fino a tutto il Settecento, non esisteva ancora l’istituto del Catasto. Erano le autorità ecclesiastiche ad occuparsi del censimento di edifici, proprietari ed affittuari, talvolta in modo confuso ed approssimativo nei libri dello "Stato delle Anime".
La chiesa di S. Anna di Palazzo, nei cui registri sarebbe stato possibile rinvenire una qualche traccia, è andata distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale; da allora si sono anche avute variazioni dell'area urbanistica. La chiesa attuale, pur recando la stessa intitolazione, altro non è che la chiesa del Rosario di Palazzo, nella quale si sono riusciti a salvare solo il Fonte Battesimale, qualche immagine sacra e i registri della chiesa di S. Anna. L’unica traccia di Eleonora la si trova nel Libro dei Matrimoni e data il 4 febbraio dell’anno 1778. Presso l’Archivio Storico di Stato di Napoli sono custoditi i registri catastali che fecero comparsa a Napoli durante il decennio francese (1806–1815) grazie alle opere innovative apportate dal re Gioacchino Murat che, tra le altre cose, istituì anche lo Stato Civile. Pur non essendovi riferimenti in merito alle proprietà immobiliari del marchese Sifola, esiste però un atto relativo alla moglie Rosa Galiano, cui era intestato l’appartamento preso in fitto da Eleonora: la gloriosa casa che avrebbe ospitato i patrioti del 1799 e dove la marchesa giacobina redasse il Monitore Napoletano. In base a questo documento si evince che l’edificio si trova non alla Salita Sant’Anna di Palazzo, come per anni erroneamente si è pensato, bensì in Via Santa Teresella degli Spagnoli, 46, nello stesso quartiere dove era venuta ad abitare con la sua famiglia da bambina, una zona ora come allora detta Sopra Sant’Anna di Palazzo, fatta di viuzze tra le quali non è facile districarsi, labirinti in cui Eleonora visse tutta la sua breve esistenza. Il palazzotto, rimaneggiato di recente, ancora reca uno stemma sul portale e la facciata in stile rococò. All’interno si rinvengono solo un minuscolo androne e le scale di pietra. Il nome inciso sul portale è Schisa. Non è certo cosa rara la trasformazione che alcuni cognomi hanno assunto negli anni. La stessa Eleonora in molti documenti ha visto il proprio cognome mal trascritto in Pimentella o Piomentella; nella stessa fede di nascita ella viene citata come Piemantel.
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Purtroppo, nonostante la tempestiva pubblicazione della ricerca storica e non solo su rivista specializzata, ma anche su un noto quotidiano, in occasione del secondo centenario della Repubblica Napoletana, come spesso accade, senza porsi alcuno scrupolo, qualche sedicente storico ha deciso che il palazzo del Monitore doveva essere quello di fronte ad una famosa pizzeria del luogo, probabilmente per alimentare l'anima del commercio, e lì è stata deposta la lapide commemorativa dal Comune di Napoli, non solo offendendo la vera memoria storica, ma traendo in inganno chi, ignaro della verità, si chiede perplesso se non si tratti di un' altra beffa del destino il vedere sul presunto portone da cui uscì Eleonora l'ultima volta per essere condotta in prigione e poi al patibolo, troneggiare la regina Margherita che impettita mangia la sua celebre pizza.