La storia industriale in un pugno di dighe

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Pubblicato Giovedì, 29 Dicembre 2011 18:10
Scritto da Giuseppe Bernardo
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Quando si dice energia idroelettrica si intende dire una serie di cose. La prima è "acqua", o meglio, la potenza che è in grado di scatenare se l'acqua è convogliata nel modo giusto per far girare apposite turbine collocate nelle dighe.

I vari boom economico-industriali dell’Italia e dell’area padana in particolare, compreso quello della Belle Epoque e il boom più importante, quello fra il 1958 e il 1963, sono stati in massima parte “generati” da energia rinnovabile: dalle mastodontiche dighe in grado di produrre idroelettricità.

Soprattutto, l’energia è giunta dalle acque dell’arco alpino (e in misura minore, dell'Appenino, con quote minori provenienti dalla geotermia in Toscana). Quelle dighe sono autentici monumenti storici. La produzione non prevede processi di combustione o chimici di alcun genere e tipo, ma comporta una certa modifica delle condizioni ambientali.  È da notare che qualora i nostri avi non avessero acconsentito allo sviluppo dell’energia pulita idroelettrica, il Nord non si sarebbe sviluppato negli anni 60.

Le rivoluzioni industriali si sono succedute quando ancora le abitazioni non avevano elettrodomestici. Oggi, a causa dell'accresciuta richiesta di energia, nonché al quasi esaurimento della possibilità di nuove grandi installazioni idroelettriche, e non solo, le energie rinnovabili rappresentano solo quote marginali della produzione. In Italia siamo molto indietro e abbiamo burocrazie e spesso lotte intestine.

Il progresso scende dai monti e la storia inizia cento anni fa.

Già nel quadro della BelleEpoque e dell’età giolittiana, l’elettricità prodotta allora non era più sufficiente a soddisfare la domanda che l’industrializzazione del crescente triangolo industriale Milano - Varese - Como, richiedeva. Per ovviare, lungo tutto il secolo si è proceduto nella costruzione di dighe.

Gli impianti idroelettrici hanno dunque accompagnato lo sviluppo industriale della regione lombarda.

All’avvicinarsi del primo conflitto mondiale il Governo, per sostenere l’espansione dell’industria bellica, emanò negli anni 1916-17 una serie di norme destinate a favorire lo sviluppo del sistema idroelettrico. Nacque così nel 1920 la seconda centrale del Comune di Milano, Roasco a Grosio,che permise nel 1922 di toccare i 90 milioni di KWh prodotti. Nel 1921 iniziarono i lavori di costruzione della diga di Cancano (terminati i quali nel 1928, risolsero il problema decisivo dell’immagazzinamento dell’acqua nel periodo estivo). Parallelamente, si costruì la centrale di Fraele e successivamente il canale Viola con 10 opere di presa (1934).

In anni più recenti, è stato costruito il Nuovo Canale Viola. Del 1937 è il completamento della centrale di Stazzona (totalmente incaverna!) e dello sbarramentodi Sernio.

Ci aspetta un secolo di investimenti in reti elettriche, intelligenti e di opere per fornire e addirittura esportare Energia Verde nei paesi.

In Italia abbiamo un potenziale enorme di  Energia da sole, vento, biomasse e geotermia che va sfruttato.