Lo scettro d’oro di Narendra Modi

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Narendra Modi Narendra Modi ha inaugurato il nuovo Parlamento indiano, da lui voluto per sostituire quello in uso ai tempi della dominazione britannica, impugnando lo scettro d’oro, simbolo sacro del potere.

La storia ci dice che tale scettro risale all’antica dinastia Tamil dei Chola, che fondò nei primi secoli dopo Cristo un potente impero collocato nella parte meridionale del subcontinente indiano, ed è ricordato per le sue conquiste e il suo splendore culturale.

È anche conosciuto come “lo scettro di Nehru”, il primo premier dell’India indipendente. A lui venne consegnato dai sacerdoti del Tamil Nadu come simbolo della riacquistata indipendenza, con l’approvazione di Lord Mountbatten, ultimo viceré inglese. Ma, dopo quell’episodio, non se ne sentì più parlare.

Tuttavia Jawaharlal Nehru, sulla scia del Mahatma Gandhi, aveva in mente un’India multietnica, multiculturale e, soprattutto, multireligiosa, in cui i tantissimi gruppi che fanno parte del Paese potessero vivere in pace.

L’esatto contrario di quanto va sostenendo l’attuale premier. Il suo partito BJP (Bharatiya Janata Party), che detiene la maggioranza assoluta in Parlamento, vuole un’India totalmente indù. Progetto impossibile da realizzare, se solo si pensa che nella Federazione vivono circa 140 milioni di musulmani (il terzo più grande gruppo islamico al mondo dopo Indonesia e Pakistan), mentre i cristiani rappresentano poco meno del 3% del totale della popolazione.

 

Questa situazione non sembra affatto spaventare Modi e il suo partito. Tutte le leve del potere sono in mano agli indù (fatto mai accaduto in precedenza), e si intensificano le persecuzioni contro le minoranze religiose. Per i cristiani, ad esempio, è sempre più difficile svolgere attività missionaria. Anche le suore di Madre Teresa di Calcutta, che gestiscono molti ospedali e rifugi per i poveri, vengono apertamente osteggiate.

A riprova del dominio indù, Modi ha deciso di collocare in modo permanente lo scettro d’oro nel nuovo Parlamento. Come sempre si sono verificate proteste da parte delle minoranze. Sul piano politico il premier è stato accusato di violare la Costituzione poiché non ha coinvolto nella celebrazione il presidente della Federazione Indiana.

Nel frattempo quest’ultima ha superato la Cina come nazione più popolosa del mondo, anche se è ancora lontana dalla Repubblica Popolare in quanto a peso economico e commerciale (e anche militare).

Modi si è recato in visita a Washington (i suoi rapporti con Biden non sono buoni, mentre erano ottimi quelli con Trump), e in settembre presiederà il G20. Nella politica internazionale il leader indiano è cercato da tutti, ma mantiene una grande ambiguità. Non ha approvato le sanzioni anti-russe dopo l’invasione dell’Ucraina ma non chiude i canali di comunicazione con Usa e Ue.

Sfrutta inoltre l’appartenenza al gruppo dei “Brics” per promuovere azioni anti-occidentali, e al contempo partecipa all’alleanza “Quad” con Australia, Giappone e Stati Uniti in funzione anti-cinese. Una vera e propria mina vagante, della quale è sempre arduo indovinare le mosse.

 

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