Considerazioni sulla controversia Galileo-Bellarmino
Premetto che non sono il primo a notarlo e che, soprattutto, parlo da un punto di vista esclusivamente epistemologico, senza toccare i terreni della religione e della teologia. Qual è il punto cruciale della questione? Nel difendere il sistema eliocentrico copernicano contro quello tolemaico, lo scienziato pisano era convinto di difendere anche la verità con la “V” maiuscola, tanto da non ammettere obiezioni alle su tesi. In realtà la Chiesa, per l’appunto nella persona del cardinal Bellarmino, gli offrì una via d’uscita dignitosa, invitandolo a considerare il copernicanesimo non tanto una verità, quanto un’ipotesi di lavoro utile per il lavoro scientifico. La stessa posizione fu adottata dal teologo e scienziato tedesco Andreas Osiander il quale, nella sua prefazione all’opera di Copernico De revolutionibus orbium coelestium, scrisse nel 1543 che l’eliocentrismo era un’ipotesi matematica adatta a facilitare i calcoli relativi al moto dei pianeti. Bellarmino era pronto ad accettare tale soluzione, ma Galileo la rifiutò ritenendo che il copernicanesimo riflettesse la struttura vera della realtà.
Situazione davvero curiosa se vista con occhi contemporanei. Oggi siamo tutti (o quasi) convinti che quella scientifica sia una conoscenza ipotetica, sempre rivedibile e mai portatrice di verità assolute. Lo testimonia, del resto, il processo del cambiamento scientifico così ben descritto da Thomas Kuhn. Nella scienza le teorie si succedono l’una all’altra, con un processo che non ha mai fine. In seguito anche il grande storico della scienza Pierre Duhem sostenne che la ragione non stava totalmente dalla parte di Galileo, e che Bellarmino aveva dei motivi per negare la “verità” del copernicanesimo. Ancora più noto il caso del padre dell’anarchismo metodologico, Paul Feyerabend. Nella sua opera più celebre, Contro il metodo, l’epistemologo austriaco scrisse che Bellarmino aveva ragione nel vietare di insegnare la teoria eliocentrica di Copernico come verità, e consigliando invece di insegnarla come ipotesi. Ne consegue, per quanto possa sembrare paradossale che, sempre da un punto di vista contemporaneo, il cardinale era più “moderno” del grande scienziato. Si noti, per concludere, che Papa Ratzinger (Benedetto XVI) citò Feyerabend in un suo scritto destando l’ira non tanto dei laici, quanto dei laicisti (che sono altra cosa rispetto ai primi). Come conseguenza il pontefice rinunciò a tenere un discorso all’Università “La Sapienza” di Roma poiché i contestatori minacciavano reazioni violente. In filosofia e nella storia della scienza, quindi, non bisogna mai dare nulla per contato. Un cardinale, per tanto tempo giudicato un bieco inquisitore, può anche avere ragione se leggiamo le sue affermazioni con l’ottica dei giorni nostri.
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Per quanto possa sembrare irriverente nei confronti del grande scienziato Galileo Galilei, un’analisi attenta della sua controversia con il cardinal Roberto Bellarmino, che poi condusse alla celebre (e dolorosa) abiura, rivela particolari interessanti e degni di attenzione.