L’etica in Wittgenstein
L’etica rappresenta il desiderio di dire qualcosa sul significato ultimo della vita e, proprio per questo, non potrà mai essere una scienza. È pur vero che etica e religione hanno le stesse radici, ma esse nulla aggiungono alla conoscenza umana. Rappresentano piuttosto una tendenza permanente dell’anima umana di cui il filosofo viennese riconosce l’enorme importanza. A suo avviso la religione è in primo luogo etica. Essa è la vera chiave per comprendere il Tractatus. Nella conclusione scrive che «Tutto il senso del libro si potrebbe riassumere nelle parole: Quanto può dirsi, si può dir chiaro; su ciò di cui non si può parlare si deve tacere». Viene quindi ripetuta la stessa affermazione della prefazione, il che significa delimitare il dominio della parola all’ambito dei fatti del mondo.
Dunque etica e religione si equivalgono. Il fine ultimo di entrambe resta il silenzio, poiché «e nostre parole usate come noi le usiamo nella scienza, sono strumenti capaci solo di contenere e di trasmettere senso e significato naturali». Da tale ambito resta fuori la domanda religiosa più importante: «Che so di Dio e del fine della vita?». Si tratta del dominio dell’inesprimibile. Occorre tuttavia capire che «Quando non ci si studia di esprimere l’inesprimibile, allora niente va perduto. Ma l’inesprimibile è - ineffabilmente - contenuto in ciò che si è espresso». Da ciò deriva che etica e religione non possono essere oggetto di “comunicazione”, giacché le parole possono comunicare solo fatti. Espressioni dell’etica e della religione non sono descrivibili in termini fattuali, si può solo tentare di spiegare «che cosa abbiamo in mente» e «che cosa cerchiamo di esprimere» quando usiamo tali espressioni. Con esse si cerca «di andare al di là del mondo, ossia al di là del linguaggio dotato di significato». Wittgenstein vede con chiarezza il desiderio di di superare “le pareti della nostra gabbia”, le quali altro non sono che i limiti del nostro linguaggio. Superare i limiti del linguaggio implica accedere all’indicibile, compito che si rivela pressoché impossibile. E allora occorre rivendicare per l’etica e per la religione uno statuto diverso rispetto a quello delle scienze. Etica e religione non possono essere scienza. Esse nascono «dal desiderio di dire qualcosa sul significato ultimo della vita, il bene assoluto, l’assoluto valore» e sono solo «documento di una tendenza dell’animo umano». Di fronte all’etica e alla religione «Posso solamente dire “Non mi prendo gioco di questa tendenza umana, mi levo il cappello di fronte ad essa». Rimane nel filosofo la convinzione, a cui non è venuto mai meno, che «i fatti per me non sono importanti. Ma a me sta a cuore quel che intendono gli uomini quando dicono che “il mondo c’è”. L’etica rientra quindi nell’area del “mistico». |
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Ludwig Wittgenstein non riflette sull’etica intesa quale disciplina autonoma, poiché egli la giudica intimamente legata alla religione.