Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Illusioni e delusioni

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Due secoli fa Giacomo Leopardi nello Zibaldone affermava che le illusioni sono essenziali e le associava ai sogni: «Il più solido piacere di questa vita è il piacere vano delle illusioni, ingredienti essenziali del sistema della natura umana, e date dalla natura a tutti quanti gli uomini, non è lecito spregiarle come sogni di un solo, e senza cui la vita nostra sarebbe la più misera e barbara cosa…» 

Le illusioni dovute ad errori dei nostri sensi, come il sole che gira intorno alla terra, si dissolvono di fronte alle evidenze scientifiche.

Nella infinita varietà degli eventi personali che costituiscono la “piccola storia” le illusioni (e delusioni) individuali, in particolare quelle sentimentali, sono seguite nella maggior parte dei casi, e per fortuna, da conseguenze lievi e si risolvono nel tempo. Il seguente episodio personale è uno di questi; tornato alla mente in tarda età è stato utile per stimolare l’interesse sull’argomento.

In una serena notte di maggio la barca scivolava lentamente tra le sponde deserte del fiume; lei era seduta di fronte mentre remavo e le bianche braccia, lasciate scoperte dal vestito, rilucevano illuminate dalla luna. Si chiamava Maria Grazia, frequentava il secondo anno di medicina, io il primo anno, una ragazza molto gentile, dolce nei modi.

 

Abitavamo in due quartieri confinanti sulla riva destra dell’Arno. Dopo le lezioni, dal centro della città, tornavamo spesso insieme in bicicletta lungo il fiume.

Ne ero attratto e lei mostrava di gradire la mia compagnia. Un giorno in primavera mi disse che le sarebbe piaciuto fare una gita notturna in barca: mi parve un presagio di dolci sviluppi.

Quando, ormeggiata la barca, sedemmo sulla riva fu inevitabile la richiesta di baciarla.  Molto tranquillamente mi spiegò che non vedeva nessun rapporto tra il desiderio espresso in precedenza e le mie aspettative. La barca riprese lentamente la via del ritorno, gli esami della sessione estiva, per me i primi, incombevano e occorreva rimuovere rapidamente la delusione. I risultati furono fortunatamente positivi.

L’arte ha spesso sublimato le illusioni individuali che hanno avuto conseguenze tragiche come la leggenda di Arianna che abbandonata da Teseo si uccide, resa poi famosa da Claudio Monteverdi nel 1608 col Lamento di Arianna; quella di Didone, la regina di Cartagine, che abbandonata da Enea si toglie la vita, descritta da Virgilio nell’Eneide.

Altre più recenti appartengono al periodo romantico e postromantico come la morte di Werther immortalata nei Dolori del giovane Werther da Wolfgang Goethe, pubblicato nel 1774; Iacopo Ortis nelle Ultime lettere a Iacopo Ortis da Ugo Foscolo nel 1802.

Così il protagonista esprime la sua delusione nell’incipit della XV edizione dell’opera: «Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure, e la nostra infamia.»

Più recente la vicenda tragica dellageisha Cio-Cio-San musicata da Puccini nella Madame Butterfly nel 1909.

Sono emozioni profonde quelle provocate dall’ascoltare Alfred Kraus, uno dei più grandi tenori esistiti, che canta i dolori di Werther nell’opera omonima di Massenet, o la insuperabile Mirella Freni nella Butterfly di Puccini; il suo acuto “«Un po' per celia, e un po' per non morire», entra nell’anima.

Dalla “grande storia” provengono esempi terribili derivanti dalle illusioni collettive. «Illusione dolce chimera sei tu», è il verso di una canzone sentimentale Signora Illusione scritta nel 1940 da Bixio Cherubini, noto canzoniere del secolo scorso.

La similitudine con la chimera, animale fantastico, è molto efficace, ma il verso fu censurato dal regime fascista perché strideva con l’imperativo categorico pronunciato dal Duce: «Vincere e vinceremo», una illusione, purtroppo allora diffusa.

Regimi dittatoriali hanno illuso popoli interi facendo loro intravedere futuri grandiosi che hanno provocato non solo delusioni profonde, ma anche conseguenze tragiche come il Reich millenario promesso dal nazismo al popolo tedesco, il Destino imperiale al popolo italiano dal fascismo, la Grande Serbia da Milosevic al popolo serbo.

Si può concordare con Nietzsche che gli esseri umani hanno «una invincibile inclinazione a lasciarsi ingannare», e «cercano di evitare non tanto il fatto di essere ingannati, quanto l'essere danneggiati dall'inganno», ma occorre aggiungere che una via di fuga non è sempre possibile.

Anche le grandi ideologie progressiste e addirittura le religioni, quando applicate alla complessità del reale in modo rigido e/o dogmatico, hanno provocato danni collaterali molto gravi.

Una ricerca in rete suggerisce una ridotta popolarità nel tempo presente di Illusione e delusione. Se si mettono a confronto con certezza e soddisfazione, secondo le categorie semantiche che organizzano i significati che si definiscono reciprocamente, e si clicca su Google, si ottengono i seguenti risultati: 7.240.000 e 6.830.000 item per le prime e 16.700.000 e 29.000.000 per le seconde, una differenza significativa.

Tiffany Watt Smith, una storica culturale inglese, ha pubblicato nel 2015 l’Atlante delle emozioni umane, edito in Italia da UTET nel 2017, nel quale sono prese in considerazione 156 emozioni, “delusione” compresa; non vi è traccia di “illusione” derubricata a pagina 54, a “nutrire delleAspettative”. Sempre dalla semantica e dalla etimologia può venire un aiuto per interpetrare questi dati. “Illusione”e“delusione” derivano ambedue dal latino.

La prima è formata dalla preposizione in + ludere (giocare, scherzare, divertirsi); tradotto in modo letterale «far entrare in gioco», giocare con qualcuno o qualcosa.

Ma dal gioco al «prendersi gioco», dal ludus al ludibrio il passo è breve. E infatti il latino illudere aveva anche il senso di “farsi beffe” e “offendere”.

Inoltre“illusione” indica la distorsione della percezione della realtà, di solito connotata nel senso di falsa speranza; è il significato che ci brucia di più, e che può indurre rabbia e/o tristezza.  

“Delusione” deriva da ludus, gioco, la particella de indica allentamento e può essere definita come quel sentimento di tristezza, anch’esso sfumato di rabbia, che nasce quando vediamo disattese le nostre aspettative, quando la realtà non corrisponde a ciò che credevamo.

Si tratta di sentimenti negativi derivati quasi sempre da eventi spiacevoli o tragici che quasi sempre si desidera o si vogliono dimenticare.

La tendenza a rimuovere il passato “scomodo”, sempre presente, può essere rinforzata dall’ atteggiamento volutamente ottimistico della società attuale per i progressi ottenuti e forse anche da una minore intensità delle passioni.

La ridotta popolarità delle illusioni potrebbe anche avere un significato positivo di una maggiore aderenza alla complessità del reale.

Se concordiamo con Leopardi che le illusioni sono essenziali dobbiamo anche accettare le inevitabili delusioni che fanno parte della vita quotidiana e possono contribuire alla costruzione di personalità più consapevoli.

Il tempo è un cofattore terapeutico importante. Per quanto riguarda le illusioni collettive è necessaria molta attenzione ai proclami con velleità nazionalistiche o imperialistiche che illudono i popoli presentandole in forme diverse dal passato.

La continua revisione critica della “grande storia”, anche degli eventi spiacevoli o tragici, senza pregiudizi e prevenzioni, è assolutamente necessaria per evitare future, gravi conseguenze.

 

 

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