Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

S.Gennaro giacobino su un giornale tedesco del 1799

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Il 23 gennaio del 1799 Championnet entrava a Napoli da Porta Capuana. Dopo una strenua difesa su tutte le porte della città, il popolo di Ferdinando era stato respinto metro dopo metro fino alla resa. Giunto alla presenza del generale francese, il capopopolo Michele Marino chiese di far proteggere l’altare di San Gennaro da una guardia d’onore.

Championnet lo rassicurò sulle loro benevoli intenzioni e soprattutto sul rispetto che avrebbero tenuto nei confronti della religione, poi si complimentò per il valore dimostrato dai napoletani e lo nominò colonnello dell’esercito francese. Sedotto dalle parole persuasive del generale e dalla nuova uniforme, il Marino si dichiarò loro alleato gridando «Viva la Repubblica!».

Championnet si fece accompagnare fino al Duomo, offrendo monete al popolo accorso, mentre il capo spiegava loro che i francesi non erano più nemici. Ma la grande prova arrivò dal Santo patrono che in presenza del generale fece liquefare il sangue così che tutti gli astanti sbalorditi gridarono al miracolo: anche San Gennaro si era fatto giacobino!

La notizia del prodigio al cospetto dell’armata francese ebbe una forte risonanza, tanto da essere riportata e commentata anche su un giornale tedesco Deutsche Reichs und Staats – Zeitung l’8 marzo del 1799.

 

«Sein glück besestiget haben!». Ma che fortuna hanno avuto questi francesi! Avrebbe tradotto a senso il popolo napoletano mentre assiepato nella cattedrale assisteva incredulo alla liquefazione del sangue.

Ed in effetti la preziosissima reliquia era divenuta verdunnt (diluita) e più di altre volte pareva flussing, liquefatta.

Regista dell'evento fu la grande intelligenza del generale Championnet che ebbe la brillante intuizione di voler dimostrare al popolo che i francesi giacobini rispettavano la religione e volle fortemente che il Santo protettore esprimesse palesemente il suo consenso al programma politico dei nuovi occupanti.

Altra protagonista essenziale della rappresentazione fu la prudenza del vecchio arcivescovo Capece Zurlo, la cui tolleranza, che gli costò poi l’esilio per ordine di Maria Carolina, evitò alla città ulteriori scontri.

Ma il vero attore protagonista fu San Gennaro che concesse il proprio sangue al miracolo, per divina intercessione, risparmiando la rovina alla città da lui protetta e che per questo subì increscioso licenziamento con il ritorno dei Borbone.

La notizia dell'avvenimento miracoloso fuori stagione valicò i confini della nuova Repubblica partenopea e dell'Italia stessa, rimbalzando anche su questo giornale tedesco.

«Wenn man diesem Berichte  trauen  durste, so ware also  der heilige Januarius nun auch ein Republikaner geworden»  [Se ci si potesse fidare di questa notizia, allora anche San Gennaro sarebbe diventato repubblicano].

Il miracolo si ripeté ancora il 9 maggio. La cronaca fu dettagliatamente riportata da Eleonora Pimentel Fonseca sul numero 26 del Monitore Napoletano.

 

«È degna dell'attenzione di ogni buon Cittadino, merita di aver luogo nella filosofia della Storia, la sensazione per gradi ricevuta dal Popolo Sabato scorso in occasione del consueto miracolo di S. Gennaro; e deve esser riferita ogni parola detta allora da lui.

Il Commessario organizzatore, il Generale Macdonald col suo Stato Maggiore, venuto, qual già dicemmo, a bella posta da Caserta, ed il Generale Eblè, tutti in parata, si erano trasportati all'Arcivescovato; indi si portarono ad attender la processione nella Chiesa della Trinità Maggiore.

Il Popolo Napoletano, il quale allorché insorse alla resistenza, se mostrò accecamento di ragione, svelò insieme un vigor di carattere, che ignoravano in lui gli stessi suoi connazionali, serbava tuttavia nell'animo pel nuovo sistema quel non so che di acerbezza, che è figlia del dolore della sconfitta. La cosa più difficile per ciascun uomo, è quella di persuadersi di non aver ragione. Con giudizio visibile S. Gennaro doveva ora decidere il gran piato tra questo sistema, ed il Popolo: vedeva questi con piacere l'omaggio prestato al suo Patrono celeste dal Commessario, e dal Generale Francese, ed avendo per certo, che il Santo avrebbe col ricusar il miracolo, giudicato per lui, tripudiava anticipatamente, e dalla presenza del Commessario, e del Generale traeva una gioja di più al suo futuro trionfo. Ma dieci minuti non passano, e l'umore appar liquefatto dentro l'ampolla. Nel primo momento, sorpresa e stupore! Nel secondo, perplessità: nel terzo, decisione, e slancio alla gioja. Pure S. Gennaro si è fatto Giacobino! Ecco la prima voce del Popolo. Ma può il Popolo Napoletano non essere quel ch'è S. Gennaro? Dunque... Viva la REPUBBLICA. Le devote spettatrici riflettono, che questa è la prima volta, ch'è pur ad esse permesso di assistere al miracolo; lagrime di tenerezza vengono loro su gli occhi. Esse sostengono allora che vennero anche al Generale Macdonald, e sostengono, che per asciugarle egli appose il fazzoletto: gli sguardi femminili si fissano su lui, comincia un favorevole bisbiglio, ed un paragone, che il fu re non accompagnò mai la processione di S. Gennaro, e l'ha ora accompagnata il Generale, ed il Commessario organizzatore: il Popolo si affratella colla Guardia Nazionale; mille amorevolezze seguono fra l'uno, e le altre; tutto il Sabbato, tutta la Domenica sera; in fine da quel punto in poi, la carmagnola è la canzone di tutte le bettole.

Sarebbe stato desiderevole, che in quel gran momento della riconciliazione del minuto Popolo col nuovo sistema, si fosse trovato presente il Governo, onde partecipasse direttamente egli stesso del~ l'approvazione del Cielo, e della nuova affezione del Popolo.

Non si è tratto di quel momento tutto Il vantaggio che se ne poteva trarre. Nel giorno seguente, tanto più ch'era Domenica, tutti i' pulpiti dovevan risuonare dell'avvenuto miracolo, e della evidente decisione del Cielo in favore della Repubblica: si doveva con questo congiungere gli altri due fatti, assai forti sul l'immaginazione del Popolo, che in un inverno prima, e poi piovosissimo, furono soli sereni i giorni dall'armistizio di Capua alla pacifica entrata del Generale Championnet; che diluviò sempre, e fu contrario in ogni guisa il tempo nella spedizione di Ferdinando a Roma, che fu favorevole alla marcia de' Francesi in Napoli. Che il Vesuvio cheto dal 1794. 'In poi, gittò placida fiamma; e quasi di allegrezza le sere del l'illuminazione per la proclamata Repubblica.»

 

 

 

 

 

 

 

 

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