L’idea di Storia in Platone
L’idea di ciclo per Platone è sinonimo di legge immutabile, a cui ogni cosa è sottomessa. Egli si è occupato della storia soprattutto in tre dialoghi: Il Politico, Timeo, La Repubblica. Idee religiose e mitologie si assommano; gli elementi di fondo sono i seguenti: al termine del Grande Anno un cataclisma distrugge parte dell’umanità. Scompare Atlantide. I sopravvissuti, pastori e agricoltori che non conoscono l’uso del ferro, si rifugiano sulle montagne e si organizzano in società patriarcali. A poco a poco ridiscendono nelle pianure ed ivi costruiscono città rette da ceti aristocratici. Quindi si passa dalla monarchia alla timocrazia che, a sua volta, trasmuta in oligarchia e democrazia, per dissolversi alla fine in tirannia. Così il ciclo ricomincia nuovamente con la monarchia, dopo una durata di quasi diecimila anni.
Sotto la veste del mito mette conto cogliere alcune fondamentali idee filosofiche di Platone. Egli è proteso a darci la misura ideale dell’uomo. Tale misura si rivela nostalgicamente nella mitica età dell’oro, in cui viveva la “generazione bella e buona” di classi sociali elette (Cratilo, 937 ss.; Repubblica, III, 415; Leggi, 713). Purtroppo tale generazione è andata scomparendo a motivo dell’incremento degli strumenti artigianali del lavoro, creati col fuoco ricevuto da Prometeo, e che hanno spinto l’uomo a commettere empietà contro gli dèi, trascurando il pudore e la giustizia e dandosi in balia della crematistica, ossia dell’arte di arricchirsi, ragion per cui tutti vivono “l’appetito vorace dell’oro e dell’argento”, che è “la sola e unica ragione per cui nessuna città vuole darsi la pena di ricercare le scienze, né in generale nulla di ciò che è bello e buono”. E Cicerone, a Roma, ripeterà la diagnosi dei mali sociali: «Omnia ad nummos revertunt». Altro nome degno di rilievo nella storiografia greca e romana è Polibio di Megalopoli (210-127 a.C.), ambasciatore a Roma, dove entrò in contatto col circolo intellettuale della famiglia degli Scipioni, e divenne amico di Scipione, il distruttore di Cartagine, che lo volle compagno di viaggio e gli permise di conoscere popoli diversi e di avere accesso ad archivi e documenti accessibili solo ai Romani. Polibio opera nel tempo in cui la Grecia ha perso unità e prestigio nei confronti degli imperialismi che si sono succeduti nel III secolo a.C., mentre Roma ha realizzato l’unità politica del Mediterraneo, imponendosi al mondo come ideale di grandezza e di civiltà. È una città che diventa impero. Polibio praticamente affronta la storia di Roma dall’inizio della seconda guerra punica (218 a.C.) fino alla sconfitta di Perseo di Macedonia (168 a.C.). |
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Accanto agli storiografi greci merita attenzione Platone che ha riflettuto da filosofo sulle vicende umane. Egli considera il tempo come “immagine mobile dell’eternità” e vede nel ciclo cronologico solare - giorno, mese, anno - una rappresentazione del ciclo cosmico, al termine del quale le cose ritornano come prima.