Afghanistan, ritorno al Medioevo
La disgregazione dell'esercito regolare afghano, teoricamente superiore per numero, armamento, equipaggiamento ed addestramento alla sua controparte, ma minato internamente da sfiducia e disistima verso il governo, simpatie per i talebani, rivalità etniche, è un esempio memorabile (ma non il solo, perché ve ne sarebbero moltissimi) dell'importanza del "morale" ossia della volontà di combattere in una guerra. A prescindere da questa ed altre osservazioni, per ciò che riguarda l'Occidente si può osservare che solo apparentemente l'accaduto è lontano. L'Afghanistan è un paese di per sé poverissimo, ma collocato in una posizione geografica di straordinaria importanza strategica Esso è posto nel crocevia stesso dell'Eurasia, come ben hanno saputo nei secoli politici, condottieri, viaggiatori, mercanti, e confina con quattro macroaree: a sud-ovest con il Vicino Oriente; a sud-est con il subcontinente indiano; a nord-est con la Cina o meglio con il subcontinente cinese; a nord con l'Asia centrale delle steppe.
Ognuna di queste regioni corrisponde, semplificando al massimo, ad un diverso tipo di storia e civiltà. Il peso strategico dell'Afghanistan è perciò rilevantissimo storicamente, proprio perché collocato fra mondi diversi ed in quel continente eurasiatico che ha sempre compreso e comprende tutt'oggi la maggioranza assoluta della popolazione mondiale, per tacere della sua importanza economica e culturale nella storia, senza paragoni con ogni altro continente incluso quello americano. Il "Grande gioco" fra Russia ed Inghilterra nell'Ottocento, che ebbe nell'Afghanistan il suo epicentro, è stato soltanto un episodio nella lunga serie di conflitti per il controllo della terra nota un tempo come Khorasan. Inoltre in Afghanistan gli USA e la Nato si erano impegnate a fondo: si era chiesta la collaborazione militare di tutta la coalizione, prima guerra in cui l'Alleanza atlantica sia stata in teoria interamente coinvolta; si sono spesi 1000 miliardi di dollari, cifra che praticamente corrisponde al "Quadro finanziario pluriennale 2021-27" della Ue, ossia al bilancio previsto per la Unione europea per i prossimi sette anni; ci si è impegnati in una guerra ideologica, ad ogni effetto, con l'obiettivo dichiarato di sostituire un modello di società con un altro. In altre parole, l'Occidente ha impiegato tutta la sua forza militare, economica, politica. Ciononostante, dopo 20 anni di guerra, non appena gli eserciti stranieri hanno preso ad andarsene, lo stato afghano è collassato con una rapidità e facilità che hanno sbalordito politici e militari occidentali. Il danno d'immagine è incalcolabile, perché un impegno così intenso e prolungato da parte della Nato si è tradotto nella costruzione di un castello di sabbia, franato davanti alla prima marea. Salvo sorprese, quelle sorprese così frequenti nella storia, la vittoria dei talebani è per gli Usa ed i suoi alleati una sconfitta epocale, sia a livello materiale con la perdita di un paese strategico nel cuore dell'Asia, sia a livello immateriale con una perdita di credibilità ed autorevolezza davanti a tutto il mondo.
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Con questo numero di chiusura anno rivolgiamo un sentito grazie al nostro assiduo collaboratore dott. Alberto Dolara (medico-cardiochirurgo) che ci ha lasciati il 5.12.2025. Esprimiamo la nostra sincera vicinanza alla famiglia che, con noi ha voluto fosse ricordato con le stesse parole che, nel suo ultimo giorno di vita, ci ha lasciato in un appunto sulla sua scrivania:
Se muoio sopravvivimi con tanta Forza pura da risvegliare la furia Del pallido e del freddo […] Non voglio che muoia la mia Eredità di allegria Pablo Neruda Cento sonetti d’amore Buon viaggio dottor Alberto, sarai per sempre con tutti noi. Domani ci rivedremo ancora. Grazie di tutto. Antonella Orefice e la Redazione del Nuovo Monitore Napoletano
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La riconquista dell'Afghanistan da parte dei talebani si potrebbe prestare a numerose considerazioni, a cominciare dall'impossibilità di vincere una guerra in assenza del "morale" sufficiente. Come recita una frase attribuita a von Moltke il Vecchio, "l'arma migliore non serve se la getti in un fosso".