La biblioteca perduta del marchese de Sterlich

Categoria principale: Storia
Categoria: Storia XVIII sec.
Creato Sabato, 17 Luglio 2021 15:19
Ultima modifica il Giovedì, 05 Agosto 2021 13:18
Pubblicato Sabato, 17 Luglio 2021 15:19
Scritto da Loris Di Giovanni
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Si deve al marchese Romualdo de Sterlich la più grande e fornita biblioteca a Chieti nel Settecento.

Nel 1776 contava ben 12.000 volumi, uno dei più ingenti patrimoni librari del Regno, vuoi per il numero, vuoi per il valore dei volumi, ma, ancor più, per la tempestività con la quale veniva diuturnamente arricchito.

L'intento del marchese era di mettere a disposizione della sua città un considerevole patrimonio librario, fruibile gratuitamente da tutti, per favorire la crescita culturale dei teatini.

Sfortunatamente il suo desiderio fu reso vano dall'incuria di chi gestì l’immensa raccolta dopo la sua morte dello studioso.

Fu così che la preziosa biblioteca disperse in mille rivoli. Molti di quei libri sono oggi reperibili nella Biblioteca Provinciale «G. D'Annunzio» di Pescara, nella Biblioteca Provinciale «A.C. De Meis» di Chieti, nella Biblioteca Nazionale di Napoli e in chissà quante altre ancora.

Sarebbe molto riduttivo considerare de Sterlich un semplice collezionista di libri. Egli li raccoglieva per elaborarli e per creare le sue riflessioni e i suoi pensieri. De Sterlich si rivelava così aggiornatissimo sui dibattiti culturali europei del Settecento, accademico della Crusca e dei Georgofili, e fu tra i primi italiani a leggere e commentare le opere di Montesquieu, Rousseau, Voltaire e di altri illuministi europei.

Questa partecipazione alla cultura illuministica europea è testimoniata da un copioso scambio di lettere con altri intellettuali dell'epoca, tra cui Antonio Genovesi, Giovanni Antonio Battarra, Giovanni Lami, Giovanni Bianchi, Gaspare de Torres.

Il fitto carteggio, che lo aiutava ad uscire dall'isolamento dai confini di Chieti, rappresenta un documento prezioso per delineare il diffondersi della cultura illuministica e l'impronta lasciata dal de Sterlich nel panorama culturale del Settecento Italiano.

Antonio Genovesi gli dedicò addirittura un suo volume: la traduzione della Storia del commercio della Gran Bretagna del Cary.

Attualmente il mercato antiquariale librario sta facendo riemergere, come un fiume carsico, libri appartenuti alla collezione del marchese.

La foto di seguito pubblicata reca in calce al frontespizio il timbro di possesso  "ex Museo March. De Sterlich".

I titoli impressi in oro nella parte inferiore del dorso "R. S. segnatura s. III. 18" indicano la collocazione originaria nella prima biblioteca de Sterlich.