La biblioteca perduta del marchese de Sterlich
Nel 1776 contava ben 12.000 volumi, uno dei più ingenti patrimoni librari del Regno, vuoi per il numero, vuoi per il valore dei volumi, ma, ancor più, per la tempestività con la quale veniva diuturnamente arricchito. L'intento del marchese era di mettere a disposizione della sua città un considerevole patrimonio librario, fruibile gratuitamente da tutti, per favorire la crescita culturale dei teatini. Sfortunatamente il suo desiderio fu reso vano dall'incuria di chi gestì l’immensa raccolta dopo la sua morte dello studioso. Fu così che la preziosa biblioteca disperse in mille rivoli. Molti di quei libri sono oggi reperibili nella Biblioteca Provinciale «G. D'Annunzio» di Pescara, nella Biblioteca Provinciale «A.C. De Meis» di Chieti, nella Biblioteca Nazionale di Napoli e in chissà quante altre ancora. Sarebbe molto riduttivo considerare de Sterlich un semplice collezionista di libri. Egli li raccoglieva per elaborarli e per creare le sue riflessioni e i suoi pensieri. De Sterlich si rivelava così aggiornatissimo sui dibattiti culturali europei del Settecento, accademico della Crusca e dei Georgofili, e fu tra i primi italiani a leggere e commentare le opere di Montesquieu, Rousseau, Voltaire e di altri illuministi europei. Questa partecipazione alla cultura illuministica europea è testimoniata da un copioso scambio di lettere con altri intellettuali dell'epoca, tra cui Antonio Genovesi, Giovanni Antonio Battarra, Giovanni Lami, Giovanni Bianchi, Gaspare de Torres. Il fitto carteggio, che lo aiutava ad uscire dall'isolamento dai confini di Chieti, rappresenta un documento prezioso per delineare il diffondersi della cultura illuministica e l'impronta lasciata dal de Sterlich nel panorama culturale del Settecento Italiano. Antonio Genovesi gli dedicò addirittura un suo volume: la traduzione della Storia del commercio della Gran Bretagna del Cary. Attualmente il mercato antiquariale librario sta facendo riemergere, come un fiume carsico, libri appartenuti alla collezione del marchese. La foto di seguito pubblicata reca in calce al frontespizio il timbro di possesso "ex Museo March. De Sterlich". I titoli impressi in oro nella parte inferiore del dorso "R. S. segnatura s. III. 18" indicano la collocazione originaria nella prima biblioteca de Sterlich.
|
Pubblicazioni mensili
Nuovo Monitore Napoletano N.204 Dicembre 2025
Miscellanea Storia e Filosofia1940-1956: Lituania, Estonia, Lettonia tra imperialismo russo e occupazione nazista Cola di Rienzo: il tribuno augusto del basso Medioevo Bernardo Clesio e Ascanio Marino Caracciolo insieme per la pace in Europa
Libere Riflessioni Napoli 2025, la maggioranza degli intellettuali sono a corte Commissione europea: il potere che sfida la legge Mercato libero o mercato padrone? Da San Gregorio Armeno in piazza Municipio una natività gigante Il pauperismo non tramonta mai
Filosofia della Scienza Gli universali nelle scienze sociali Rovelli sulla fisica quantistica
Cultura della legalità Profili storico-giuridici della giustizia costituzionale “La Costituzione in tasca”. Art.9 Vittime innocenti. Dicembre 1920-2017
Con questo numero di chiusura anno rivolgiamo un sentito grazie al nostro assiduo collaboratore dott. Alberto Dolara (medico-cardiochirurgo) che ci ha lasciati il 5.12.2025. Esprimiamo la nostra sincera vicinanza alla famiglia che, con noi ha voluto fosse ricordato con le stesse parole che, nel suo ultimo giorno di vita, ci ha lasciato in un appunto sulla sua scrivania:
Se muoio sopravvivimi con tanta Forza pura da risvegliare la furia Del pallido e del freddo […] Non voglio che muoia la mia Eredità di allegria Pablo Neruda Cento sonetti d’amore Buon viaggio dottor Alberto, sarai per sempre con tutti noi. Domani ci rivedremo ancora. Grazie di tutto. Antonella Orefice e la Redazione del Nuovo Monitore Napoletano
Statistiche
La registrazione degli utenti è riservata esclusivamente ai collaboratori interni.Abbiamo 218 visitatori e nessun utente online |



Si deve al marchese Romualdo de Sterlich la più grande e fornita biblioteca a Chieti nel Settecento.