Garibaldi e la memoria dimenticata
Nessuno, nemmeno per inciso, lo ha ricordato, perché questo caro amaro paese si dimostra troppo spesso ingeneroso e ingrato in tanta sua parte dirigente, quasi sempre incolta. Non parliamo poi dell’uomo-donna-massa stordita, repressa, dal Nord al Sud, e dei cosiddetti intellettuali pavidi e chiusi nel loro ‘particulare’. Il richiamo doveva essere fatto, anche perché in questo 2021 ricorre anche il bicentenario della nascita di Anita Garibaldi, la brasiliana compagna e sposa dell’Eroe dei Due Mondi, che segnala anche l’attrazione e la dedizione fino alla morte che il nostro Risorgimento dell’Unità e della Libertà ebbe sull’animo di uomini e donne di tanti paesi europei e anche extraeuropei, che vennero a combattere e anche a morire per la nostra Libertà e la nostra Dignità storica.
Fino al 1859 la penisola era frammentata in stati e staterelli quasi tutti assolutisti e clericali, tranne il Regno di Sardegna resosi liberale e costituzionale dal 1848 in poi e che quindi non a caso, col suo esercito compatto e valoroso, fu una delle forze storiche trainanti del processo unitario. Sia sempre benedetto il 17 marzo 1861 (data fondante ed epocale, fondamentale, nella storia d’Italia, la più importante tra tutte), quando fu proclamata la nascita dell’Italia una, libera, laica, senza la quale non si parlerebbe né di Italia e né di Repubblica Italiana, né del 2 giugno. |
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Per la stranezza della storia il 2 giugno in Italia non è solo il giorno della nascita della Repubblica col primo voto rivoluzionario delle donne nella storia d’Italia, ma anche il giorno della morte di Giuseppe Garibaldi, dell’Eroe dei Due Mondi senza il quale, (insieme a Vittorio Emanuele II, a Cavour, a Mazzini e alla dedizione fino alla morte di volontari di ogni ceto sociale), l’Italia una politicamente e libera, laica, con Roma capitale, con una democrazia sempre più crescente non sarebbe mai nata.