Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Presenza e assenza del Brigantaggio nel nascente Stato unitario

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Un dato immediato e sconcertante emerge dalla differenza di comportamento tra le tre aree Nord, Centro e Sud della penisola all’alba dell’Unità d’Italia, pur trovandosi esse nello stesso contesto storico ottocentesco di società assolutiste, clericali, coi problemi sociali secolari di miseria, di sfruttamento, che esse presentavano.

Perché nel Nord e nel Centro non si verificò in modo virulento la reazione verso il nascente Stato unitario?

Questa sola osservazione fa saltare anzitutto tutte le interpretazioni sociali del brigantaggio meridionale, perché stesse situazioni sociali arretrate si riscontravano nelle altre regioni ed avrebbero dovuto produrre gli stessi effetti. Restano purtroppo in piedi soltanto le spiegazioni politiche e criminali.

Dal punto di vista politico si nota un’abissale differenza di comportamento storico tra Austria, Duchi di Parma e di Modena, del Granduca di Toscana, delle stesse autorità locali dello Stato Pontificio, le quali, di fronte al vento storico nazionale e liberale avanzante, che si espresse non solo con il momento militare iniziato, promosso, o appoggiato da patrioti locali, ma anche coi plebisciti nella prima volta nella storia millenaria della penisola, presero atto con dignità storica e non uscirono dalla scena coi bagliori di una guerra civile e del fratricidio inutili, data la sproporzione immensa di piccole bande e l’Esercito Italiano e la Guardia Nazionale locale.

 

Il colpevole Francesco II con la sua fanatica moglie bavarese, sanguinaria come l’austriaca Maria Carolina a fine Settecento, si sono macchiati storicamente di fronte alla storia di fratricidio inutile e aggiungono un ulteriore elemento storico di condanna di quella infame dinastia straniera di origine spagnola, venuta a conquistare con la sola forza militare e con truppe mercenarie il Mezzogiorno agli inizi del Settecento, come avevano fatto tutte le dinastie straniere dal Mille in poi a partire dai Normanni.

Ma, accanto al comportamento personale dell’ultimo sovrano borbonico, la forza storica decisiva del fenomeno del brigantaggio fu il comportamento attivo del clero cristiano-cattolico clericale, sia a livello locale, con la loro potenza secolare, che con l’appoggio che ebbero dalla Roma di Pio IX, dove trovarono asilo e protezione Francesco II, sua moglie e i suoi fedelissimi.

Il brigantaggio meridionale fu dunque un prodotto, eccitato e appoggiato dalla Roma papalina, ed è questa Roma, la corte borbonica ed il clero meridionale, che vanno messi fondamentalmente sotto il fuoco dell’analisi storica.

Lo studio di essi deve mettere da parte le cause sociali che non furono assolutamente decisive, tantomeno soltanto quelle criminali, che pure furono fortissime ma non decisive, e concentrarsi sulla Roma papalina cristiano-cattolica clericale e sul clero meridionale, paese per paese, e illuminare tutti i passaggi e tutti i comportamenti, ritrovando i documenti in modo indiretto necessari, oggi mancanti.

Francesco II, infatti, quando dovette scappare da Roma, perché il vento della storia nazionale e liberale vi era giunto nel 1870 (e da allora in poi il brigantaggio non a caso scomparve storicamente), fece distruggere tutti i documenti degli anni dal 1861 in poi che si riferivano ai rapporti con il Mezzogiorno e anzitutto con la corte papale.

I Borbone sono stati storicamente infami, perché cercarono di distruggere non solo fisicamente e moralmente i loro oppositori, ma la loro stessa memoria scritta (non potettero con quella orale, che si trasmise da famiglia a famiglia, da una generazione all’altra ed erose man mano giustamente ed inesorabilmente la loro esistenza storica), facendo distruggere ogni minima documentazione, come fece ad esempio il criminale Ferdinando IV (che troneggia ancora oggi a Piazza Plebiscito, a testimoniare in modo indiretto di che pasta è fatta moralmente e civilmente una certa Napoli, pur fortunatamente minoritaria), che fece distruggere per legge ogni documento relativo alla Repubblica Napoletana del 1799.

 

 

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