Luigi Serio, un letterato nella rivoluzione del 1799

Categoria principale: Storia
Categoria: Biografie protagonisti del 1799
Creato Sabato, 28 Novembre 2020 11:44
Ultima modifica il Sabato, 28 Novembre 2020 11:44
Pubblicato Sabato, 28 Novembre 2020 11:44
Scritto da Nicola Terracciano
Visite: 781

La schiera dei Martiri della Repubblica Napoletana del 1799, è immensa e rivela ogni volta sorprese conoscitive commoventi di altissimo valore intellettuale, civile, politico.

Una di queste è la figura di Luigi Serio (Napoli, 1744-1799), poeta, avvocato, professore di ‘Eloquenza e poesia italiana’ all’Università di Napoli.

Morì combattendo al Ponte della Maddalena nella difesa estrema della cara, memorabile Repubblica, inizio e alimento perenne del Risorgimento Italiano dell’Unità e della Libertà.

Luigi Serio, come indica essenzialmente il suo devoto studioso, prof. Raffaele Giglio, emerito di letteratura italiana alla Federico II di Napoli, incarna esemplarmente la nascita dell’intellettuale moderno e dimostra come l’impegno letterario, se è tale veramente, deve divenire impegno morale ed attività politica con tutti i sacrifici che essa implica, «inaugurando la tradizione partenopea che avrà emuli illustri in Luigi Settembrini e Francesco De Sanctis.»

Riporto due passaggi del memorabile Ragionamento al popolo napoletano pubblicato sul ‘Giornale Patriottico della Repubblica Napoletana’ del 29 marzo 1799 e dedicato al “Cittadino Mario Pagano”, definito “ornamento e splendore del secolo nostro”.1

Questo ‘ragionamento” di Serio è uno dei rari documenti del1799 sopravvissuti alla distruzione sistematica di ogni documentazione repubblicana per decreto tirannico borbonico del sanguinario e assassino Ferdinando IV (la cui statua ancora oggi, con scandalo storico impossibile in alcun’altra nazione libera e civile, troneggia in quella ‘Piazza del Plebiscito’ del 21 ottobre 1860, che nella stessa denominazione è agli antipodi della tragica vicenda storica borbonica), dovrebbe essere letto da ogni napoletano, da ogni meridionale degni del nome nobile che si porta.

Esso inizia con lo scandalo che deve provarsi verso chi può avere ancora nostalgia della tirannia borbonica (di cui Serio descriverà analiticamente e dall’interno, conoscendola anche per esperienza personale, la storia recente, il profilo, le caratteristiche e gli effetti tragici e devastanti dal punto di vista morale, civile, sociale, politico).

 

«E sarà vero che si trovi fra noi qualche bocca scellerata che ancor chiami il fuggitivo tiranno? E sarà pur vero che vi sia qualche cuore malvagio, che ne sospiri il ritorno? E sarà vero finalmente che esista qualche anima disperata, che alle armi rivolga il pensiero per sostenerne la difesa? Deh! Non permetta Iddio che tanta cecità e tanta ingrata ostinazione ricoprano la nazione nostra d’indelebile obbrobrio e spargano funesti semi di discordie civili.»

«Benedite ancor voi la Libertà, amatela e difendetela col vostro sangue medesimo. Sapete voi quali sono i doni che dalla libertà riceviamo? Non vi è più l’insultante divisione di patrizio e plebeo, di nobiltà e popolo. Siamo tutti eguali tra noi, e se qualche distinzione si trova, questa è tutta della virtù, della dottrina, e del merito. Non vi sono più baroni e vassalli; siamo tutti eguali. I ricchi palagi non accordano più orgogliosa preminenza a chi nasce in essi sopra coloro che nascono in poveri abituri ed in umili tugurii. Siam tutti eguali: il solo nome di cittadini a tutti compete, e quel popolo, che una volta era riservato agli insulti del fasto e della prepotenza, accogliendo in sé tutta intera la cittadinanza, ha cangiato aspetto e natura, ed è diventato sovrano.

Egli non obbedisce che alla legge sola e questa legge non è altro che la sua volontà, e tutti senza distinzione alcuna vi sono egualmente soggetti: il popolo ha la libera scelta dei suoi magistrati e dei suoi duci e di tutti quelli ai quali il governo si affida; il popolo finalmente ha in ogni suo individuo un generoso Bruto, che gode dell’imperscrittibile diritto d’insorgere contro chiunque insidia e tenta d’invadere ed opprimere le nostre proprietà, i frutti dei nostri onorati sudori, il merito, la virtù, la vita, e la libertà.»

 

 

Bibliografia

1. R. Giglio, Un letterato per la rivoluzione. Luigi Serio (1744-1799), Loffredo, Napoli, 1999, pp.242-252.