Napoli 1943, la spinta verso la libertà

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Erano le 19 e 42 dell'8 settembre 1943 quando la voce del maresciallo nonché nuovo capo del governo italiano Pietro Badoglio, echeggiò dai microfoni dell'EIAR a tutta la penisola.

Era stato siglato un armistizio con le truppe del generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate prima nel teatro Mediterraneo, poi in quello europeo.

Tutti speravano che la guerra fosse effettivamente finita, ma in realtà era solo l'inizio di una concatenazione di eventi che avrebbero portato alla disfatta totale delle forze nazifasciste e del loro regime di terrore, che aveva messo a ferro e fuoco tutto il continente.

Nel frattempo Mussolini era riuscito a fuggire grazie all'aiuto dei tedeschi dalla prigione del Gran Sasso, dove Vittorio Emanuele III decise di rinchiuderlo dopo la sfiducia e la caduta del suo governo dittatoriale il 25 luglio scorso.

Non era intenzionato ad arrendersi, una volta fuggito a Salò ivi organizzò un nuovo governo, quello della Repubblica Sociale Italiana, atta a contrastare qualsiasi avanzata alleata nella penisola.

L'Italia entrava ormai nella fase finale del conflitto, la più distruttiva, iniziava ufficialmente la resistenza. Vittorio Emanuele III, il nuovo governo Badoglio e alcuni vertici militari, consapevoli delle non poche catastrofiche conseguenze che avrebbe comportato l'armistizio e dell'inefficacia dell'esercito a resistere e a contrastare l’imminente invasione tedesca, decisero di abbandonare Roma senza difesa e ordini alcuni alla volta di Brindisi, città già liberata dalle forze alleate.

Gli alleati non persero tempo ad organizzarsi, dalla Sicilia già liberata programmarono tutte quelle che saranno le prime azioni militari che porteranno successivamente alla liberazione d'Italia. In primis fu decisivo lo Sbarco di Salerno, che consentì alle forze alleate di aprirsi una via verso uno dei punti più strategici del Mediterraneo e del continente europeo, il porto e la città di Napoli.

 

La situazione nel capoluogo partenopeo stava diventando insostenibile, venivano emanate dalla prefettura su ordine del generale tedesco Scholl misure sempre più repressive, dallo stato d'assedio al passaggio per le armi di tutti coloro che avrebbero osato ribellarsi.

Il 27 settembre 1943 dopo l'ennesima serie di retate da parte dei tedeschi, un gruppo di persone armate fermò un'automobile tedesca uccidendo il maresciallo tedesco che vi era alla guida in località Pagliarone, quartiere Vomero.

Era l'inizio delle Quattro giornate di Napoli, durante le quali i napoletani unirono le proprie forze e riuscirono con serrati combattimenti in ogni parte della città, a compiere un'impresa che avrebbe assegnato e riconosciuto alla città la Medaglia d'oro al valor civile.

Erano le 9 e 30 del 1° ottobre 1943, le ultime forze nazifasciste stavano ancora abbandonando la città in seguito alla trattativa stipulata due giorni prima. I primi carri armati alleati stavano entrando in città, accolti dalla gioia e dall'incredulità di tutti quei napoletani che avevano con le proprie forze cacciato l'oppressore.

Le vie del centro erano piene di gente in festa, che uscivano dai propri palazzi e rifugi a salutare il tanto atteso liberatore, che già iniziava la risalita della penisola, e portava finalmente all'Italia la tanto attesa e combattuta libertà.

 

 

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