La resistenza dei patrioti calabresi nel giugno 1848

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La repressione del movimento costituzionale a Napoli nel 1848, in particolare nella gloriosa lotta contro il regime assoluto durante la giornata del 15 maggio, non aveva piegato i patrioti calabresi, soprattutto di orientamento radicale, che diedero avvio, nel successivo mese di giugno, ad una coraggiosa controffensiva di resistenza di difesa dei  diritti costituzionali.

Ciò avvenne non solo nelle tre principali città della Calabria, ma anche in numerosi comuni, ove si costituirono dei Comitati di Salute Pubblica.

Quello di Cosenza, che si mostrerò quale maggiore luogo di riferimento, era presieduto dall’Intendente Tommaso Cosentini e composto dal comandante provinciale Tenente Colonnello Spina, dal maggiore Giuseppe Pianell, e da Stanislao Lupinacci, Raffaele Valentini, Carmine Mazzei, Francesco De Simone, Domenico Frigiiuele, Francesco Federico, Federico Anastasio, Pasquale Palmieri, Luigi Martucci, Giovanni Mosciaro.

A Catanzaro, tra gli esponenti del locale Comitato, facevano parte Vincenzo Marsico, Angelo Morelli, Tommaso Giardino, Giovanni Scalfaro, Vitaliano De Riso, Giovanni Marincola e Rocco Susanna.

A Reggio, invece, si ricordano i nomi di del Presidente del Comitato Domenico Muratori, e quali componenti il Tenente Colonnello Farina, Fabrizio D’Amore, Antonino Griso e Giuseppe Spano.

 

Il Comitato di Salute Pubblica di Cosenza inviò a Napoli e Salerno Federico Anastasio e Bruno Renzelli allo scopo di prendere contatti per una insurrezione generale e nel contempo per formare un coordinamento di delle Guardie Nazionali, posto sotto il comando di Saverio Altimari, tornato dall’Egitto dopo un lunghissimo esilio.

In tale contesto si rivelò importante il ruolo di Giuseppe Ricciardi, deputato e membro del governo provvisorio, il quale giunse a Cosenza il 1° giugno 1848, accolto con entusiasmo e la cui presenza fece sì che fosse emanato, il giorno successivo nella stessa Cosenza, il seguente  manifesto, datato  2 giugno 1848,  che sancisse la ripresa della lotta:

Agli abitanti del napoletano

Gli enormi fatti di Napoli del 15 maggio, e gli atti distruttivi al tutto della costituzione che loro tennero dietro hanno rotto ogni patto tra il principe e il popolo. E, però noi, nostri rappresentanti, fattici capi del movimento delle Calabrie, rafforzati dallo spontaneo soccorso dei nostri generosi fratelli della Sicilia, incuorati dall’unanime grido d’indignazione e di sdegno, dichiariamo quanto segue:

Memori della solenne promessa fatta dal parlamento nella sua nobil protesta del 15 maggio di riunirsi nuovamente appena fosse concesso, crediamo debito nostro l’invitare i nostri colleghi a convenire il 15 giugno in Cosenza, onde riprendere le deliberazioni interrotte a Napoli dalla forza brutale, e porre sotto l’egida dell’assemblea nazionale la fede e lo zelo delle milizie civili, le quali, nel sostenere in modo efficace la santa causa, a tutelare la quale siamo stati forzati a ricorrere alle armi, sapendo mantenere la sicurezza dei cittadini e il rispetto della proprietà, senza cui non può essere libertà vera.

 

Segue la firma dei noti patrioti Raffaele Valentini, Giuseppe Ricciardi, Domenico Mauro ed  Eugenio De Riso.

In tal modo Cosenza diventava la sede del governo provvisorio liberale, ponendosi quale punto di riferimento per tutto il Regno e chiamando tutti i deputati del disciolto parlamento a riunirsi. E’ da rimarcare, come sottolinea Gabriele Petrone, che, in seno al Comitato, come era avvenuto e avverrà in altri momenti importanti del percorso risorgimentale, il contrasto tra moderati e radicali che più volte rischiò l’eventualità di una  scissione.

La proposta di proclamare la repubblica, che era stata avanzata da alcuni settori del Comitato, aveva suscitato immediate reazioni tra i moderati, che temevano che essa divenisse la parola d’ordine di una generale sollevazione che mettesse in discussione i rapporti sociali nelle campagne.

Cosenza diventava, tuttavia, il centro da cui organizzare la resistenza e il suo Comitato di Salute Pubblica veniva riconosciuta dai rappresentanti delle altre province quale sede del Governo Provvisorio delle Calabrie.

Giuseppe Ricciardi fu eletto Presidende del Comitato, e assunse provvedimenti immediati per ridurre il prezzo del sale, porre sotto il controllo del governo provvisorio i guardaboschi e decidere una data per onorare i caduti del 15 maggio a Napoli, la cui commemorazione avrebbe avuto non solo un carattere simbolico.

Già il 7 giugno si iniziò la pubblicazione di un foglio ufficiale, L’Italiano delle Calabrie.

Intanto a Catanzaro era Francesco Scocco ad assumere il comando delle Guardie Nazionali nella provincia, radunando una forza di circa tremila uomini in armi.

In provincia di Cosenza gli insorti potevano vantare una forza armata di circa diecimila uomini.

Un altro contingente cospicuo era guidato da Domenico Mauro.

Inizialmente il re inviò al generale borbonico Ferdinando Nunziante 3000 uomini a Pizzo già il 6 giugno.

Successivamente il Nunziante riceveva altri cinquemila uomini di rinforzo per dirigersi contro Francesco Scocco, i cui uomini erano apposti a Maida, raggiunti da un contingente di cosentini e reggini.

Inoltre il re studiava la possibilità di uno sbarco a Paola, e nel contempo i borbonici erano consapevoli delle divisioni esistenti nel fronte liberale tra moderati e radicali, ed erano decisi a sfruttare tale situazione all’interno delle forze liberali, spaventando i moderati di un possibile sbocco repubblicano della rivolta.

Anche in tale contesto, ci furono trattative tra le forze del generale borbonico Nunziante e Francesco Scocco in relazione al rispetto della Costituzione accordata dal re nei mesi precedenti, ma il monarca in questa occasione aveva dato deciso ordine al Nunziante di non riconoscere l’autorità del Governo Provvisorio delle Calabrie.

Conseguentemente il 10 giugno sbarcavano a Sapri altri diecimila uomini al comando del generale borbonico Carlo Busacca, che si aggiungevano alle già preponderanti forze del Nunziante.

Le armate messe in atto dai patrioti calabresi si apprestavano alla resistenza, che durò fino al 25 e 26 giugno quando le coraggiose truppe di Francesco Scocco furono sconfitte in una sanguinosa battaglia, con il paese di Filadelfia che fu bombardato e saccheggiato e dove cadde il fratello di Benedetto Musolino, Saverio, mentre il vecchio padre dei due, ottantenne e malato, fu ucciso a baionettate nel suo letto.

Anche i patrioti guidati da Domenico Mauro, accampato con una consistente forza armata consistente a Campotenese, e costituita da ottomila uomini, schierati dalle compagnie di guardia nazionale di decine di paesi, opposero una decisa resistenza.

Tuttavia, dopo diversi giorni, dovettero soccombere alla preponderante forza borbonica, che si avvaleva dell’ ulteriore forza di un altro generale borbonico, il Lanza.

Le truppe di Domenico Mauro furono sconfitte tra il 27 e il 30 giugno, e proprio il 30 giugno a Mormanno, negli ultimi scontri, cadeva il fratello di Domenico Mauro, Vincenzo.

La riconquista borbonica si concluse con l’ingresso del generale Nunziante a Catanzaro il 9 luglio 1848. Da qui, il Nunziante, raggiunto dalle truppe di Lanza e di Busacca, mosse verso Reggio dove si stavano concentrando le truppe del generale Filangieri per riconquistare la Sicilia.

 

Bibliografia

G. Petrone, La Calabria che fece l’Italia. Il Risorgimento a Cosenza e in Calabria, Jonia Editrice, Cosenza, 2009.

 

 

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