Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

1872. Dietro ai bersaglieri la disputa tra cattolici ed evangelici

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20 settembre 1870. Echeggiavano ancora nell’aria i colpi di cannone contro le mura palatine e attraverso la breccia, tra le macerie, la polvere e i calcinacci, i bersaglieri entravano a Roma.  

Finiva così miseramente il potere temporale dei papi, non più sostenuto dalle baionette francesi e con esso la mannaia, la forca, la ghigliottina e la pubblica mazzolata.1

Permaneva tuttavia e andava rapidamente dilatandosi l’enorme influenza politica e religiosa sull’Italia unificata, a cui non si sottraeva neppure la Corte e lo stesso Re, credulone, bigotto e timoroso di essere spedito all’inferno.

Dietro ai Bersaglieri, per la breccia, entrarono in Roma alcuni curiosi personaggi che trascinavano carrettini carichi di Bibbie. Per la prima volta nella storia la Bibbia entrava in Roma, dopo secoli di oscurantismo, e liberamente posta in vendita per le strade. Seguiva a scaglioni la processione dei quarantasettemila esuli che rimpatriavano.

Roma rimaneva pur sempre meta di pellegrinaggi. Qualcuno tornava a visitare, con il cuore gonfio di commozione, i luoghi dove, per ventisette giorni, dal 3 al 30 giugno (1849) si combatté ininterrottamente corpo a corpo: villa Corsini, porta San Pancrazio, villa Panfili, il Vascello, Villa Spada.

«Erano 17.000 i difensori di Roma e tutti copersero di gloria il nome italiano. E tre migliaia di loro caddero e camminando sul loro petto ritornò Pio IX, tutto fradicio di sangue i piedi, in Vaticano a rimettersi sul capo il triregno.»2

 

I Savoia, nei rapporti con la Chiesa dimenticarono tutto questo, dando inizio all’inarrestabile asservimento del potere politico a quello religioso che permane tuttora.

Il turista religioso e di solito colto, in cerca di antichità, seguiva invece altri percorsi e fra questi, i luoghi che la tradizione riconosceva come il soggiorno dell’apostolo Pietro nella città di Roma.

Vediamone le tappe fondamentali, secondo l’itinerario suggerito da Luigi Desanctis nella sua Roma Papale.3

In San Pietro in vinculis, posta sulla punta meridionale del monte Esquilino, il canonico mostrava ai visitatori i documenti comprovanti che quella chiesa era stata costruita da Pudenzio Senatore, consacrata dallo stesso S. Pietro, e le catene con le quali fu legato l’apostolo per ordine di Erode a Gerusalemme e di Nerone, conservate in una teca di cristallo riposta in un armadio.

Poco lontano dalla città, sulla via Appia, sul luogo d’apparizione del Signore a S. Pietro, una piccola chiesa intitolata a Santa Maria delle Piante (dei piedi di Gesù) e comunemente Domine quo vadis. In mezzo al pavimento, una pietra con le impronte dei piedi lasciate da Gesù.

Al Foro Romano, detto Campo Vaccino, presso “S. Pietro in Carcere” il quale altri non era che l’antica prigione mamertina ridotta a cappella, veniva insegnato che S. Pietro vi fu tenuto in prigione e vi aveva operato strabilianti miracoli e conversioni.

Al Gianicolo, nel tempietto di Bramante in S. Pietro in Montorio, il luogo della crocifissione di Pietro era testimoniato da un buco per terra dov’era stata infissa la croce.

A S. Maria in Transpontina, appartenente ai Padri Carmelitani, nella quarta cappella a sinistra di chi entrava, l’attrazione era costituita da due colonne alle quali si insegnava che furono legati e flagellati Pietro e Paolo.

Finalmente, in San Pietro si poteva vedere, nell’abside della basilica, la cattedra di San Pietro, una sedia dentro una custodia di rame dorato, sostenuta da quattro colossali statue di rame.

Avendo visitato questi luoghi così solenni e austeri il visitatore si convinceva facilmente che Pietro Apostolo era stato a Roma come vescovo, che vi aveva pontificato e subito il supplizio.

Per estensione, tutte le prerogative di Pietro erano per diritto di successione trasmesse ai vescovi di Roma che gli erano succeduti nel corso dei secoli, quali le chiavi del Regno dei Cieli, il primato sugli altri Vescovi e così via.

L’ultimo privilegio, consistente nel dogma dell’infallibilità papale, era stato proclamato il 18 luglio 1870 dal Concilio Ecumenico apertosi nella Basilica Vaticana l’8 dicembre 1869 ma, ancora due mesi, e si sarebbe schiantato il potere temporale dei Papi, fraudolentemente detenuto da quattordici secoli ed edificato su un falso storico, sul sangue di tutti gli oppositori politici, religiosi, e dei martiri della libertà italiana.4

In Roma erano sorti, dopo il 20 Settembre, parecchi giornalacci cui nulla è sacro sui quali i Gesuiti vomitavano fuoco e carboni ardenti dalle colonne della Civiltà Cattolica. Tra di essi La Capitale, «fogliaccio immondo e bugiardo per eccellenza» stampato da Sonzogno.5

Proprio sul n. 492 - anno III - del 1° Febbraio 1872 di quel giornale, un’inserzione di Francesco Sciarelli, ministro evangelico, annunciava che la sera del 1° Febbraio, nella sala di Via dei Barbieri, avrebbe tenuto una pubblica conferenza sul Preteso viaggio, pontificato e martirio dell’apostolo Pietro in Roma, soggiungendo che avrebbe accordato la libertà di parola «a qualunque prete volesse fare opposizione.»6

La sfida era lanciata e inaspettatamente accolta mediante notifica firmata da alcuni sacerdoti cattolici: Vincenzo Anvitti, Enrico C. Fabiani, Augusto Guidi, Stefano Ciccolini, Giuseppe Cipolla e Rinaldo Di Giovanni, consegnata proprio la sera del primo febbraio.7

D’altronde, per quei prelati, si trattava di discutere fatti meramente storici, senza entrare in complicate e cavillose questioni teologiche.

Lanciata e accolta la sfida vennero nominati i padrini, due per ciascuna parte belligerante8 e gli oratori, tre per parte.9

Quale luogo di scontro fu scelto un terreno neutrale: la sala dell’Accademia Tiberina nel Palazzo dé Sabini, in Via delle Muratte.10

Il tema della venuta di S. Pietro in Roma, ovviamente, era molto conosciuto dagli oratori cattolici e uno di essi, Enrico Fabiani, vi aveva dedicato, nel 1861, un opuscolo che ne illustrava bene il pensiero.11

Per la parte evangelica, a parte Sciarelli, che aveva studiato a fondo l’argomento e lanciato il guanto di sfida, il Gavazzi aveva scritto, appena tre anni prima, un poderoso volume dove affrontava, con grande perizia, ogni aspetto della vicenda, illustrando peraltro minuziosamente il pensiero dei c.d. Padri della Chiesa.12                       

Il banco dei presidenti e degli oratori, in fondo alla sala, ospitava a destra quelli di parte cattolica e a sinistra gli evangelici. Dietro di essi stavano gli stenografi del Concilio per i cattolici e quelli della Camera per gli evangelici.

Gli invitati, similmente, erano divisi in due schiere: a sinistra della sala gli evangelici, dove si contavano molte donne e a destra quelli cattolici, senza alcuna presenza femminile.

La tenzone cominciò la sera del 9 febbraio e fu conclusa, molto ordinatamente, la successiva sera del 10.

La prima serata, iniziata alle ore 7 con l’intervento di Sciarelli cui seguirono quelli di Fabiani, Ribetti e Cipolla, si concluse alle 11,15.

La seconda serata, iniziata alle ore 7 con l’intervento di Gavazzi cui seguì quello di Fabiani, si concluse alle 10,00.

Le risultanze dei due incontri sono state pubblicate di comune accordo sia dai cattolici che dagli evangelici l’anno successivo, con il medesimo titolo.13

I vincitori dello scontro? Nessuno.

Gli evangelici hanno dissertato sulla cronologia biblica, tentando di dimostrare che ragionevolmente Pietro non poteva mai essersi recato a Roma, i cattolici sulla tradizione degli antichi (i c.d. Padri della Chiesa), quale unica base di appoggio del loro credo.

Con ciò assimilando l’autorità degli Apostoli, universalmente ritenuti ispirati dal mondo cristiano, agli scritti a dir poco nebulosi e fantasiosi di personaggi vissuti successivamente al periodo neotestamentario, che nulla hanno mai avuto a che fare con il canone biblico.

Tanti giri di parole da parte degli evangelici potevano essere evitati riferendo unicamente che nel Nuovo Testamento, che narra peraltro i fatti apostolici seguenti la morte di Cristo, non v’è il minimo accenno della presenza di Pietro in Roma e che qualsiasi congettura nel merito non poteva che essere fantasiosa e arbitraria.

La presenza, il soggiorno e il martirio di Pietro a Roma costituisce l’asse portante di tutto il cattolicesimo romano che vede Pietro come il “principe degli Apostoli”, primo Papa e iniziatore di una successione che conduce all’attuale Papa Francesco.

Venuta meno quella premessa, il mondo cattolico non potrebbe più reggersi in piedi e di questo erano perfettamente a conoscenza ambedue i contendenti.

I fatti assolutamente certi, desumibili dai Vangeli, possono essere riassunti nei seguenti punti.

1. Non esiste nei Vangeli alcun accenno ad una successione apostolica di Pietro che pertanto è stata letteralmente inventata. Nel verso così tanto citato di Matteo 6:11 «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa…» non si fa alcun cenno di eventuali successori. Gesù non dice, quindi, «su di te e sui tuoi successori», inventati dal Romanesimo per legittimare la supremazia del Vescovo di Roma, arrogandosi il diritto di governare le anime e i regni del mondo.

2. Non esiste nei vangeli alcun accenno su luoghi e modalità di morte degli Apostoli Pietro e Paolo. Di Pietro si conosce solo la profezia di Gesù: «In verità, in verità ti dico che quand’eri più giovane, ti cingevi da te e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani, e un altro ti cingerà e ti condurrà dove non vorresti. Or disse questo per significare con qual morte egli glorificherebbe Iddio.»14

3. Riguardo a Paolo, l’ultima notizia certa è che in Roma, dov’era stato prigioniero, «Paolo dimorò due anni interi in una casa da lui presa a fitto, e riceveva tutti coloro che venivano a trovarlo, predicando il regno di Dio, e insegnando le cose relative al Signor Gesù Cristo con tutta franchezza e senza che alcuno glielo impedisse.»15

4. Pietro e Paolo avevano ricevuto dal Signore disposizioni ben precise sui rispettivi campi di lavoro. A Paolo era stato affidato il compito di annunziare il Vangelo tra gl’incirconcisi, a Pietro quello tra i circoncisi «.…poiché Colui che aveva operato in Pietro per farlo apostolo della circoncisione aveva anche operato in me per farmi apostolo de’ Gentili.»16

La Chiesa di Roma, contro ogni principio evangelico, che invita a “praticare il non oltre quello che è scritto”,17 ha scelto di porre sul medesimo piano le Scritture «& le tradizioni spettanti alla fede, & a’ costumi, come venute dalla bocca di Christo, ovvero dalla Spirito Santo dettate, & confermate nella Chiesa Catholica.»18

La tradizione ha avuto nel mondo cattolico gli stessi effetti della moneta cattiva che si studiano in Economia:  «Quando in uno Stato circolano contemporaneamente due monete con pari potere liberatorio, la moneta cattiva scaccia quella buona.» (Legge di Ghersom).

Così la tradizione, alla quale il cattolicesimo ha attribuito pari dignità della Scrittura, ha preso il sopravvento, rimanendo la sola padrona del campo.

Il Concilio di Trento ha lasciata aperta la porta all’introduzione di pratiche favolistiche che nulla hanno a che vedere con le Scritture, il cui elenco sarebbe troppo lungo da esporre ma basta analizzare, anche brevemente, i dogmi fortemente voluti da Pio IX, il papa più antirisorgimentale e nemico di ogni libertà che la storia ricordi, per rendersene conto.

 

NOTE

1.  Un esempio di esecuzione mediante mazzolata, la più raccapricciante delle pene capitali, fu descritta da Edmond About in Storia arcana del pontificato di Leone XII, Gregorio XVI e Pio IX ossia preliminari della questione romana con documenti diplomatici per Ferdinando Petrucelli,  Della Gattina, Milano, presso Francesco Colombo librajo editore, 1861, pag. 23.

Il giornalista francese (1828 – 1885) si è avvalso, per le ricerche storiche, di Ferdinando Petruccelli Della Gattina, accanito ricercatore storico e collaboratore di A. Dumas (La storia dei Borboni di Napoli, L’Indipendente, rivista pubblicata a Napoli dal 1860 al 1865, etc.).

2. J. W. Mario, I Garibaldini in Francia, Roma, Tipografia G. Polizzi, 1872.

3. L. Desanctis, Roma papale, Firenze, Tipografia Claudiana, II edizione,1871.

4. L. Valla, La falsa donazione di Costantino, a cura di Gabriele Pepe, Firenze, Ponte delle Grazie, 1992.

5. La Civiltà Cattolica, Vol. IX della serie ottava, Firenze, presso Luigi Manuelli libraio, 1872, pag. 594-598.

6. Francesco Sciarelli (Chieti, 17 marzo 1837 – 1° ottobre 1904) era ministro della Chiesa Metodista Wesleyana in Roma, proveniente da quella di Napoli, ex sacerdote cattolico. Prestò soccorso ai colerosi di Napoli nella terribile epidemia del 1865/66, fervente patriota, amico di Enrichetta Caracciolo (Misteri del Chiostro Napoletano, Barbera, Firenze, 1864), partecipò all’anticoncilio di Napoli nel Dicembre del 1869.

7. F. Sciarelli, I miei ricordi 1837-1899, Stabilimento Tipografico Fratellii Jovane, Salerno, 1900.

8.  Presidenti per la parte cattolica: Don Mario Chigi, Principe di Campagnano, Presidente Generale della Società Primaria Romana per gl'Interessi Cattolici e il Comm. Avv. Giovan Battista De Dominicis Tosti.

Presidenti per la parte evangelica: Rev. Enrico Pigott, Ministro Soprintendente delle Chiese Metodiste Wesleyane del Nord e del Centro Italia ed Ermanno Philip, ebreo di nascita e Ministro tra gli Ebrei.  

9. Oratori di parte cattolica: Monsignor Enrico G. Fabiani, Parroco Don Giuseppe Cipolla e Sacerdote Augusto Guidi, professore dell'Apollinare. Oratori di parte evangelica: Rev. Alessandro Gavazzi, ex frate barnabita, patriota e cappellano garibaldino, valente oratore, tra i fondatori della Chiesa Cristiana Libera in Italia. Rev. Giovanni Ribetti, pastore valdese, Francesco Sciarelli.

10. Palazzone composto da piano terra più quattro in elevazione, demolito nel 1913 per la risistemazione urbanistica intorno a Piazza Colonna.

11.  E. Fabiani, Notizie di Simon Mago tratte dai così detti Filosofumeni, Roma, Tipografia Forense, 1860.

12. A. Gavazzi, La favola del viaggio di S. Pietro a Roma, Firenze, Tipografia Nazionale, 1868.

13. Resoconto autentico della disputa fra sacerdoti cattolici e ministri evangelici intorno alla venuta di S. Pietro in Roma. Roma, Tipografia Lombarda e Tipografia e libreria di Roma del cav. Alessandro Befani

14. Giovanni 21:18-19 della versione Luzzi della Bibbia – cfr. II Pietro 1:14.

15. Atti 28:30-31 della versione Luzzi della Bibbia.

16. Galati 2:6-8 della versione Luzzi della Bibbia - cfr Ef. 3:8.

17. I Corinzi 4:6, II Giovanni 9-10 della versione Luzzi della Bibbia.

18. Pietro Soave Polano,  Historia del Concilio Tridentino nella quale si scoprono tutti gl'artificii della Corte di Roma per impedire che né la verità di dogmi si palesasse, né la riforma del Papato, et della Chiesa si trattasse, con prefazione e lettera dedicatoria a Giacomo I Re d’Inghilterra di Marc’Antonio De Dominis, London, John Bill, 1619.

 

 

L’immagine di copertina è tratta dalla Illustrazione Popolare, Vol. III, 1870/71, sottotitolata “L’assalto alla barricata della Porta Pia, il XX Settembre 1870”.

 

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