Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Il contributo degli italo - albanesi al Risorgimento: Pasquale Scura - Ministro Arbëreshë

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Non tutti gli Italo Albanesi che si distinsero nelle lotte per l'Unificazione dell'Italia, contribuirono necessariamente a quel rivolgimento storico ai fatti d'armi. Molti offrirono la parte migliore di sè adoperandosi ad elargire con notevole capacità di cogliere i nessi esistenti fra i vari momenti dell'esperienza. Fra questi si sopraeleva la figura di Pasquale Scura.

Nacque a Vaccarizzo Albanese (Cosenza) il 24 aprile del 1791 da Agostino, piccolo proprietario terriero e da Rosa Ferraiolo di Santa Sofia d'Epiro, quest'ultima apparteneva ad una famiglia  antiborbonica e filo francese, che durante il periodo della reazione sanfedista molto si distinse nella causa per la libertà. Pasquale Scura giovinetto venne mandato a studiare nel Collegio Italo Albanese di San Demetrio Corone ed ivi apprese, con notevole profitto, i primi elementi di erudizione greca e latina.

Si dedicò, in seguito agli studi della fisica, anatomia e fisiologia sotto la guida del suo compaesano dott. Pietro Scura e volendo rendere più profonda la sua conoscenza in queste discipline, si recò a Castrovillari per seguire le lezioni del dott. Baratta, uno dei più accreditati fisiatri del Regno. Era suo preciso disegno quello di conseguire la Laurea in Medicina, ma nel 1814, il vecchio magistrato giacobino, sandemetrese, Salvatore Marini, gli fa ottenere la carica di vice cancelliere presso il tribunale di Monteleone ( attuale Vibo Valentia), ove egli era Presidente.

Nel 1817 venne nominato cancelliere presso la Corte Criminale della Calabria Ulteriore, esercitando tale mansione anche presso La Corte di Cassazione di Napoli.

Con Regio Decreto del 16 febbraio del 1823, fu promosso Giudice Istruttore a Taranto e, dopo essere stato come giudice della Gran Corte Criminale di Catanzaro, Bari, Lecce e Cosenza, nel 1840, per meriti acquisiti, raggiunse il grado di Procuratore Generale presso la Gran Corte di Potenza. Vennero i moti del 1848 e, Ferdinando II, a cui si era strappata a stenti la Costituzione, incominciò a reagire aspramente contro i liberali, da allora cominciarono le disavventure del Nostro, il quale, avendo apposta la sua firma sulla circolare del 18 maggio, diretta ai giudici e ai capi della Guardia Nazionale, in nome del Circolo Costituzionale Lucano, aggravò i sospetti del Re su di lui: la sua firma fu considerata "Gran Colpa."Lo Scura fu oggetto di persecuzione da parte delle autorità: gli fu perfino negata la possibiltà di recarsi a Napoli a far visita alla figlia gravemente inferma.

In quel periodo, per citare altri episodi di persecuzione, venne preso di mira, per le sue simpatie liberali, dalla stampa conservatrice e filoborbonica da come si evince da una nota del periodico " Mondo Vecchio e Mondo Nuovo" del 22 marzo del 1848: "Il Procuratore Generale Scura è un uomo che non raccomanderemo al Ministro di Grazia e Giustizia perchè lo premi con il farlo riposare dai lunghi servizi, essendo egli una perla della magistratura." Ironia reazionaria.

Nello stesso frangente, altro convulsivante episodio, screziò la sua  integra condotta morale ed aggravò la sua posizione di liberale: l'omicidio del Colonnello Costabile Carducci. Tale efferato assasinio, consumato nel luglio del 1848, costituì  - come annota il Cassiano - un grave episodio di terrorismo di Stato, che le autorità di polizia avevano interesse a coprire perchè vi era coinvolto il prete Peluso, zelante filoborbonico ed assai noto per i servizi, resi al governo nei fatti del 1806 e del 1821.

Luigi Settembrini nelle "Ricordanze della mia vita" così espone l'episodio: "la testa del Colonnello Carducci fu portata a Napoli salata ed asciugata in un forno dal prete Vincenzo Peluso, che lo aveva ucciso nella marina di Acquafredda  (in verità l'esecutore materiale fu un certo Flaminio Canonico), mentre egli, dopo il congiungimento delle colonne del generale Busacca a Castrovillari, si recava nel Cilento a raccogliervi armati."

Inverosimilmente e con appariscente inezia, le colpe dell'accaduto furono ascritte a molte persone innocenti, astrazione che lo Scura non accettò senza condizioni. Essendo la località, dove avvenne l'eclatante omicidio, di competenza della Procura di Potenza, lo Scura non titubò nel chiedere con insistenza al giudice istruttore di indagare scrupolosamente sul caso, ritenendo, con certeza, che la polizia avesse occultato con subdole deviazioni la verità. Si comprese che lo Scura aveva intrapreso la giusta direzione e per portare rimedio a tale inconveniente, con decreto del 3 ottobre del 1848, firmato dal Re e dal Ministro di Grazia e Giustizia, il Nostro fu messo in "attenzione di altro destino", in pratica fu sospeso in attesa di altra destinazione. Poco tempo dopo, il governo borbonico, non pago di questa azione vendicativa,fece in modo che venisse coinvolto, come imputato, nel procedimento penale per i fatti di Potenza del 1848 e contro di lui fu spiccato l'ordine di cattura. Trovò rifugio a Napoli presso la casa di un amico e di lì, non sentendosi al sicuro, si imbarcò, travestito da prete, su una nave da guerra francese insieme al figlio diciottenne Angelo, alla volta di Civitavecchia.

Da qui i due con la nave "La Ville de Marseiile" raggiunsero Genova, dove il figlio trovò impiego presso l'ufficio telegrafico, mentre lo Scura raggiunse Torino dove e visse del sussidio governativo. Nella capitale Piemontese non era raro che si ritrovasse con gli altri esuli Italo Albanesi come il Damis, il Crispi, i fratelli Mauro ( luogo di ritrovo era il caffè letterario " La Perla"). Il fatto di parlare la stessa lingua - scrive il Cassiano - oltre che di essere accomunati dalla stessa sorte, per gli esuli di origine albanese, costituiva oltretutto una ragione in più di solidarietà.

Ad Unità compiuta, lo Scura, forse, ripensando ai tristi anni dell'esilio così scriverà: " L'uso della stessa lingua è il più forte e il più durevole legame che possa unire le umane associazioni: è il più potenete fra tutti i simboli per fare sentire ai popoli  la loro unità: questo simbolo presta i colori a tutti i pensieri, a tutti i sentimenti; nella nostra memoria essa non può separarsi da tutto ciò che rammenta la nostra passata felicità e rivelandoci un compatriota frammezzo a popoli stranieri, desta nel nostro cuore ipalpiti della patria."Durante la sua permanenza a Torino, gli fu offerto un posto di primo piano nella Magistratura, purchè avesse accettato la cittadinanza piemontese, ma la sua risposta fu secca e decisa: " IO SONO ITALIANO NON PIEMONTESE".

Nel 1852 Ferdinando II visita le Calabrie e sostando per qualche ora in Spezzano Albanese gli si fece avanti la moglie dello Scura, Maria Concetta Mele, chiedendo grazia per suo marito ed il re irritato così le rispose in dialetto napoletano: "signò, per vostro signor marito nun aggia che nce fa! Isso s'è permesso 'e fa nu pruciesso a chi ha combattuto ppe mme! Capite? Chi ha combattuto ppe mme! A smania soia era 'e firma carte sempe contr'a mme! Se avete altri comandi a darmi" e bruscamente la licenziò.

Nel 1855 venne prosciolto in istruttoria dalla Gran Corte Criminale di Potenza che gli revocò anche l'ordine di carcerazione, ma gli era impedito il rientro nella sua Vaccarizzo  per motivi politici.Sbarcando a Napoli dl piroscafo Amalfi il 18 marzo del 1857, lo Scura, finalmente, tornò dall'esilio e con decreto ministeriale dello stesso giorno venne posto a domicilio coatto nel suo paese natìo. I suoi compagni - aggiunge il Perri - erano stati, intanto reintegrati, mentre egli veniva abbandonato a se stesso. Era intanto in preparazione la spedizione di Garibaldi e sotto l'incalzare dei radicali mutamenti nel regno, Francesco II concedendo la costituzione, fece reintegrare lo Scura nella sua attività magistratuale.

Il 4 luglio del 1860 fu nominato Procurratore Generale a Campobasso, ma con il successo conseguito dai Mille di Garibaldi,giunse la fine del Regno. Il 7 settembre venne deposto Francesco II e dieci giorni più tardi lo Scura viene nominato Consigliere della Corte Suprema di Cassazione di Napoli. Il 27 settembre del 1860 con decreto n. 77, Garibaldi, lo nomina Ministro di Grazia e Giustizia nel governo provvisorio, di cui faceva parte anche l'altro Italo Albanese Luigi Giura,costui preposto ai Lavori Pubblici. In qualità di Ministro di Grazia e Giustizia, essendo forte sostenitore del Plebiscito, ne compilò persnonalmente la formula" L'Italia una e indivisibile con Vittorio Emanuele Re Costituzionale."

Fu richiamato alla Corte Suprema con Decreto Ministeriale del 14 novembre del 1860 e con successivo decreto del 1862, fu confermato Consigliere della Corte Suprema di Cassazione di Napoli. Il 12 gennaio del 1868, durante l'inaugurazione dell'Anno Giudiziario, in Napoli, venne colpito da malore e trasportato in casa, poco tempo dopo, rese l'anima a Dio.

 

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