Un equivoco storico inaccettabile

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Avanti è il nome del quotidiano del Partito Socialista Italiano di tradizione marxista-engelsiana uscito a Milano il 25 dicembre 1896.

Il titolo è la traduzione italiana del quotidiano del Partito Socialista Democratico Tedesco fondato nel 1876 e rivela già nel termine una origine non italiana, una dipendenza esterofila, una simpatia tedescofila, indegna della nostra millenaria civiltà Latina e Italiana.

Se la natura delle cose umane è nei loro nascimenti, come diceva il grande Giambattista Vico,  quel periodico, in tutta la sua parabola storica, è stato portatore della limitata, tragica posizione marxista-engelsiana del più vasto socialismo italiano ed europeo, di una visione storico-politica cioè materialistica storica, classista, in prospettiva rivoluzionaria, per l’abbattimento della società “borghese liberale”, usando i grimaldelli della democrazia, col sindacato, senza escludere mai in prospettiva un momento violento in casi storici favorevoli.

I loro nemici storici frontali sono stati il liberalismo e la civiltà liberale, per cui il loro rapporto con il Risorgimento italiano, nella scia di Marx ed Engels, è stato ed è di lotta frontale e continua, al di là di qualche ossequio formale.

 

Non a caso da quella scuola dell’Avanti sono venuti l’odio di classe fanatico, feroce e saccente, dal vertice alla base, la direzione di Mussolini, il neutralismo durante la Prima Guerra Mondiale, la cieca esaltazione del sostanziale colpo di Stato sovietico, fatto passare per leggendaria rivoluzione socialista.

Inoltre, l’esaltazione del fanatico sanguinario Lenin, l’incubazione del Partito Comunista, nato dalla madre socialista italiana marxista-engelsiana con la posizione massimalista rivoluzionaria sempre presente   e quindi sentito comunque dal 1921 come un proprio figlio ribelle, con il quale e con i suoi eredi, il rapporto fino ad oggi (PD e Art.1), pur con varie oscillazioni, non è mai venuto meno ed è stretto e profondo a livello locale e centrale con la cinghia di trasmissione di sindacati, Lega delle cooperative ed altre forme.

Il rapporto di fondo costante con i comunisti è durato anche per tutta la parabola dello stalinismo, dagli anni Trenta agli anni Cinquanta, inquinando le sorgenti etico-politiche di formazioni, che solo esteriormente si possono definire di autentico Socialismo Democratico.

Non parliamo poi della concentrazione solo su posizioni politiciste e di potere a tutti i costi e a tutti i livelli con fenomeni di corruzione, che hanno portato alla fine storica di formazioni partitiche.

La lotta contro un “socialismo liberale” è nella natura storica originaria e nella storia tutta dell’Avanti e del PSI di tradizione marxista-engelsiana, tranne il tentativo di dare una base culturale nuova in età craxiana, che non ha avuto esiti positivi  per i mille limiti della storia socialcomunista italiana

Aver messo sotto Avanti, «voce del socialismo liberale» è falsità e confusione storiche strumentali di potere tipica di cattolici e socialcomunisti.

Parlare di Carlo e Nello Rosselli è blasfemia, vista la lotta formalmente o sostanzialmente continua fatta dai socialcomunisti di origine socialcomunista ad Essi, al Movimento Giustizia e Libertà, al Liberalsocialismo, poi al Partito d’Azione Giustizia e Libertà, a Ferruccio Parri e al suo Governo, a tutti i tentativi storici nel secondo dopoguerra di iniziative e personalità autenticamente giellliste, azioniste, liberalsocialiste, socialiste liberali.

Così sento e so da letture meditate ed esperienze anche personali (quindi discutibili), fermo restando il rispetto per limitate e sempre minoritarie vicende e personalità che nella storia del socialismo italiano hanno onorato e testimoniato sinceramente, con sacrifici e fino al Martirio (si pensi a Giacomo Matteotti), i valori di fondo dell’aspirazione giusta e umanissima alla Giustizia Sociale.

 

 

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