Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Rosaroll e Poerio, l’impeto vesuviano a Curtatone

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La Battaglia di Curtatone e Montanara fu non solo valorosamente combattuta dai volontari e dalla guardia civica toscana, ma anche dai soldati e dai volontari del X reggimento di Fanteria Abruzzi del Regno delle Due Sicilie, che non vollero obbedire all’ordine di rientro.

Il II battaglione di tale Reggimento era comandato da Cesare Rosaroll e comprendeva tra i combattenti Enrico Poerio, Capitano della terza compagnia dei Volontarj Napoletani, cugino dei patrioti Alessandro e Carlo Poerio.

Il 13 maggio Cesare Rosaroll e Enrico Poerio combatterono “con impeto vesuviano” e furono lievemente feriti, così come descritto in una lettera pervenuta dal Campo Toscano e pubblicata dal giornale L’Italia, anno I N. 88:

«Curtatone, 14 maggio.

Ieri fu giorno veramente glorioso per noi. Gli Austriaci meditavano da qualche tempo un attacco ai nostri campi, e lo effettuarono ieri con 12 compagnie di 240 uomini, l’una con 5 pezzi d’artiglieria e uno squadrone di cavalleria. L’attacco cominciò al campo di Montanara, e proseguì a Curtatone.

Fu violento da una parte e dall’altra, ma i nostri uniti ai volontari Napoletani si sostennero e lo respinsero con un impeto di coraggio del quale non potresti farti un’idea.

Tutti senza eccezione si condussero bene: Pisani, Lucchesi, Livornesi, Napoletani rincorsero il nemico che attaccò Curtatone traverso ai campi e fino sotto il tiro del cannone di Mantova.

 

Lo stesso fece Giovannetti con alcune compagnie di Fiorentini al Campo di Montanara. La nostra artiglieria lavorò stupendamente. Mosel al campo di Montanara aspettò uno squadrone di cavalleria a mezzo tiro, e lo sbaragliò. Sono molti gli atti d'eroismo individuale.

Un nostro Granatiere si difese fin coi pugni. Un altro nostro soldato fu veduto prendere due Ungheresi per il petto. — I feriti tornavano con fronte serena gridando "Viva l'Italia".

Fece molto piacere che il Ministro Corsini si mostrasse in mezzo alla pugna mentre le palle fischiavano da tutte le parti. Il Capitano Piemontese Camminati fu quello che decise della vittoria di Curtatone col salvarci da un attacco dalla parte del lago. Tanto egli quanto il Colonnello Campia restarono stupefatti del valore delle nostre truppe civiche e di linea, e vanno ripetendo che non s’aspettavano tanto.

I Napoletani combatterono con impeto vesuviano. Restarono feriti il Comandante Rosaroll e il Capitano Enrico Poerio. Esco ora da visitarli. Rosaroll è ferito più gravemente di Poerio, ma né l'uno né l'altro presentano alcun pericolo.»

 

Mariano D’ayala narra che Cesare Rosaroll si era arruolato fra i volontari napoletani per la campagna di Lombardia dopo aver aderito all’appello di Enrico Poerio.

Per i suoi studi militari, fu eletto capitano aiutante maggiore del battaglione, poi salito al vicecomando. Si costituì così il reggimento delle fanterie napoletane, che primo mosse in Lombardia il 13 aprile.

In verità, il ruolo di comando di Rosaroll non fu esente da diverse incomprensioni con i volontari, forse per la sua eccessiva foga. Ferito dal fuoco nemico, venne ricoverato all’ospedale di Viadana e quindi insignito della medaglia di bronzo.

Terminate le operazioni militari in Lombardia, si recò a Venezia, dove combatté al seguito del Generale Pepe e insieme ad Alessandro Poerio. Al comando della Batteria Sant'Antonio a Marghera fu mortalmente ferito da una palla di cannone il 27 giugno 1849.

Le ferite riportate da Enrico Poerio a Curtatone non furono molto gravi e di ciò ne parlava anche il cugino Alessandro Poerio in una lettera del 29 maggio 1848 indirizzata a sua madre: «Rassicuratevi sul conto di Enrico.

La sua ferita fu cosa leggiera; e so ch’è già fuori letto. Trovasi ora a Goito: Egli si è molto distinto; e più volte è stato mentovato con meritata lode ne’ pubblici fogli.»

Enrico Poerio, figlio di Leopoldo e Giovanna Merida, nacque a Napoli tra il 1813 il 1816. Seguì il padre in esilio a Firenze. Studiò l’inglese e il francese. Poeta e combattente, fu anche un ottimo giornalista e scrittore. Collaborò al giornale Il Pantheon dei martiri della libertà italiana.

Scrisse biografie e articoli di estetica teatrale che furono pubblicati su vari giornali. Nel 1834 scrisse il sonetto Napoleone I, Sostegno a Libertà.

Nel 1838, dopo la morte del padre, si trasferì con la madre a Napoli.

Durante la sua vita compose un gran numero di sonetti: Ettore Fieramosca; Bellini; Annibale; Orazio, Uccisor della Sorella; La Repubblica Fiorentina; Ugo Foscolo; Giuseppe Giusti; Vincenzo Gioberti; Silvio Pellico; Romolo; Mosè; Cristo; La Monaca di Monza; Muzio Scevola; Vittorio Alfieri.

Gran parte furono pubblicati nella raccolta Sonetti Italici, Malta, Luigi Borg tipografo,1858.

Scrisse anche componimenti drammatici, il primo dei quali Antigone, che fu seguito da Cuor di una Madre.

Nel 1847 scrisse una tragedia in cinque atti Lucrezia Mazzanti, intorno all’assedio di Firenze del 1529.

Nel 1848 pubblicò a Napoli Il Catechismo Popolare. Dopo aver partecipato alla Battaglia di Curtatone si rifugiò a Firenze.

Nello stesso anno scrisse una commedia in tre atti in prosa Celibato e Matrimonio. Nel 1849, costretto all’esilio, si rifugiò ad Asti, dove compose due sonetti biografici Petrarca e Torquato Tasso.

Nel 1851 compose il sonetto A Carlo Poerio.

Dopo essere stato per qualche anno a Torino, nel 1855 si rifugiò a Malta.

Nel 1856 a Costantinopoli portò a termine la commedia Dopo Morte.

Tornò a Malta nel 1858, dove pubblicò Saggio di Teatro Italiano, Malta, Luigi Brog editore.

L’11 dicembre 1858 si imbarcò su un vapore diretto a Marsiglia. Non si sa dove abbia trascorso gli ultimi anni della sua vita, né dove e quando sia morto, tuttavia continuò a scrivere e pubblicò: Canti Italici, Italia (1863); Il ritorno dall’esilio in patria, Novella Romantica (Firenze 1864), Dante nell’età nostra, (Firenze 1865).

 

 

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