Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Lo statalismo, una Storia dimenticata della vita odierna

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Il cosi detto “statalismo”, tanto vituperato nell’opinione pubblica cultura greco -ellenistica e cristianesimo, sono elementi costitutivi essenziali del mondo contemporaneo globalizzato di cui non sempre ci rendiamo conto nei nostri frenetici e parossistici  ritmi di vita quotidiana.

Essi sembrano scontati e consustanziali alla nostra società occidentale come se fossero eterni e soprattutto naturali  come l’aria che respiriamo e il capitalismo che sembra pervaderla e caratterizzarla.

Ma non è così e soprattutto non è affatto scontato che sia così.

E allora come stanno le cose?

Innanzitutto questi tre elementi, statalismo,  cultura greco- ellenistica e cristianesimo, non sono caratteristici del mondo orientale, anche se da secoli essi si sono diffusi in Oriente e adesso con la globalizzazione  sembrano invadere il Levante e contaminarlo e influenzarlo.

Ovviamente bisogna tener presente che, in modo analogo, nel processo di globalizzazione  molti elementi dell’Oriente invadono,  contaminano e influenzano il così detto mondo occidentale.

Se tale processo di globalizzazione,  per quanto rallentato  non si blocca e si esaurisce,   dovremmo assistere a un’ulteriore e probabilmente definitiva unificazione  pur nelle sue differenze  dell’ecumene e delle sue culture e ovviamente  non solo di quelle.

 Lo “statalismo”  nel suo senso positivo di “statualità”   è stato sperimentato e sviluppato dopo l’esperienza pratica delle città fenice e della polis ellenica  sistematizzata e poi teorizzata dalla filosofia politica aristotelica  nell’Impero romano con la sua attenta e meticolosa organizzazione giuridica amministrativa e militare che ha sostenuto per secoli il peso di un’immensa e articolata architettura mondiale.

 

Con la disgregazione dell’Impero romano d’Occidente e la caduta nel frammentarismo e particolarismo del centrifugo e anarchico feudalesimo occidentale,  l’eredità dello stato imperiale romano viene raccolta dall’Impero romano d’Oriente o l’Impero bizantino.

E qui esso diviene non solo fondamentale e imprescindibile  trovando una delle sue massime estrinsecazioni  riformulazioni e riorganizzazioni  nella Storia dell’umanità,  ma anche una delle sue più importanti e possenti armi  strategiche nella complessa e infinita partita geopolitica globale.

Nel Medioevo, soprattutto nei confronti dell’Occidente feudale,   la pervasività anche negativa, la sistematicità, la continuità, l’efficienza e l’efficacia   della macchina ovviamente non solo giuridica e amministrativa, ma anche fiscale e militare bizantina,  ha consentito a Costantinopoli di poter disporre di tutta una serie di “congegni” per l’epoca unici e sofisticati: eserciti permanenti  ben organizzati  equipaggiati e addestrati oltre che tecnicamente e tecnologicamente all’avanguardia nel desolante orizzonte feudale occidentale, entrate fiscali certe e continuative,   funzionari o burocrati  colti ben selezionati e competenti,  per lo più scelti con criteri meritocratici che tra l’altro,  entro i limiti di un Impero per lo più governato da elite aristocratiche, permettevano un discreto moto ascensionale sociale completamente sconosciuto e bloccato in Occidente e un apparato diplomatico e spionistico all’avanguardia.

Questa complessa estesa e globale organizzazione burocratica si rivelò una delle “tecnologie” più determinanti al fine del dominio globale bizantino.

Essa  durante l’esistenza dell’Impero, ma soprattutto dopo la sua tragica e definitiva estinzione, fu modello di riferimento non solo per Venezia,  ma anche per i Turchi e per la monarchia francese per i Balcani e per la Russia.

E se oggi la burocrazia, o meglio la burocratizzazione, sembra un male endemico della nostra società, ricordiamoci che essa si è sviluppata a Bisanzio ed è una delle sue maggiori eredità nel bene e nel male.

La cultura greco – ellenistica,  dopo l’apocalittico naufragio della civiltà  in Europa e  dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, fu salvata dall’Impero romano d’Oriente.

Essa fu la linfa vitale di Bisanzio. Malgrado le accuse di enciclopedismo ed erudizione più volte lanciate ai Bizantini, sulle quali naturalmente varrebbe la pena di riaprire un discorso più critico e articolato, la conservazione materiale del sapere classico in tutte le sue articolazioni e manifestazioni  è esclusivo e indiscusso merito di Costantinopoli.

Senza dimenticare che la scienza retorica alla base comunicativa, linguistica ed espressiva della cultura classica, in particolare nella sua estrinsecazione logico-argomentativa e filosofica greco-ellenistica, è stata determinante non solo nell’amministrazione  specialisticamente tecnicamente e tecnologicamente intesa,  ma anche nell’evoluzione logica  scientifica e filosofica soprattutto nell’ultimo periodo di esistenza del pachiderma romano-orientale.

E la trasmissione all’Europa della  cultura classica e la sua riacquisizione non avvenne solo direttamente  dall’Impero bizantino prima  e dopo la sua caduta, ma anche dall’Italia bizantina e da Venezia, e molto più di quanto la nostra intellighenzia  e soprattutto i nostri asfittici manuali di Storia vogliono ammettere.

Il Cristianesimo, anche se attualmente meno pervasivo nella società secolarizzata europea e occidentale,  è stato non solo per gli Europei un cardine  spirituale e storico costantemente presente sia nella vita religiosa che politica.

E se esso è riuscito a salvarsi da invasioni barbariche e islamiche lo si deve in misura rilevante al Bastione romano orientale.

Esso  nel bene e nel male  insieme allo statalismo romano e alla cultura  greco-ellenistica  fu una linfa vitale per Bisanzio.

Se da una parte il cristianesimo fu il sostegno imprescindibile e costitutivo dell’Impero bizantino, esso fu dall’altra anche  motivo di dissidi religiosi e politici oltre che di eresie e scismi.

Comunque, la tradizione statale romana, soprattutto nella sua articolazione e radicalizzazione militare, e cristianesimo, nella sua involuzione clericale,  condussero Bisanzio  in non pochi periodi della sua lunga e complessa esistenza e storia  verso una caratterizzazione militaristica e clericalizzata che ha lasciato la sua indelebile impronta soprattutto sui suoi Eredi balcanici  anatolici  mediorientali e russi.

Romanesimo, ellenismo e cristianesimo filtrati e ereditati in parte notevole da Bisanzio, rimangono ancora oggi per l’Europa e per l’intero Occidente imprescindibili e determinanti,  ma  come l’Impero romano orientale ha dimostrato nella sua millenaria rielaborazione e ibridazione a contatto con Persiani  Arabi  Turchi  Indiani  Cinesi,  suscettibili di un’ulteriore e proficua evoluzione solo a condizione di confrontarsi e contaminarsi in un rapporto di reciproca fermentazione interculturale oltre che politica e economica con l’Altro da sé che ormai ha rotto i confini di un Oriente sempre meno misterioso per insediarsi “tra noi” nella megalopoli turbocapitalistica e tardoimperialistica.

 

 

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