Il ritorno dell'oscurantismo

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Riandando con la memoria ai fatti della Repubblica Partenopea, agli occhi dei lettori delle pagine di questo giornale dovrebbe apparire paradigmatico il quadro storico in cui si dipanavano gli eventi di quel tragico 1799.

Il potere della Chiesa si costituiva come garante della subalternità del popolo alla Monarchia, spingendosi al punto di raccogliere sotto le bandiere della Santa Fede masse contadine per abbattere la giovane Repubblica.

Un patto scellerato tra due poteri dello Stato, che strumentalizzando ignoranza e paure, soffocò coi capestri il sogno di Donna Eleonora, e spazzò via il meglio di quell’intellighenzia partenopea, che aveva creduto e cercato l’utopia del riscatto.

Mutatis mutandis, i giorni che viviamo sembrano evocare i contenuti e le premesse di quel tragico scenario.

Proviamo a riandare col pensiero alla pubblica ostensione sul sagrato sanpietrino di un legno contenente le spoglie di un papa che, dimentico della pacificazione conciliare, aveva posto all’indice teologia della liberazione e socialismo, alla confirmatio fidei del “vignaiolo” suo successore, e confrontiamo tale ricordo con l’austera solitudine in Santa Marta di un pastore di gregge. In questo abissale contrasto si va consumando a tutt’oggi la lacerazione tra cattolicesimi inconciliabili, una frattura resa ancor più manifesta dalla antistorica coesistenza di due papi.

 

Da questa vivente antinomia tra temporaneità dell’agire umano e incerta monoliticità dell’istituto ecclesiale, va prendendo le mosse il più retrivo conservatorismo cattolico per riesumare quell’antica liaison con forze conservatrici, che affondano per storica vocazione le radici nel ventre delle masse.     

Accade dunque che la cultura laica, dopo aver esultato per l’elezione del papa venuto dalla fine del mondo, illudendosi che istanze terzomondiste e cura del creato avessero preso il posto di astratte metafisiche, si trovi oggi aggredita dall’intolleranza cattolica. Un’intolleranza che si manifesta nei confronti delle diversità e nel rifiuto dell’accoglienza, in sintesi in quel sepolcrale candore di evangelica memoria.

Nella crisi perenne che affligge questo paese e che rende instabile il quadro politico, la sintonia tra le forze reazionarie va prendendo forma in tutta la sua virulenza. Si evocano scenari millenaristici, si delegittima la funzione pastorale, si nega l’evoluzionismo vantando discendenze adamitiche, si riesuma il fantasma dell’antipapismo ignorando la rinuncia volontaria.

E’ dunque incongruo rievocare scenari da secoli bui, nel momento in cui si tenta di far passare l’attuale naufragio pandemico, frutto bacato della stupidità umana, come manifestazione della collera divina?

Nel travaglio di una Chiesa impedita da forze oscure del suo rinnovamento e nei rigurgiti fascisti che costituiscono lo sfondo ideologico dei due maggiori partiti di destra, va dunque allettandosi quell’humus fertile in cui affondano le radici del disagio sociale, il terrore di paure inconsce, il vuoto culturale, mentre si profanano simboli sacri svuotandoli del messaggio messianico.

Nell’Italia che viviamo va dunque in scena il teatro dell’assurdo, che ha come attori inconsapevoli porzioni di masse succubi dell’inganno politico e della superstizione, sempre più instrumentum regni.

Ma può accadere che l’Italia si trasformi, nonostante il peso del suo recente passato, in una nuova Weimar dell’Europa? Il fatto che lo spettro del nazionalismo e il fantasma di una nuova Inquisizione tornino ad inizio secolo ad indurre al sonno la Ragione, anzi il solo sospetto dico, dovrebbe portarci a riesumare il ricordo di quei martiri da cui abbiamo prese le mosse.

Erano esponenti di quei Lumi che alla Ragione avevano affidato le loro speranze, nel tentativo fallito di dissipare le tenebre del fanatismo religioso e frantumare i ceppi dell’assolutismo.

Poteva la Ragione porsi come soluzione alle istanze del popolo? Come un’unica chiave esplicativa della complessità dell’Ente?

Astraendo, poteva la Ragione applicare a sé il principio di ragion sufficiente al punto di costituirsi nello stesso tempo come fonte di conoscenza e prospettiva escatologica?

Due secoli di storia, tanti sono quelli che ci separano da quel tragico evento, ci hanno convinto che qualsiasi fede esclusiva costituisce contraddizione del principio stesso di ragione. In questo lungo tempo abbiamo conosciuto l’errore che si cela nelle Verità assolute, nelle cecità dei dogmi, negli individualismi nazionalistici.

Abbiamo sperimentato il letargo della ragione, le vertigini della lettura dello spazio-tempo del mondo fisico, lo scardinamento delle granitiche certezze newtoniane. Abbiamo compreso che la sola chiave di lettura del mondo che ci circonda è un passepartout che riconosce l’Unità nella complessità del molteplice.   

Da questa odissea la Ragione che si voleva soffocare con le forche, torna rafforzata per opporre la luce della Cultura alle tenebre dell’Incultura ed impedire il ripetersi della danza macabra sotto il patibolo eretto dall’Oscurantismo.  

Perché il progetto di Donna Leonora si completi dobbiamo inesausti continuare ad esercitare quella incessante opera di pedagogia sociale per la quale sacrificò la sua stessa vita, adempiere al dovere della funzione maieutica delle sue pagine, affinchè le giovani generazioni si volgano ai Lumi per abbandonare quella buia caverna sulle cui pareti ancora danzano gli spettri dell’Irrazionalità.

 

 

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