Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Il 25 Aprile della resistenza napoletana

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Il 25 Aprile si celebra la Liberazione. Quella dai fascisti, dal nazifascismo, dai tedeschi, da Hitler. Dalla follia di chi pensava esistessero esseri umani meritevoli di soggiogarne altri ''inferiori''. Vi ricorda qualcosa?

Il 25 Aprile è l'anniversario del diritto di ciascuno di noi d'essere e di dire ciò che vuole, in libertà. Conquistato con sangue e dolore anche per quella minoranza che oggi sul 25 aprile ci sputa, maledetti.

Una data storica che ci accomuna tutti perché il 25 Aprile del 1945 i soldati nazisti e i fascisti della repubblica di Salò si ritirarono da Torino e Milano sotto i colpi dei partigiani.

«Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l'occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire.» disse Pertini, il più grande Presidente Italiano.

 

Il 25 Aprile è l'anniversario della libertà di ricordare che in Italia «è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del partito fascista», perché il fascismo non sarà mai più un'opinione ma un reato, per sempre.

Una data che Napoli ricorda, per un triste primato.

La nostra città subì, in tutta Italia, il maggior numero di bombardamenti: 4 anni consecutivi.

Gli ''alleati'', prima di passare ai ''bombardamenti a tappeto'' distrussero la stazione, la zona portuale, il palazzo delle poste, l'ospedale Loreto, Pozzuoli, Piazza San Gaetano, la basilica di Santa Chiara, Capodimonte: tutto.

Napoli contava oltre 30.000 morti tra i civili, i napoletani venivano mitragliati per strada mentre cercavano di scappare.

Il prefetto fascista invitò la popolazione a non farsi arrestare solo per «poter trovare qualcosa da mangiare in carcere» come racconta Vasco Pratolini nel romanzo ''L'Ammuina''.

Finché Napoli non ne poté più e iniziarono le note 4 giornate. L'inizio della ribellione ai fascisti iniziò da Napoli.

Dal 27 al 30 settembre 1943 cittadini da ogni parte della città reagirono, senza coordinamento.

Ogni quartiere per sè.

Il Comitato del Cimitero di Poggioreale registrò altri 562 morti.

Uomini, donne, anziani e bambini pagarono con il sangue per liberare Napoli restituendo a tutti la libertà.

Li costringemmo alla fuga mentre Hitler, consapevole della sconfitta, ordinò che Napoli venisse ridotta «in cenere e fango» e prima della ritirata venne distrutto l'Archivio Storico.

Una ferita storica che resterà per sempre aperta, insieme all'orgoglio di poter dire: siamo napoletani, siamo Italiani: siamo uomini liberi di dire che il fascismo fa schifo.

Grazie a quella libertà costruita un passo alla volta, tra mille sacrifici, la cui prima pietra venne posata dai napoletani della resistenza.

 

 

 

 

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