Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Lo scontro tra Mazzini e i socialisti francesi all’indomani del 1848

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George SandLa corrispondenza tra Giuseppe Mazzini e la scrittrice francese George Sand, all’indomani della Primavera dei Popoli del 1848, fa emergere la graduale incrinatura e definitiva rottura del rap de porto di amicizia e di stima che i due intrattenevano da anni.

Mazzini rimproverava ai socialisti francesi, a cui George Sand era legata, la debolezza nell’opposizione alla marcia compiuta da Luigi Napoleone verso il potere imperiale.

Dopo che  Napoleone III aveva abbattuto la Repubblica Romana, la rabbia di Mazzini si riversò anche contro i socialisti francesi, rimarcando la  freddezza del proletariato parigino contro il colpo di Stato di Napoleone III, con una sostanziale accettazione della legge elettorale del 30 maggio 1850, che sopprimeva il suffragio universale.

Inoltre, egli riteneva che la rivendicazione di un radicale sovvertimento della società tramite la rivoluzione sociale, sostenuta da Proudhon e dai socialisti francesi, aveva favorito la reazione della destra conservatrice con la vittoria del principe-presidente Napoleone III.

Come scrive Franco Della Peruta, «il programma sociale che Mazzini dava alla rivoluzione italiana si risolveva in una posizione sostanzialmente interclassista, che contemplava l’instaurazione di più eque relazioni tra i possessori di capitale e i proletari, ma che lasciava nel vago e nell’indeterminato gli strumenti con i quali realizzare una maggiore giustizia sociale».1  

Mazzini era rimasto sostanzialmente fedele, anche dopo il 1848, alla sua “rivoluzione nazionale”, mentre un’attenzione alla questione della rivoluzione sociale era invocata in Italia da Giuseppe Ferrari, Carlo Pisacane, Giuseppe Montanelli e Giuseppe Ricciardi.  Secondo il Della Peruta, «agli occhi dello spiritualista Mazzini la responsabilità storica dei socialisti era quella di aver diffuso nel popolo il culto degli interessi materiali, avere inoculato nella classe operaia il culto del materialismo e dell’utilitarismo».

 

L’atto d’accusa di Mazzini riprendeva i giudizi che aveva espresso in più occasioni nel lungo scritto del 1846-47, Pensieri sulla democrazia in Europa, ma che, dopo il colpo di Stato di Napoleone III, assumeva una veemente requisitoria, rilevando che i socialisti francesi, invece di ricercare un fronte comune con gli altri movimenti democratici europei, avevano rilanciato la loro “predicazione materialista”, privando, a suo avviso, le masse di ogni slancio rivoluzionario concreto e praticabile in tale momento storico.

Tempestiva fu la risposta di Louis Blanc, il quale si limitò, tuttavia, a respingere il duro e ingiustificato atto di accusa, rimproverandogli la gravità delle “abominevoli calunnie” rivolte ai socialisti francesi.

Blanc ribadiva che i socialisti avevano avuto sempre cura di legare ad idee rassicuranti di progresso scientifico e di organizzazione sociale, mentre era  proprio  il  Mazzini ad aver avuto,  parole   sempre  “vaghe ed indeterminate” riguardo alla questione sociale in un auspicabile, se non indispensabile, confronto di posizioni sulle modalità di promozione delle idealità democratiche.

Tanta delusione rivelavano, invece, i contenuti delle lettere che la scrittrice George Sand indirizzò a Mazzini.

«I repubblicani e socialisti francesi- scriveva la Sand- con il loro lungo e tenace lavoro avevano educato il popolo all’idea dell’uguaglianza dei diritti, simboleggiata nel suffragio universale.  Questa idea, frutto di dieci anni di lotte e di sforzi sotto il regime costituzionale, idea già sollevata sotto la prima rivoluzione, era matura, talmente matura che il popolo l’ha accettata subito ed essa è entrata nel suo sangue e nella sua carne nel 1848.»

Tuttavia, la scrittrice francese riconosceva che «tra i cinque o sei milioni che avevano decretato la vittoria di Luigi Napoleone Bonaparte alle elezioni del 10 dicembre 1848, cinquecentomila al massimo conoscevano gli scritti dei socialisti.»

Inoltre, la scrittrice francese respinse con sdegno la taccia di materialismo di Mazzini nei riguardi dei socialisti francesi.

«Molti principali teorici socialisti, proseguiva George Sand-  erano spiritualisti» e indicava quali maggiori esempi i nomi dello stesso Louis Blanc, come anche Leroux e Cabet, i quali avevano sempre ricercato di conciliare spiritualismo e materialismo.  

Ciò che indusse la Sand a rompere il rapporto con Mazzini fu la constatazione che da parte di lui non vi fosse stata la consapevolezza che tutto il movimento repubblicano nel suo complesso avesse dimostrato l’incapacità di far trionfare le proprie idealità, mentre solo i socialisti venivano additati quali incapaci di non aver saputo ostacolare Napoleone III.

In effetti, Luigi Napoleone Bonaparte, pur  non avendo una lunga carriera politica alle spalle, era stato considerato primariamente dai monarchici (sia i legittimisti sia gli orleanisti) e gran parte della classe agiata, un uomo capace di ristabilire l'ordine, ponendo argine sicura a ad una “rivoluzione proto-comunista”, nell’anno in cui era stato pubblicato il Manifesto del Partito Comunista di Marx e Engels.

Se una buona parte della classe operaia, invece, venne conquistata dalle vaghe rivendicazioni progressiste che Luigi Napoleone Bonaparte aveva lanciato in campo economico, per la scrittrice George Sand i socialisti avevano poco di cui sentirsi colpevoli.

La sua schiacciante vittoria, inoltre, fu dovuta soprattutto al sostegno delle masse rurali non politicizzate, a cui il nome di "Bonaparte" suscitava ancora gloriosi ricordi, mentre i suoi avversari erano invece poco conosciuti.

 

1. Cfr. F. Della Peruta, I democratici e la rivoluzione italiana Dibattiti ideali e contrasti politici all'indomani del 1848, coll. «Ricerche e strumenti. Istituto per la storia del Risorgimento italiano», Franco Angeli Editore, Milano, 2004.

 

 

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