Piazza Fontana cinquant'anni dopo: la memoria come anticorpo
«Ai ragazzi di oggi sembra proprio non avere due delle tre dimensioni fondamentali dell’essere umano: passato, presente e futuro. Gli manca il passato e gli manca il futuro. Dunque in questa dimensione di tutto presente cerchiamo di avere strumenti per guidare anche il cammino degli altri. Questa è l’idea che, secondo me, rende molto importante quello che il comune di Napoli, come tantissimi Comuni in questo momento stiamo facendo per fare in modo che il presente stia ancorato al passato, ma al tempo stesso sia premessa per il futuro.» [Prof. Guido D’Agostino. Pres. Istituto Storia della Resistenza] Ad una distanza di tempo che potrebbe far sembrare Piazza Fontana ancora troppo vicina o già troppo lontana, possiamo dire che la memoria ha fatto e prodotto molti più effetti di quanto sia avvenuto, invece, per il lato giudiziario e che è altrettanto importante oggi la ricostruzione e la comprensione dei fatti, quanto la loro attualizzazione. «Bisogna ricordare quelle diciassette persone, bisogna ricordare quella diciottesima vittima, Giuseppe Pinelli, entrato vivo in una questura del nostro Paese ed uscito dopo alcuni giorni morto.» [Enrico Panini, Vicesindaco di Napoli]
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Piazza Fontana cinquanta anni dopo. La memoria come anticorpo. Un dibattito a Piazza Fontana in ricordo delle vittime della strage di Piazza Fontana, l’attentato terroristico nel centro di Milano presso la Banca Nazionale dell’Agricoltura. Diciassette morti e ottantotto feriti il bilancio di quello che segnò l’inizio della strategia della tensione degli anni di piombo.