Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Cinema: una libera riflessione dal Terzo Millennio

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Se esiste oggi un linguaggio, un’arte in grado di cogliere e interpretare al meglio lo spirito del tempo,  questo è il cinema.

Nel Bel Paese, il nostro  cinema sta attraversando un periodo di grande decadenza così come sembra esserlo anche in Europa, ma non negli Stati Uniti, pur, ovviamente, nelle profonde contraddizioni che esso esprime.

Il cinema, come arte, comunicazione, ma anche come ideologia, organizzazione, tecnologia e produzione è l’estrinsecazione, la materializzazione e l’espressione della metropoli globale e globalizzata all’epoca della riproducibilità turbocapitalistica nella sua estrema fase tardo-imperialistica.

Ancora oggi critici cinematografici, studiosi, storici e analisti si affannano a ricercare l’essenza del cinema negli angoli più oscuri e inaccessibili della creatività, ma dimenticano la strettissima interconnessione e correlazione esistente tra cinema globalizzato e processo di produzione non solo turbocapitalistica , ma anche di senso retorico ideologico e di senso estetico specifico, caratteristico e intrinseco a tale Interconnessione e correlazione nella società globalizzata contemporanea.

 

Questa interconnessione rende il cinema oggi l’unica forma di comunicazione in grado di spettacolarizzare la  dinamica del processo turbocapitalistico e tardo-imperialistico, producendo o “ creando o ricreando” finalmente una propria estetica che a sua volta  valorizza o rivalorizza, anche filologicamente, la radice e l’essenza del cinema.

Essenza e spirito del cinema  ritrovano se stessi nel ritorno al significato originario e perduto del cinema: kinema, cinema, movimento, dinamica, dunamis, potenza delle immagini in movimento, perché il cinema non è letteratura, non è psicologia, sociologia, filosofia, teatro, scienza, o altro ancora , se pure , ovviamente qualcosa di tutte queste forme di comunicazione  è presente in esso,  ma è appunto movimento, scatto, balzo.

Ciò rappresenta la poetica del cinema della società globalizzata se non quella ancora una volta frenetica e parossistica della mai scomparsa american way of life, prodotta e stereotipata dal turbo capitalismo tardo-imperialistico nella metropoli globale americana e cinese e industrialmente e esteticamente interpretata da un cinema americano costantemente e intensivamente pervaso e invaso da ritmi e montaggi sempre più iper e ultra cinetici, incontenibili e irrefrenabili nel loro dinamismo intrinseco a società globalizzate e freneticamente eccitate e concitate senza un attimo di pausa e di tregua.

In altre parole, l’estetica globalizzata del cinema americano riscopre, valorizza e trasforma l’essenza filologica e radicale del significato e dell’esistenza etica e estetica del kinema al suo nascere e costituirsi .

L’estetica del movimento nel cinema americano contemporaneo, incorpora, riflette e contribuisce alla produzione di senso non solo ideologico, ma anche espressivo, comunicativo e poetico, meglio ancora mitografico e mitopoietico, della società tardo- imperialistica che numerosi critici definiscono decadente .

Insomma, nella migliore delle ipotesi , ci troveremmo di fronte a un redivivo cinema barocco o rococò americano che non veicolerebbe alcun senso estetico o sociale, ma solo il senso della sua putrefazione non necessariamente capitalistica.

Contrariamente a quanto finora detto, chi scrive è  del parere che il cinema in America ha “semplicemente” imboccato una  via, quella del rinnovamento, capace di interpretare e  produrre un senso estetico, etico e sociale frutto di una elaborazione autoriflessiva ascrivibile a processi capitalistici e sociali propri della  globalizzazione economica, finanziaria e tecnologica che ci consentono di entrare finalmente in una nuova dimensione cinematografica unica e irripetibile  soprattutto rispetto al passato recente e remoto.

Una dimensione ancora non percorribile dal cinema nostrano che riflette a pieno il su ritardo e la sua marginalizzazione capitalistica, sociale e artistica.

Oggi il cinema italiano è in una fase decadente, ma le cause non sono  da ricercare esclusivamente in fattori tecnico-professionali e generazionali tuttavia non secondari.

Ma da soli non bastano a spiegare quella che sembra essere più che una pur forte e virulenta crisi, una necessità di auto soppressione, di trasformazione epocale dopo un lungo e impietoso declino.

Non è solo ovviamente una questione di confronto  drammaticamente perdente con un cinema nordamericano più vivo e risplendente che mai, ma è soprattutto e prevalentemente una questione storica e sociopolitica.

Il nostrano cinema contemporaneo si trova di fronte a un bivio: o assuefarsi alla sua definitiva evanescenza e progressiva evaporazione nullificante, oppure, ovviamente con le dovute differenze storiche , prendere atto del dato di fatto drammaticamente oggettivo che dagli anni 80 del Novecento lentamente, ma inesorabilmente, è cominciata la sua  autoconsunzione.

Dagli Anni 80 in poi il nostro cinema ha progressivamente, ma marcatamente, perduto mordente e soprattutto ha divorziato tragicamente e irrimediabilmente dalla realtà.

E’ divenuto irriconoscibile a se stesso, ma soprattutto al suo pubblico.

Ovviamente, con le dovute notevoli differenze storiche, gli Anni 80  del nostro cinema sono paragonabili agli  Anni del fascismo. Sia il nostro cinema più recente a partire dagli Anni 80, che il cinema del Ventennio fascista, si caratterizzano per la loro perdita di contatto totale soprattutto con la realtà sociale della Nazione.

Ci vorrà dunque la Resistenza e la Liberazione per far rinascere il nuovo Cinema italiano, il Cinema del Neorealismo, il Cinema della rinascita politica, morale e estetica , il Cinema della ritrovata  e riscoperta Realtà sociale di un popolo e della sua Libertà.

Non è facile retorica, piuttosto una disincantata costatazione di quel cinema italiano del dopoguerra preso a modello da tutto il mondo per la sua prepotente realistica potenza drammatica e evocativa, il Vertice di una Estetica non solo cinematografica mai più raggiunta.

Oggi il nostro cinema, se vuol riprendere un suo nuovo, positivo e duraturo percorso, così come avvenne nel dopoguerra, deve inesorabilmente operare una dolorosa, drastica, convinta e sincera cesura che vada dagli Anni 80 ad oggi per rimettersi sulla via salutare e obbligata di un nuovo incontro rigeneratore con la realtà sociale non più e non solo della Nazione , ma dell’Europa  e del Mondo .

 

 

 

 

 

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