Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

1862. Le incursioni dei briganti in Manduria

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Il 23 novembre del 1862 Manduria - cittadina oggi in provincia di Taranto e, all’epoca, dell’antica provincia d’Otranto o di Lecce - viveva momenti di paura: una banda organizzata di briganti, forte di circa centocinquanta uomini, si aggirava intorno alla città dopo essersi scontrata, due giorni prima, nella marina di S. Pietro in Bevagna con la locale Guardia Nazionale.

Le notizie provenienti dai centri vicini non erano certo delle migliori. All’incirca una settimana addietro, il 17 novembre, al tocco della prima ora del giorno, Grottaglie era stata occupata dai briganti (o, forse sarebbe più corretto dire, gli aveva aperto le porte).

Si erano verificate delle incursioni pure a Carovigno il 21 novembre, dove il capo brigante Laveneziana, nativo del luogo, era stato accolto trionfalmente dalla folla ed aveva ardito addirittura arringare ai compaesani nella pubblica piazza.

La situazione, quindi, era tale da destare grande preoccupazione nella nuova classe dirigente che aveva aderito alla causa unitaria, giurando fedeltà al neonato Stato nazionale.

 

L’azione di contrasto era stata affidata alla Guardia Nazionale, la milizia territoriale reclutata all’interno dei singoli Comuni, ai Carabinieri Reali e, a loro sostegno, erano giunti i reggimenti di linea della fanteria dell’Esercito a cui, verso la fine, si erano pure uniti reparti di cavalleria.

Il comando delle operazioni era stato assegnato, per la Puglia, al generale Gaspare Domenico Regis, di stanza a Bari.1

A Manduria, all’epoca roccaforte dei liberali e quindi probabile obiettivo delle incursioni, aleggiava una forte inquietudine in quanto, dopo lo scontro della marina di S. Pietro, la grossa banda di briganti vagava ancora libera ed incontrastata nel territorio dell’Arneo e minacciava la città.

E’ appunto in questo contesto che, dalle pagine del periodico settimanale Il Cittadino Leccese, si levava l’appello del concittadino Nicola Schiavoni, all’epoca deputato al Parlamento nazionale per il collegio di Manduria.2

Scriveva, preoccupato, l’on. Schiavoni:

«Signor Direttore, mi faccia la grazia d’inserire nelle colonne del suo giornale questa notizia.

Arrivano qui i Cavalleggieri di Lucca sabato 22 del corrente,  verso le 4 p.m. La G.N. di Manduria, siccome ella non ignora, s’incontrò con una banda di briganti, forte di cinquanta uomini a cavallo, due dì innanzi in S.Pietro in Bevagna, che giace a sei miglia da Manduria.

I  Cavalleggieri di Lucca rimasero il dì appresso a Manduria; verso le 2 pom. del giorno 23 (domenica) abbiamo notizia, da non metterla menomamente in dubbio perché ufficiale, che i briganti, nel numero di ben 150 a cavallo, eransi fatti vedere ad Erchie, furono respinti, presero la volta di Arneo.

Per buona fortuna, quando arrivò questa notizia, stava tuttavia in Manduria la cavalleria. Il signor Sindaco, ed il Maggiore della G. N., recaronsi, senza perder attimo di tempo, dal signor Capitano comandante lo Squadrone dei Cavalleggieri. Chi avrebbe mai un dubbio, che il Comandante la cavalleria non avesse fatta partire immediatamente la sua forza per la volta di Avetrana? E pure, forsi con tutta la buona ragione del mondo, il Comandante la cavalleria spedì a fatica per la volta di Avetrana, soli 24 uomini della sua forza.

Durante la notte di ora in ora si sono ricevute notizie che i briganti, nel numero di 150 a cavallo, stavano nelle campagne di Avetrana. Ebbene: stamattina alle 7 antimerid. i Cavalleggieri di Lucca (pare incredibile) se ne sono andati alla via di Francavilla: val quanto dire ad un vento tutto opposto, a quello ove si trovano i briganti; i quali stamattina son stati ne’ pressi di Maruggio.

Ora io domando cosa è venuta a fare la Cavalleria? A guarnire forsi qualche città della Provincia?

La G.N. e la Truppa di Linea fanno il dovere loro, ma esse non bastano. Insino a quando la Cavalleria dipenderà dagli ordini del Generale Regis, che se ne stà a Bari, i briganti non potranno essere distrutti.

Io la pregherei di pubblicare questa notizia; perchè se sola basta a dimostrare come i briganti non si distruggono per lo cattivo comando delle forze.

Ho l’onore di raffermarmi.

Nicola Schiavoni Carissimo

Deputato al Parlamento.»3    

 

Nell’accorato appello, nel quale certamente non venivano lesinate pesanti critiche agli alti comandi militari per il modo in cui erano condotte le operazioni di lotta al brigantaggio, il nostro deputato incorreva però in una svista e viene a confondersi sulla denominazione dello squadrone di cavalleria che opera nella zona, da lui erroneamente ritenuto appartenente ai Cavalleggeri di Lucca, anziché a quelli di Saluzzo.4

Sicché, qualche settimana dopo, il 17 dicembre di quell’anno, dalle pagine dello stesso giornale, seguiva, piccata, la richiesta di rettifica proprio del comandante del reggimento di cavalleria indebitamente coinvolto,  colonnello Antonio Balzani.

La lettera, introdotta da una nota di scuse della redazione del giornale nella quale si dava atto dell’involontario errore in cui era incorso il parlamentare manduriano, consistito, appunto, nell’aver denominato «la Cavalleria arrivata in Provincia” come “Cavalleggieri Lucca in cambio di Cavalleggieri Saluzzo», recitava:

 

«Signore,

nel N.° 262 del giornale Il Popolo d’Italia trovo essere stata riportata una lettera che la S.V. ill.ma dirigeva al giornale Il Cittadino Leccese sotto la data del 24 novembre scorso, colla quale esponeva come dei Cavalleggieri di Lucca, quali mi onoro comandare ne giungessero in Manduria il 22 stesso mese, e che nel successivo giorno 23, avuta notizia che 150 briganti eransi fatti vedere in quelle vicinanze prendendo la direzione d’Arneo, il Capitano Comandante quella Cavalleria fece partire con fatica verso Avetrana soli 24 uomini, mentre poi nella notte giungendo sempre in Manduria la notizia che i briganti stessi stavano in quelle campagne, il Comandante della Cavalleria diriggevasi colla medesima il mattino del 24 verso Francavilla all’opposto cioè del luogo, ove veniva indicata esservi la comitiva.

Non tocca a me ora discutere sulle mosse che bene o male possono essere state effettuate da quel capitano di cavalleria, ma solo mi basta far conoscere alla S.V. illustrissima che dei soldati del mio Reggimento, neppure uno trovasi distaccato nelle località indicate dalla stessa S.V.; mentre quattro Squadroni sono riuniti nella Capitananta, e precisamente fra Ascoli, Candela, ec., uno nella provincia d’Avelino,  e  finalmente, un altro trovasi a Termoli, luoghi tutt’affatto opposti a quelli dalla S.V. designati.

A me pure non spetta il propalare i servizi resi dalla Truppa sotto il mio comando nella parte di Provincia in cui si trova, perché sono abbastanza noti i fatti in cui i miei Cavalleggieri si sono trovati, e le comitive brigantesche di Caruso, Crocco,  Ninco-Nanco, Schiavone e Sacchitello ne hanno avuto buone prove, ma fra l’altre precisamente il giorno 23 novembre in cui Caruso venne battuto, ed inseguito dai miei soldati stessi per ben 43 miglia, ed anzi perché la S.V. illustrissima meglio conosca il fatto, le unisco N.° 275 del giornale il Nomade il quale ne dà il dettaglio.

Voglio pertanto credere che per di lui parte sia occorso errore nel denominare i Cavalleggieri, che nel giorno 22 trovavansi a Manduria, e così sono persuaso che Ella si compiacerà rettificare l’accaduto col dare pubblicità alla presente mia .

Mi creda con la maggiore stima di lei.

Devotissimo servitore

Il Colonnello Comandante il Regg.

Cavalleggieri Lucca

G.A. Balsani”.5

 

A parte il simpatico botta e risposta tra il deputato e il comandante militare erroneamente tirato in ballo, resta tutto l’ardimento della denuncia dello Schiavoni (che, in seguito, avrebbe ricoperto la carica di senatore del Regno).

Nell’esercizio della propria funzione di rappresentante del territorio in cui era stato eletto, egli non ebbe alcun timore di entrare in conflitto con i poteri forti, pur di adempiere ai doveri del suo mandato e salvaguardare la comunità cittadina dall’imminente pericolo di possibili violenze.

Molto significativa è, al riguardo, la pesante accusa rivolta ai vertici militari di «…come i briganti non si distruggono per lo cattivo comando delle forze.»

Ciò, indubbiamente, conferma sì la bellicosa tempra del personaggio politico, ma offre, a noi tutti, anche una bella lezione di attaccamento al territorio ed ai valori civici.

Invece, dal punto di vista giuridico e dell’etica del giornalismo, l’episodio costituisce un interessante esempio di rettifica ante litteram e dimostra che la correzione di notizie errate, o lesive della dignità, era una consuetudine invalsa già da tempo, sebbene il corrispondente diritto-obbligo non avesse ancora trovato, all’epoca, una specifica regolamentazione legislativa e deontologica. 6

 

 

Note  

 

1)  Gaspare Domenico Regis (Costigliole Saluzzo, 22 aprile 1792 – Pinerolo, 15 novembre 1872) membro di una nobile famiglia dell'aristocrazia piemontese. Intraprese la carriera militare nelle armate napoleoniche. Rientrato in patria, condusse una brillante carriera militare che lo portò alla nomina a  Luogotenente colonnello dal 21 novembre 1831 e poi a Colonnello dal 9 settembre 1834, ricoprendo l'incarico di Ispettore della contabilità dei Corpi.Il 15 dicembre 1838 gli venne concesso il titolo di Conte. Nominato Maggiore generale  il 16 novembre 1839, nel 1861 gli venne affidato il comando della Divisione Militare della Puglia, insediandosi a Bari. Divenne poi Luogotenente generale  e Membro del Congresso consultivo permanente di guerra. Il 14 ottobre 1848 fu nominato Senatore del Regno di Sardegna.

2)  Nicola Schiavoni Carissimo (Manduria, 14 marzo 1818 – 20 novembre 1904). Patriota di idee liberali e simpatizzante mazziniano, antiborbonico, per la sua partecipazione ai moti del 1848 fu, con Sigismondo Castromendiano, condannato a trent’anni di ferri che in parte scontò nelle galere di Procida, Nisida, Montefusco e Montesarchio. Dopo l'unità d’Italia fu eletto deputato del collegio di Manduria per due legislature (1861 e 1882) e fu nominato senatore nel 1886 da re Vittorio Emanuele II.

3) Il Cittadino Leccese, giornale della provincia politico letterario, 1862, A. 2, Nov., 29, fasc. 40.

4) Il Reggimento "Cavalleggeri di Saluzzo" nato come reparto di cavalleria leggera dell’Armata Sarda, fu inglobato nel Regio Esercito Italiano come reggimento di cavalleria. Partecipò alla campagna militare contro il brigantaggio nel Mezzogiorno d’Italia nel 1863-1863. Ricostituito nel 1964, è stato definitivamente disciolto il 3 gennaio 1991 a seguito della riduzione dell’organico dell’Esercito Italiano. La bandiera di guerra del reggimento è stata trasferita nel Vittoriano a Roma.

Il Reggimento “Cavalleggeri di Lucca” trae le proprie origini dall'antica “Divisione Cavalleggeri Toscana” costituita con decreto del 23 luglio 1859. Tra il 1864 e il 1866 prese parte alla lotta al brigantaggio in Italia meridionale operando in Campania e in Capitanata. Con decreto 20 maggio 1920 il  “Lucca” appese lo Stendardo, i ricordi storici ed un gruppo che riunisce gli elementi rimasti, furono trasferiti al “Reggimento Cavalleggeri Guide”, reparto tuttora operativo.

5) Il Cittadino Leccese, 1862, A. 2, dic., 27, fasc. 44.

6) Nel diritto italiano la pubblicazione della rettifica è divenuta obbligatoria con la Legge 8 febbraio 1948, n. 47 (art. 8), Legge sulla stampa, ed è stata ulteriormente regolata dalla Legge 3 febbraio 1963 n. 69 (art. 2), istitutiva dell’ordine dei giornalisti, mentre per i media audiovisivi e radiofonici è intervenuto il D.Lgs. 31 luglio 2005, n. 177, T.U. dei servizi di media audiovisivi e radiofonici. In base alla citata normativa colui che si ritiene leso può chiedere la rettifica tanto delle notizie erronee o contrarie a verità, quanto di quelle ritenute lesive della propria dignità, anche se veritiere.

7) Sullo stesso argomento, segnalo i seguenti miei articoli: 

La Guardia Nazionale di Manduria e la cattura del brigante pizzichicchio, in «Manduria Oggi» del 3.10.2018;

I fatti del 2 dicembre del 1863 e l’uccisione a Manduria del brigante La Volpe, in  «Manduria Oggi» del 19.1.2019.

8) Nelle immagini in sequenza: militi dei Cavalleggeri di Lucca e di altri reparti di cavalleria italiana. Pagina del Cittadino Leccese del 29 novembre 18, fonte: www.internetculturale.it.

La foto giovanile del Senatore, già Deputato, Nicola Schiavoni Carissimo è tratta dall’archivio del Senato della Repubblica;

 

 

 

 

 

 

 

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